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Beppe Fiorello infiltrato tra i narcos e tradito dalla giustizia

L'attore è il protagonista dell'attesa fiction "Gli orologi del Diavolo" in onda stasera su Rai1
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Giuseppe Fiorello torna alla Fiction di Rai1, gli Orologi del Diavolo vestendo i panni del primo civile inserito a scopi investigativi in un contesto criminale: Gianni Franciosi. In 4 puntate in onda da stasera, l’attore sarà Marco Merani, personaggio ispirato a Franciosi, dal cui libro, la serie si ispira liberamente nel titolo e nelle vicende principali.

Ci troviamo di fronte alla storia di un civile, in questo caso un motorista nautico bravissimo che per caso si trova a poter giocare un ruolo fondamentale nel colpire dall’interno un giro di narcotraffico che coinvolge Italia e Spagna.

Per questa sua posizione chiave, la polizia gli chiede di infiltrarsi e fare il doppio gioco. Scoperto, Franciosi ha passato 8 mesi in carcere, in silenzio, senza che la polizia e lo Stato abbiano fatto qualcosa per liberarlo o riabilitare il suo nome, proprio per non mandare tutte le indagini all’aria.

Nella vita di Gianfranco Franciosi e quindi in quella del suo corrispettivo nella finzione, ci sono state due compagne, la prima moglie che ha fatto parte della prima parte della sua vita e la seconda, quella che è arrivata a raccogliere i pezzi di quel che è diventata la sua esistenza dopo l’enorme sconvolgimento. A interpretarle in Gli Orologi del Diavolo, Nicole Grimaudo e Claudia Pandolfi.

Incontriamo virtualmente i tre attori in attesa della prima serata su Rai1. È proprio Giuseppe Fiorello a rompere il ghiaccio ed a descrivere l’importanza di dare giusto risalto a questa storia mai ricordata a dovere: “So che Gianni vive sempre in un limbo perché è stato lasciato con una vita spezzata, che si è un po’ evaporata, ha perso affetti, lavoro clienti, soldi e ha tentato di recuperare molte di queste cose ma questo ingranaggio si è inceppato, lo Stato c’era poi dopo no – commenta Fiorello – ci sono tanti fattori che hanno scombussolato la vita di un uomo che ha fatto un gesto importante, civile, straordinario e probabilmente non è stato ricompensato come immaginava e sperava”.

“Quando ha saputo che avremmo fatto una serie sulla sua storia – conclude poi il protagonista –  ha fatto un sospiro di sollievo perchè avere qualcun altro a raccontare la sua storia, forse avrebbe reso ancora più credibile tutto quello che ha sempre chiesto allo Stato, le attenzioni nei suoi confronti e della sua famiglia”.

Ed infatti subito dopo le affermazioni di Giuseppe Fiorello, ci giungono le dichiarazioni entusiaste di Gianfranco Franciosi sulla fiction: “Beppe è perfetto nel mio ruolo, ha saputo interpretare benissimo quello che ho vissuto, calandosi nella mia doppia vita di quegli anni difficili.Ringrazio la Rai che ha creduto in questa storia e che con questa serie mi ha finalmente restituito la dignità che a causa di queste vicende mi è stata tolta”.

Gli Orologi del Diavolo, pur coniugando al suo interno vari generi come l’impegno civile, il crime e il sentimentale, si impegna ad una fedeltà alla vicenda che sia più efficace e rispettosa possibile. Giuseppe Fiorello conferma infatti che i fatti della serie corrispondono proprio a quelli vissuti da Franciosi: “il percorso è esattamente quello che ha fatto Gianni. Quello che cambia dalla storia reale sono i profili dei personaggi ma è questo il DNA del nostro lavoro, bisogna saper coniugare la realtà con la finzione e far sì che una storia possa essere più che verosimile e qui siamo oltre la verosimiglianza” dichiara sicuro Giuseppe Fiorello.

Due amori nella vita di Franciosi e in quella di Marco Merani nella fiction, la prima è Flavia interpretata da Nicole Grimaudo, la donna con cui il protagonista ha costruito una bella famiglia, con una figlia 16enne e l’azienda a conduzione familiare e l’altra è Alessia ( Claudia Pandolfi), colei che lo accoglierà e raccoglierà dopo che la vita di prima, Flavia compresa, lo ha abbandonato. “Flavia lo abbandona si – conferma Nicole Grimaudo – si trova costretta, nonostante sia molto legata a lui, come li vediamo nei primi episodi. Purtroppo Marco comincia a cambiare, non è colpa sua, è costretto a farlo ma questi silenzi, questi viaggi, queste partenze, le assenze ingiustificate e infine le  accuse che gli vengono mosse rendono Flavia preda di un attacco di sfiducia immenso. Regge finché può e poi inizia ad allontanarsi perché poi davanti ad eventi come il carcere e gli arresti, le voci della gente, chiaramente lei si trova spalle al muro e cerca di prendere le distanze, soffrendo terribilmente”.

“Alessia conosce Marco di vista da anni ma ad certo punto si rincontreranno nuovamente in una scena molto bella, intensa e malinconica –  esordisce nel racconto Claudia Pandolfi – perché entrambi si trovano a vivere una situazione devastante intorno a loro, non hanno più il controllo delle loro vite e in questo loro disorientamento trovano un’unione. Lei viene via da una relazione violenta e a questo preferisce una situazione instabile ma di amore autentico e quindi costringe loro malgrado i tre figli a seguirla in nome di un amore che in cambio le restituisce, paradossalmente, un po’ di stabilità”.

La voce di Giuseppe Fiorello è anche quella narrante dei pensieri del protagonista nella fiction e così scopriamo anche il senso di colpa di Merani nell’aver accettato di fare l’eroe. A commentare questo aspetto l’attore che dice: “sicuramente quest’uomo è un po’ in conflitto con se stesso, lui capisce e vede che ha messo in pericolo tante persone”.

In Gli Orologi del Diavolo, lo Stato si dimostra incapace di stare accanto a chi si è impegnato per una causa. Questo aspetto potrebbe alimentare il già crescente malcontento di questi giorni nei confronti delle scelte del Governo rispetto alla pandemia? Rispondono i tre attori: “questo è un fatto reale, così è accaduto e così l’abbiamo raccontato, non abbiamo fatto i conti con l’impatto sociale o politico che può suscitare una serie televisiva. Eravamo legati soprattutto dal percorso umano di un uomo che è stato coinvolto in una cosa così particolare. La storia di Gianni non è l’unica storia di un testimone di giustizia lasciato un po’ dimenticato ma sono tante le storie e alcune vengono anche addirittura elencate nel libro di Federico Ruffo. Di fatto noi raccontiamo la vita, il nostro è un mestiere di denuncia” conclude Giuseppe Fiorello.

Si accorda Claudia Pandolfi: “io semplicemente non attribuirei la responsabilità della mancanza di uno Stato ad una fiction. Una fiction ti racconta una storia.Poi se lo Stato non c’è stato con Gianni non possiamo far finta di niente proprio perché adesso viviamo una pandemia”. Concorda anche Nicole Grimaudo: “In questo come in altri casi però poi c’è l’impegno civile singolo del cittadino e questo è qualcosa che va premiato a dispetto di uno Stato che a volte c’è, a volte no”.

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