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«Giustizia, evitare una nuova paralisi è la nostra preoccupazione». Parla la presidente del Cnf Maria Masi

Per il civile «avremmo preferito che ci fosse una maggiore spinta nei confronti delle modalità da remoto»
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«Il pacchetto giustizia si giustifica come il tentativo di evitare una nuova paralisi della giustizia. Era ed è la nostra prevalente preoccupazione». A parlare è Maria Masi, presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense. In occasione dell’incontro con il ministro Alfonso Bonafede alla vigilia dell’approvazione del decreto legge, il Cnf ha ribadito la richiesta di salvaguardare la celebrazione dell’udienza in presenza «in tutte le ipotesi in cui il confronto immediato e contestuale sia necessario per la delicatezza degli interessi in gioco o per le attivita` da svolgere», senza però rinunciare alle forme alternative della celebrazione da remoto o in forma scritta. Una richiesta in parte esaudita, anche se forse sul processo da remoto «si poteva osare di più», spiega Masi al Dubbio.

Per quanto riguarda il civile, ciò che emerge «è l’implementazione delle modalità cartolari rispetto all’udienza in presenza e quella da remoto», giustificata dal feedback positivo ricevuto dagli uffici nelle ultime settimane. «Avremmo preferito che ci fosse una maggiore spinta nei confronti delle modalità da remoto per tutti quei casi in cui è sconsigliabile la modalità di trattazione scritta e non è possibile, per vari motivi, l’udienza in presenza», sottolinea Masi, secondo cui l’avvocatura ha avuto nel corso di questi mesi occasione di metabolizzare solo concettualmente tale modalità, nei fatti poco praticata.

L’aspetto positivo è che, come più volte chiesto dall’avvocatura, sia stato salvaguardato il principio dispositivo, consentendo alle parti – o anche a una sola di essa – di poter chiedere in ogni caso l’udienza in presenza. Il pacchetto tiene anche conto, nel civile, di alcune modalità indicate nelle linee guida in materia di separazione e divorzi emanate dal Cnf nel periodo più nero dell’emergenza, quello che ha visto la Giustizia finire in lockdown assieme a tutto il resto, ovvero la possibilità di utilizzare la modalità cartolare per i procedimenti di separazione consensuale e divorzio congiunto, «nel tentativo di contribuire a rendere più uniformi quelle prassi disomogenee che hanno rappresentato l’elemento negativo di questi mesi», continua Masi. Altro aspetto positivo l’aver assecondato le esigenze della giustizia amministrativa, implementando, così come chiesto dalle associazioni degli avvocati amministrativisti, la trattazione online.

Ma non mancano lacune, come per il processo tributario, nel quale, denuncia Masi – che ieri ha sottoscritto una nota assieme all’Organismo congressuale forense e all’Unione Nazionale delle Camere degli avvocati tributaristi – l’oralità è sparita. «In quel caso l’implementazione cartolare non assolve principi di equilibrio», spiega: nel caso in cui non sia possibile celebrare l’udienza da remoto, infatti, la trattazione si dovrà svolgere mediante la modalità cartolare.

Nella nota Cnf, Ocf e tributaristi ricordano però «che anche nel processo tributario deve essere sempre imprescindibilmente garantito il diritto delle parti di discutere in pubblica udienza, come previsto dalla Cedu, in ossequio al principio del giusto processo e che si debba prevedere il rinvio della causa nel caso in cui non risulti possibile per motivi pratici procedere con il collegamento da remoto». Altrimenti si vanificherebbe il diritto delle parti «di accedere all’unico momento di oralità del processo per la sola carenza di risorse in nome di mal inteso efficientismo» . Tutto questo considerando effettive le richiamate prescrizioni contenute nel dl, ovvero garantendo realmente ai cancellieri l’accesso ad un secondo registro da remoto in modo da ampliare l’attività «smartabile» e rendendo reale la possibilità di lavorare agli atti depositati. Quanto al penale conforta il fatto che l’implementazione del processo telematico abbia subito un’accelerazione spiega Masi -. Ma anche in questo caso bisognerà verificare la sostenibilità del sistema con le risorse attuali, tenuto conto che non abbiamo molto tempo». Ancora sul penale, spiega la consigliera del Cnf Giovanna Ollà, «la possibilità di mandare atti via pec o con il portale è sicuramente una modalità che fa risparmiare tempo a tutti e distanzia dagli uffici giudiziari e che auspicabilmente dovrà rimanere anche oltre l’emergenza sanitaria». E così probabilmente sarà, considerato che il processo penale telematico fa parte del disegno di riforma del processo. «Tutti gradiamo il processo in presenza – continua Ollà -, ma l’emergenza sanitaria prevede anche dei sacrifici del contraddittorio “dal vivo” che riteniamo, allo stato, accettabili.

Il Cnf, già nel primo stop delle attività giudiziarie, aveva comunque preso coscienza della necessità, inevitabile, di svolgere alcune udienze da remoto, tant’è che già a marzo aveva stipulato un protocollo con il Csm per le udienze di convalida e le direttissime che rispettasse le garanzie del difensore e della persona arrestata. È una dolorosa necessità che prevede una parziale deroga del contraddittorio in presenza».

Preoccupa sottolinea infine Masi, la mancanza di una specifica e orientata raccomandazione, per evitare che si ripropongano, ancora una volta, quelle frammentazioni e quei provvedimenti disomogenei che hanno caratterizzato le fasi precedenti.

«Sulla base dell’esperienza di questi mesi – sottolinea Masi -, è auspicabile una maggiore cura e maggiore condivisione con gli ordini territoriali da parte dei Capi degli uffici giudiziari nel calendarizzare le udienze, e nel garantire più ampio e flessibile accesso al tribunale e alle cancellerie per le attività che, necessariamente, gli avvocati devono svolgere in Tribunale nell’esercizio delle loro funzioni».

 

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