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Il Covid al 41 bis: due contagiati nel carcere di Opera

Covid al 41 bis
Il Covid al 41 bis secondo alcuni magistrati di sorveglianza non sarebbe potuto entrare. Il carcere duro era considerato, infatti, non a rischio contagio
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Per la prima volta dall’inizio della pandemia è arrivato il Covid al 41 bis. Non è accaduto durante la prima ondata, ma ora il coronavirus circola così tanto all’interno dei penitenziari che – secondo fonti interne de Il Dubbio –  almeno due reclusi sono stati contagiati dal Covid al 41 bis nel carcere milanese di Opera, ma il numero potrebbe essere maggiore. Un detenuto che non presenta particolari sintomi è rimasto al carcere duro, mentre l’altro è stato trasferito in ospedale. Dopodiché ci sono decine di detenuti in attesa di tamponi e messi in isolamento precauzionale. I casi precedenti, quelli conclamati, sono stati invece trasferiti nel reparto Covid del carcere di San Vittore. Ricordiamo che l’epidemia ha richiesto l’applicazione di misure particolarmente stringenti anche sulla popolazione detenuta, allo scopo di contenere l’espandersi del contagio in una comunità ad alto rischio quale è quella del carcere. La Asst Santi Paolo e Carlo, in collaborazione con Regione Lombardia e Amministrazione Penitenziaria, a maggio scorso ha predisposto un reparto attrezzato per la cura del Covid-19 presso l’Istituto di San Vittore, creando a supporto, presso l’Istituto di Bollate, anche un reparto per i casi più leggeri, asintomatici o convalescenti.

82 positivi nel reparto attrezzato si San Vittore

Secondo l’ultimo aggiornamento, oramai relativo a due giorni fa, risulta che nel reparto attrezzato di San Vittore ci siano circa 82 detenuti in cura, mentre al reparto di Bollate ce ne sono 45. Fondamentale i due reparti attrezzati, in maniera tale che si possa prestare un’assistenza al livello ospedaliero a tutti i pazienti detenuto positivi.Ma il virus oramai galoppa nei penitenziari e, com’è detto, per la prima volta dall’inizio della pandemia i reclusi vengono colpiti di Covid al 41 bis. Quindi ha avuto ragione il giudice di sorveglianza di Sassari Riccardo De Vito, quando in un provvedimento lungo otto pagine aveva disposto la detenzione domiciliare per Pasquale Zagaria, malato di tumore, sottolineando tra le altre cose che «sotto questo profilo occorre rilevare che benché il detenuto sia sottoposto a regime differenziato e dunque allocato in cella singola, ben potrebbe essere esposto a contagio in tutti i casi di contatto con personale della polizia penitenziaria e degli staff civili che ogni giorno entrano ed escono dal carcere». A differenza di altri magistrati di sorveglianza che, per motivare il diniego delle istanze, hanno sottolineato il fatto che essere ristretto in regime di 41 bis e quindi in celle singole e con tutte le limitazioni del regime differenziato, c’è protezione dal rischio di contagio.

Cutolo e gli altri ottantenni malati reclusi a Parma

La notizia del contagio al 41 bis non è riassicurante, soprattutto per tutti quei detenuti – se pensiamo al carcere di Parma – ultraottantenni e malati che sono già di per sé a rischio vita. Il pensiero non può non andare all’ottantenne Raffaele Cutolo, tumulato nel carcere duro fin dal 1992, con uno stato patologico conclamato. Più volte è stato mandato urgentemente in ospedale, per poi riportarlo al 41 bis. Situazione come le sue, non sono però nemmeno una eccezione. Un problema diffuso e a questo si aggiunge il Covid al 41 bis che è sempre in agguato e può essere letale per chi è anziano e malato. D’altronde, dall’inizio della seconda ondata, sono già due i detenuti morti dopo aver contratto il virus. Parliamo di un ergastolano al carcere di Livorno e di un detenuto comune alla casa circondariale di Alessandria. Entrambi erano anziani e malati. E le misure adottate dal decreto Ristori non bastano. I contagiati continuano ad aumentare sia tra i detenuti che tra il personale penitenziario. A dirlo è il Garante nazionale delle persone private della libertà tramite il suo bollettino quotidiano. Ha infatti sottolineato che «il contagio, intanto, così come all’esterno, ha un suo ritmo che non è in sincronia con quello della attuazione di ciò che il decreto legge ha previsto». Per questo il Garante avanzerà in sede di conversione la proposta che sia previsto per il 2020-2021 un ampliamento della liberazione anticipata, così come fatto in passato, peraltro allora per un periodo di tempo ben più ampio (cinque anni). Proporrà, inoltre, che per pene detentive di una contenuta fascia, divenute definitive nei confronti di persone attualmente in libertà, sia rinviata l’emissione dell’ordine di esecuzione.

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