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Boris Johnson: “Noi più liberali e libertari. Ecco perché abbiamo più contagi di Italia e Germania”

Mentre il coronavirus riesplode in Inghilterra, Francia e Spagna, BoJo spiega: "Se guardiamo alla storia degli ultimi 300 anni, ogni avanzamento, dalla libertà di parola alla democrazia, è venuto virtualmente da questo Paese". "E' quindi molto difficile - ha concluso - chiedere al popolo britannico di obbedire uniformemente alle direttive oggi necessarie".
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La resistenza di una parte dei britannici ad accettare restrizioni e obblighi nella lotta al coronavirus – dai contatti sociali all’uso della mascherina – è anche frutto della mentalità liberale, o libertaria, più diffusa nel Regno rispetto “a molti altri Paesi”. Lo ha sostenuto oggi il premier conservatore Boris Johnson nel Question Time, rispondendo a una contestazione del deputato laburista Ben Bradshaw sul “come mai Germania o Italia” registrino al momento meno contagi ufficiali dell’isola senza aver adottato le nuove misure restrittive annunciate ieri da Johnson con un pressante appello alla “disciplina” individuale dei connazionali. “C’è un’importante differenza – ha argomentato BoJo – fra il nostro Paese e molti altri nel mondo poiché il nostro è un Paese che ama da sempre la libertà. Se guardiamo alla storia degli ultimi 300 anni, ogni avanzamento, dalla libertà di parola alla democrazia, è venuto virtualmente da questo Paese”. “E’ quindi molto difficile – ha concluso – chiedere al popolo britannico di obbedire uniformemente alle direttive oggi necessarie”.

L’Inghilterra fa i conti con un nuovo picco

Nuovo picco da maggio dei casi di coronavirus nel Regno Unito secondo i dati giornalieri diffusi oggi dal governo, che certificano altri 6.178 contagi contro i quasi 5.000 di ieri. Stabile invece – alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni annunciate ieri da Boris Johnson – la conta dei morti (37 nelle ultime 24 ore come ieri), nonché il totale dei ricoveri nazionali in terapia intensiva, fermo a 181. Circa 220.000, infine, i test quotidiani eseguiti, fino a una somma di oltre 19 milioni dall’inizio della pandemia.

Restrizioni in Francia

Nel suo rapporto quotidiano, l’Agenzia di sanità pubblica francese riporta 43 nuovi decessi da coronavirus nelle ultime 24 ore, che portano il totale a 31.459 vittime da inizio pandemia. Mentre si registrano 13.072 casi in più rispetto a ieri, che portano il dato globale sui positivi a 481.141 casi. Sono stati registrati 4.244 nuovi ricoveri negli ultimi sette giorni, di cui 675 in terapia intensiva. Il tasso di positività è pari al 6,2%. Sono stati individuati in totale 1.039 focolai, di cui 70 identificati nelle ultime 24 ore, di questi 189 in case di cura. “La situazione generale continua a peggiorare”. “A questo ritmo l’11 novembre verrà utilizzato l’85% della capacità ospedaliera regionale”, ha avvertito il ministro della Salute. Il governo ha varato una nuova serie di misure per le aree metropolitane di Bordeaux, Lione, Nizza, Lilla, Tolosa, Saint-Etienne, Parigi e le sue periferie, Rouen, Grenoble e Montpellier. A partire da sabato, sarà abbassato a 1.000 partecipanti il limite per manifestazione e concentramenti in strada. Scatta inoltre il divieto di grandi eventi, il divieto di assembramenti con più di dieci persone in parchi e spiagge. Inoltre viene imposta la chiusura anticipata alle 22 per i bar. Verén si è anche auspicato che il telelavoro sia incoraggiato dalle aziende in queste aree.

10mila casi al giorno in Spagna

Il ministero della Sanità spagnolo ha riportato oggi 11.289 nuovi casi di Covid 19 e 130 decessi provocati dal virus. Il numero più alto dei nuovi contagi, 1300, si è registrato a Madrid, si legge sul sito di El Pais. “La maggior parte dei focolai si registrano in ambito privato e delle relazioni sociali, i focolai sui posti di lavoro sono molto meno numerosi”, ha spiegato oggi il ministro della Sanità, Salvador Illa, in un’audizione in commissione Sanità. “Mi devono appellare alla coscienziosità dei cittadini”, ha aggiunto.

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