Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Lockdown, il populismo non serve

L'editoriale
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Mentre il premier Giuseppe Conte verga l’ennesimo Dpcm con l’inchiostro simpatico in modo che evapori lasciando carta sempre bianca in presenza di distinguo e contrasti, il virus non accenna a diminuire e di nuovo, inesorabilmente, ci costringe a rinchiuderci in casa. Sono molti quelli che – non sempre ingenuamente – invitano a guardare al resto d’Europa per dire che non stanno meglio di noi. Vero.

Se alziamo gli occhi oltre le nostre frontiere vediamo Angela Merkel – a guida, si badi, guida uno Stato federale – che avvia un lockdown temperato come deve fare un Cancelliere: cioè ordinandolo. La stessa cosa avviene in Francia con Macron; in Gran Bretagna con Boris Johnson, in Spagna con Pedro Sanchez. Solo da noi il balletto infinito dello scaricabarile delle competenze manifeste e dell’impopolarità sottaciuta, produce rallentamenti o stallo. Colpa di sistemi istituzionali e politici diversi, si dirà. Anche qui: vero. Ma c’è pure un’altra ragione, fondamentale, che il Covid scoperchia e mette a nudo: l’impossibilità di usare il populismo per governare. Chi maneggia quel meccanismo ottiene l’effetto contrario dell’azione di governo, che è decidere e scegliere.

Garantisce inconcludenza che sfocia nella paralisi. Il populismo che va a braccetto della demagogia non è mai ricetta giusta. Però quando incrocia situazioni emergenziali diventa esiziale: una zavorra che spinge verso l’annegamento. Per contrastare le emergenze occorre serietà, competenza, senso di responsabilità. Tutto il contrario degli stilemi populisti. Vale per l’economia con “l’abolizione della povertà” o la soluzione “senza licenziamenti” della Whirlpool. Vale per le assunzioni pre-elettorali nel voto regionale come per le radiografie di De Luca o la bambina che «unica in Europa» vuole andare a scuola. Quando l’emergenza bussa – economica, sociale, sanitaria, occupazionale – servono soluzioni, nervi freddi, lucidità.

Non proclami, né lanciafiamme o ammiccamenti. A ben vedere, per l’Italia che si vede costretta a richiudersi di nuovo – per ragioni di necessità ma anche per insipienza – la lezione principale, il contributo paradossale ma tutt’altro che trascurabile che arriva dal virus è proprio questo: la zappa populismo è l’attrezzo che obbligatoriamente finisce sui piedi di chi la usa.

Ultime News

Articoli Correlati