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Giustizia, riforma a costo zero

Recovery Plan, ecco le voci relative al processo. De Notaristefani (Uncc): «Non sprechiamo l’occasione»
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Zero. È la somma attualmente prevista nelle griglie dei progetti per il Recovery Fund per le voci relative alle riforme del processo civile, del codice di procedura penale e per quella dell’ordinamento giudiziario.

Riforme da portare a termine in due anni, come si legge nel documento, che si accompagnano ad interventi strutturali e di reinserimento, soprattutto per i minori coinvolti nel sistema Giustizia, per i quali lo schema in mano a deputati e senatori prevede cifre anche consistenti. Per il momento, stando a quanto riferito dal ministro Alfonso Bonafede in audizione davanti alla Commissione Giustizia alla Camera, gli impegni sono accennati «in via assolutamente generale».

Ma in attesa che il piano venga approfondito ed eventualmente integrato, ciò che si può fare è analizzare numeri e linee generali di intervento. Per civile e penale le somme attualmente previste per la riforma sono pari a zero. Ma il piano è in divenire

Zero. È la somma attualmente prevista nelle griglie dei progetti per il Recovery Fund per le voci relative alle riforme del processo civile, del codice di procedura penale e per quella dell’ordinamento giudiziario. Riforme da portare a termine in due anni, come si legge nel documento, che si accompagnano ad interventi strutturali e di reinserimento, soprattutto per i minori coinvolti nel sistema Giustizia, per i quali lo schema in mano a deputati e senatori prevede cifre anche consistenti. Per il momento, stando a quanto riferito pochi giorni fa dal ministro Alfonso Bonafede in audizione davanti alla Commissione Giustizia alla Camera, gli impegni sono accennati «in via assolutamente generale». Ma in attesa che il piano venga approfondito ed eventualmente integrato, ciò che si può fare è analizzare numeri e linee generali di intervento. Attualmente, le somme complessive previste per la Giustizia sono per la maggior parte inserite nel campo dell’edilizia giudiziaria. Con 300 milioni impiegati, tra gli altri, per la riqualificazione del patrimonio immobiliare penitenziario per combattere il cronico sovraffollamento, con il miglioramento delle carceri già esistenti e la realizzazione di nuove strutture, «finalizzate all’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale». Altrettanti fondi sono previsti per interventi antisismici, 540 milioni per l’impiego di manodopera detenuta anche nei settori ecosostenibili, 45 milioni per lavori di pubblica utilità e oltre 5 milioni per l’inserimento lavorativo dei minori e per il loro diritto allo studio. Mentre per la riforma del processo, almeno allo stato attuale, le risorse non ci sono, escluso un intervento di 35 milioni per il potenziamento dell’ufficio del processo e delle risorse umane per la giurisdizione: un progetto lungo 18 mesi che prevede borse di studio di non oltre 400 euro mensili destinate agli ammessi ai tirocini formativi. Un intervento, questo, che ricalca una delle richieste avanzate al tavolo aperto a via Arenula con l’avvocatura dall’Unione delle Camere civili.

Si tratta di una struttura di staff qualificato in grado di affiancare il giudice nella sua attività, un’idea dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando naufragata, soprattutto, a causa della carenza di personale, mezzi e tirocinanti. Il presidente dell’Uncc, Antonio De Notaristefani, ne aveva proposto proprio il ripristino, ma la somma attualmente prevista dal piano, secondo il leader dei civilisti, non basta. «Avevamo caldeggiato fortemente questa soluzione – spiega al Dubbio -. Ma non mi pare sia possibile lavorare a questo prezzo per smaltire l’arretrato, solo per 18 mesi, oltretutto». Ma è soprattutto lo zero che affianca la riforma del processo a preoccupare De Notaristefani. Una riforma che, per quanto riguarda il civile, prevede, stando alle griglie, «di rendere più efficiente la giurisdizione, garantire esecutività ai provvedimenti giurisdizionali, aumentare l’area di tutela dei diritti, favorire l’economia rendendo più attrattivi gli investimenti in Italia; implementare la digitalizzazione della giurisdizione, in particolare attraverso la previsione che nei procedimenti davanti al giudice di pace, al tribunale ed alla Corte di Appello e di Cassazione, il deposito dei documenti e degli atti di parte abbia luogo esclusivamente con modalità telematiche». Mentre per quanto riguarda il penale, il progetto si propone di rendere più efficiente la giurisdizione ed aggredire l’arretrato «attraverso un radicale ripensamento della struttura processuale ed un ampio ricorso alla digitalizzazione».

Le risorse per la digitalizzazione, però, sembrano non essere attualmente presenti. «Per farlo – dice De Notaristefani – occorrono le strutture. Può anche darsi che la parte tecnica sia prevista in altre voci di spesa, ma il problema è che la riforma, nella sostanza, continua a essere a costo zero e, siamo tutti d’accordo: senza fondi non serve a nulla». Alcune voci sono poco chiare: come quella sul “capitale umano”, che prevede l’acquisizione di professionalità tecniche funzionali all’implementazione di nuovi modelli organizzativi, portando alla razionalizzazione degli uffici giudiziari per la parte logistica e funzionale, valorizzando gli indicatori green. Una voce che, almeno in linea teorica, potrebbe corrispondere a quella del “manager dei tribunali”, per il quale sono previsti 320 milioni. «Se è così ben venga», dice De Notaristefani.

Altra voce, pari a 375.555.000 euro, è quella relativa al rafforzamento della sicurezza perimetrale del ministero della Giustizia, «mediante la predisposizione di un sistema per il Network Access Control (Nac), l’acquisizione di postazioni di lavoro aggiornate a livello hardware e di sistemi operativi e l’adozione di specifici strumenti per la sicurezza delle PdL ( desktop o notebook), con particolare riferimento a quelle che si connettono in remoto ai sistemi della Giustizia, come in occasione delle postazioni adibite a smart working, durante l’emergenza epidemiologica». Un investimento, dunque, per risolvere i problemi sorti durante il lockdown, che hanno di fatto paralizzato la Giustizia rendendo quasi impossibile il lavoro dei cancellieri da casa. «Mi auguro questo progetto serva a consentire l’accesso da remoto ai cancellieri se si dovesse entrare in un secondo lockdown – conclude De Notaristefani -. Ma onestamente, spero che non sia tutto qui: questa è l’ultima occasione per disporre di risorse importanti. Questo piano potrebbe avere un impatto positivo, se l’investimento viene pensato in maniera corretta. Spero che non sia l’ennesimo buco nell’acqua»

 

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