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L’ora del coprifuoco! Anche De Luca chiude la sua regione

Dopo la Lombardia anche il governatore campano vieta le uscite notturne. Mentre i contagi continuano a salire
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Il coprifuoco dalle 23 alle 5 non è ancora entrato a regime in Lombardia, la prima regione ad aver chiesto al governo di prendere tale provvedimento, che già c’è chi si accoda annunciando nuove restrizioni. É la Campania dell’appena rieletto presidente Vincenzo De Luca, che dopo aver chiuso le scuole per due settimane, con la volontà di prolungare la chiusura delle superiori almeno fino a metà novembre, ora ha reso pubblica la volontà di istituire un coprifuoco per le ore notturne su tutto il territorio campano.

«Volevamo partire dall’ultimo week end di ottobre, ma partiamo ora, si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l’onda di contagio – ha scandito De Luca – Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania come si è chiesto anche in Lombardia». Negli stessi minuti l’ex sindaco di Salerno ha anche annunciato la riapertura da lunedì delle scuole elementari, dopo che alcuni genitori avevano presentato un ricorso al Tar, peraltro respinto, contro la chiusura delle scuole. La decisione di chiedere il coprifuoco arriva in una giornata difficile per diversi motivi.

In primo luogo, proprio la Campania è stata ieri scenario di una dura polemica tra la Regione e il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistriis, sulla gestione dell’epidemia. «Penso ci siano stati errori molto gravi della Regione – ha detto l’inquilino di palazzo San Giacomo ai microfoni di RaiRadio1 – I numeri parlano da soli. Il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata già prima della pandemia e il tampone viene fatto dopo molti giorni. Non prendiamocela con i cittadini».

Ma nella giornata in cui si sono registrati 10.874 nuovi contagi su 144.737 tamponi effettuati, con un aumento di 73 unità nelle terapie intensive e 89 morti, c’è stato spazio anche per la dialettica tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alcuni virologi sul processo di sviluppo dei vaccini anti coronavirus. «Se le ultime fasi di preparazione del vaccino Oxford- Irbm Pomezia- Astrazeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre», ha detto Conte confermando quanto già detto negli scorsi giorni dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ma già smentito da personalità di spicco del sistema sanitario nazionale e internazionale. Secondo Guido Rasi, direttore dell’Agenzia europea per i medicinali ( in concreto, l’istituzione che deve dare il via libera per la circolazione del vaccino nell’Unione europea), le prime dosi potranno essere somministrate a primavera 2021 alle categorie prescelte, per poi, nel corso dell’estate, procedere alla vaccinazione di buona parte della popolazione.

Operatori sanitari, forze dell’ordine e anziani nelle Rsa saranno le prime fasce di cittadini ai quali verrà somministrato il vaccino, come indicato dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma per vaccinare tutti ci vorranno mesi o anni, come previsto da Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’università di Padova. «Non penso che se ne parli prima del 2022 – ha spiegato Crisanti – solo allora tutti avranno accesso a un vaccino che funzioni».

E mentre i Nas dei carabinieri controllavano piscine e palestre per verificare l’adeguamento ai protocolli, Conte è tornato anche a parlare delle nuove regole introdotte con l’ultimo Dpcm, l’undicesimo dall’inizio dell’emergenza.

Durante la conferenza stampa congiunta seguita all’incontro con il premier spagnolo Pedro Sanchez, il presidente del Consiglio ha detto che «i nostri Paesi stanno attraversando un momento di particolare difficoltà, ma vogliamo dimostrare che rispettando le regole la vita, anche politica, può continuare».

Conte ha spiegato il bisogno di mantenere un coordinamento nazionale nella gestione dell’emergenza ma ha anche detto che «dobbiamo entrare nella prospettiva che misure restrittive possono essere disposte a livello territoriale da presidenti di Regione e sindaci».

E De Luca non può che essere d’accordo.

 

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