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Non azzeriamo le tutele: le richieste per la cig diminuiscono ma la crisi economica ancora morde

Se si confermassero i 4 miliardi di ore autorizzate arriviamo a una cifra mai vista nella storia della Cassa Integrazione. Per questo, il passaggio tra tutele e investimenti graduale. Altrimenti c’è il rischio di creare una insanabile frattura sociale
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Dopo il drammatico periodo di lockdown e le sue inevitabili conseguenze sulle attività produttive e sulla occupazione, in alcuni settori dell’economia si inizia a intravvedere una leggera ripresa, come dimostrano i dati della Cassa Integrazione Guadagni relativi ai mesi di giugno, luglio e agosto. Ci sono, tuttavia, ancora grandi sofferenze, in particolare nei settori del commercio, dell’artigianato, dell’alberghiero e del turismo in generale. Soffrono, in particolare, le piccole e micro aziende, e molte attività non hanno riaperto i battenti. Basta dare un’occhiata ai centri storici delle grandi città turistiche.

Si tratta, dunque, di una ripresa a “macchia di leopardo” che evidenzia la necessità di continuare nell’erogazione delle risorse da destinare agli ammortizzatori sociali anche nei prossimi mesi. Il Governo sbaglierebbe se immaginasse una cesura tra il momento delle tutele e quello della ripresa e degli investimenti: dall’emergenza, che richiede Cassa Integrazione, bonus di vario genere e risorse a fondo perduto per le attività economiche che risentono delle maggiori difficoltà, si esce con la necessaria gradualità.

Una interruzione traumatica o un significativo ridimensionamento degli strumenti sociali di protezione, causerebbe forti tensioni nel Paese e favorirebbe la crescita di licenziamenti e disoccupazione.

L’Osservatorio sulla Cassa Integrazione dell’Inps ha calcolato il “tiraggio” delle ore – vale a dire il consumo reale rispetto alle ore autorizzate – del 42%, in crescita rispetto agli anni precedenti.

Il Centro studi di Lavoro& Welfare ha proseguito nell’elaborazione dei dati diffusi dall’INPS sulle ore “autorizzate”, per le quali andrebbe considerata la percentuale del cosiddetto “tiraggio” al fine di fornire una valutazione realistica dell’andamento delle attività produttive. In sintesi, sono state autorizzate, da gennaio ad agosto, 3 miliardi di ore di Cassa Integrazione, comprendenti il Fondo d’Integrazione Salariale ( Fis). Rispetto allo stesso periodo del 2019 si è registrata una crescita delle ore di Cig del 1.568%. Di queste ore, 2 miliardi e 937 milioni sono state autorizzate in soli 5 mesi, cioè da aprile ad agosto, in coincidenza con la pandemia.

Con il dato del mese di agosto, pari a 294 milioni di ore autorizzate, registriamo un deciso rallentamento nell’utilizzo della Cig dovuto alla prosecuzione del trend in discesa, rispetto al picco di maggio, dei mesi di giugno e luglio.

Trend probabilmente accentuato, ad agosto, dalla particolare caratteristica del mese nel quale, abitualmente, si concentra il maggior numero di giornate di ferie. Questa tendenza alla diminuzione delle ore di CIG – che registra 871 milioni di ore a maggio e 294 milioni ad agosto corrisponde, come abbiamo già detto, a una parziale ripresa della produzione. Alcuni settori, come quelli industriali, registrano una crescita più robusta ( il cosiddetto rimbalzo); per altri, invece, come il commercio, l’alberghiero e il turismo in generale, persiste una situazione di crisi più accentuata.

Sempre in rapporto alle ore di Cig autorizzate, risultano fuori dalla produzione, da gennaio ad agosto, oltre 2 milioni di lavoratori a tempo pieno. Risultano perse, altresì, 375 milioni di giornate lavorative. Mancano, perciò, dalle buste paga dei lavoratori interessati, oltre 7 miliardi di euro. Queste elaborazioni, che si basano sui dati dell’INPS, fanno riferimento alle ore autorizzate che vengono così tradotte in posti di lavoro a tempo pieno, giornate lavorative e perdita di salario. Rappresentano un importante termometro relativo allo stato di salute produttivo ed occupazionale del Paese.

Sono statistiche omogenee che ci consentono di fare gli opportuni paragoni con i periodi precedenti. Ad esempio, sappiamo che l’anno “orribile” della Cassa Integrazione è stato il 2010, con 1 miliardo e 200 milioni di ore autorizzate. Per il 2020, sulla base del trend che stiamo registrando e anche considerando la discesa nell’utilizzo delle ore, potremmo arrivare, nei dodici mesi, a oltre 4 miliardi di ore autorizzate. C’è di che meditare. Come sempre, si faranno i conti a consuntivo. Come abbiamo detto, l’INPS ha certificato un “tiraggio” fino al mese di giugno del 42%, che è sopra di 10 punti rispetto al 2019. Sappiamo che tra prenotazione delle ore e consumo c’è sempre una notevole differenza. Ma se si confermassero i 4 miliardi di ore autorizzate a fine 2020 e se a queste applichiamo il 42%, arriviamo a circa 1 miliardo e 700 milioni di ore realmente consumate. Una cifra mai vista nella storia della Cassa Integrazione. Per questo, il passaggio tra tutele e investimenti per la ripresa deve essere graduale. Altrimenti si corre il rischio di creare una insanabile frattura sociale.

*Ex ministro del Lavoro, consigliere Inail

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