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«Vietato salvare vite umane: lo diceva Salvini, lo dice anche questo governo»

Abdallah Said
Intervista a Luca Casarini, capo missione della nave umanitaria Mare Jonio bloccata da ieri sera a Pozzallo: «Inserire il tema dell'immigrazione all'interno di un problema di ordine pubblico è sbagliato e i decreti sicurezza andrebbero semplicemente aboliti»
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Nel momento in cui scriviamo la Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, unica nave umanitaria che battente bandiera italiana, attraccata al porto di Pozzallo, non può prendere il largo per andare a salvare delle persone disperse stanotte dopo un naufragio. Ci sarebbero già 16 morti. A raccontarcelo è il capo missione Luca Casarini: «il provvedimento della Capitaneria di porto che ci è giunto ieri sera ci vieta di far imbarcare il rescue team, ovvero un gruppo di tecnici certificati, tra cui un paramedico e un soccorritore esperto. Il paradosso è che ci permettono di salpare ma senza poter soccorrere. È la prima volta che accade una cosa del genere. Il nostro team legale presenterà a breve un ricorso perché non possono impedirci di salvare le persone».

La Guardia Costiera precisa che si tratta di «un provvedimento amministrativo di diniego all’imbarco in base alla valutazione dei profili professionali delle due persone, non compatibili con la tipologia di attività cui è destinata l’unità navale (rimorchio, rimozione oli minerali e trasporto di carico)». A ciò ha risposto subito la Mediterranea Saving Humans: «La decisione, senza precedenti, di vietare l’imbarco di due soccorritori, in qualità di “tecnici armatoriali”, a bordo della nave Mare Jonio è arbitraria e illegittima, e come tale sarà contestata nelle opportune sedi giudiziarie. Non vi è un solo articolo di legge citato a sostegno del diniego».

Casarini, poco prima del provvedimento della Guardia Costiera, Lei aveva rilasciato un dichiarazione per chiedere al Ministro Lamorgese di punire i sostenitori dei campi di concentramento libici, non le Ong.

Non penso che la mia dichiarazione sia legata allo stop della nostra attività. Il rapporto di qualche giorno fa di Amnesty International ha dimostrato, grazie anche alle immagini satellitari delle coordinate Gps fornite dai prigionieri, che i centri detentivi in Libia,  anche quelli ufficiali, sono luoghi di tortura, di stupro, di assassini. Inoltre il capo della Guardia costiera libica  – Abdurhaman al Milad, detto “al Bija” – è tra le persone sottoposte a sanzione da parte delle Nazioni Unite perché coinvolto nel traffico di esseri umani. Il Governo italiano invece fino ad ora ha elargito milioni di euro al Governo di accordo nazionale di al-Sarraj e non si pone il problema di chi va a finanziare i campi di concentramento, di chi fornisce loro mezzi per catturare le persone in mare e riportarle nell’inferno da cui scappano. Il nostro Governo però si attiva subito per criminalizzare quelli che invece vogliono aiutare e salvare quelle persone. Come avvenuto con il fermo amministrativo delle altre navi e degli aerei della società civile europea, il messaggio del Governo è “vietato soccorrere” vite umane che si trovano in pericolo in mare. Il dato politico è che abbiamo un Governo che parla di discontinuità con il passato ma al contrario blocca tutte le navi di soccorso e abbandona esseri umani. Salvare uomini, donne e bambini per questo Governo è un problema elettorale.

A proposito di elezioni, il Partito Democratico ha atteso i risultati per battere il pugno sui decreti sicurezza.

A causa del marketing elettorale noi stiamo vendendo l’anima al diavolo. Inserire il tema dell’immigrazione all’interno di un problema di ordine pubblico è sbagliato. Se continuiamo a pensare che la sicurezza sia, come diceva il precedente Governo con Salvini, la difesa dei confini vuol dire continuare a mettere dei muri ad un fenomeno strutturale che non può essere fermato ma invece può essere governato, gestito e compreso. L’immigrazione non è un fenomeno di turismo di massa non autorizzato. I decreti sicurezza andrebbero semplicemente aboliti proprio perché partono da questo presupposto, ossia che esseri umani possano essere trattati come merci. Ricordo che i decreti sicurezza hanno prodotto un aumento considerevole dell’insicurezza nelle città perché hanno clandestinizzato circa 600 mila persone. Nel momento in cui trasformo gli essere umani in clandestini perdo la possibilità di avere con loro una relazione di qualsiasi tipo, una conoscenza, un controllo. Siamo tutti più sicuri se stiamo tutti meglio. Vogliamo trasformare le nostre città in ghetti, comunità chiuse, nelle gated communities, ben descritte e analizzate dall’economista statunitense J.K. Galbraith?Dove sono il coraggio, l’onestà intellettuale, i valori, l’etica pubblica e privata dei nostri politici? Mentre noi parliamo in mare c’è gente che muore e altri esseri umani vengono torturati nei campi di concentramento libici pagati da noi e dai fondi europei. Ormai non si fanno più battaglie per difendere le proprie idee ma ci si adegua al mondo per rimanere al potere.

A proposito di Europa, cosa ne pensa del nuovo patto sull’immigrazione?

La gestione della trattativa sul Recovery Fund ha messo i sovranisti all’angolo in Europa. Quindi siamo in presenza di una governance laburista: ci si aspetterebbe una alternativa ai populisti. E invece se da un alto ci sono delle belle dichiarazioni di  Ursula von der Leyen sull’obbligo del salvataggio in mare e dell’accoglienza, dall’altro lato scopriamo che la solidarietà sarebbe dare soldi per pagare i rimpatri. Non avevo mai visto una torsione semantica di questo tipo del termine solidarietà: io sono solidale con qualcuno che deporta la gente e quindi gli do io i soldi per farlo se non voglio accoglierli. Questo piano laburista affronta un tema epocale che riguarda i diritti delle persone: con questo patto il diritto d’asilo viene totalmente stravolto. È vero che Salvini e Orban in Europa sono stati sconfitti ma forse non dobbiamo temere Matteo Salvini in sé, ma il Salvini che è dentro di noi. Non vi è un piano culturale e politico di visione strategico, alternativo a quello dei sovranismo, vi è un soft management per cui anche i laburisti vogliono respingere le persone e costruire muri alle frontiere. Non vogliono affrontare il problema sotto il profilo dei diritti umani come fonte di legittimazione delle leggi ma vogliono cambiare i diritti umani per adeguarli alle loro politiche.

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