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Bellomo rinviato a giudizio: «Sono vittima di una persecuzione amorosa»

Bellomo
L'ex Consigliere di Stato, tornato oggi il libertà, dovrà affrontare il processo per atti persecutori e violenza privata nei confronti delle sue ex borsiste
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«Ci sono centinaia di dichiarazioni delle presunte perseguitate che dovrebbero finire su un romanzo della collana Harmony, non in un’aula di giustizia. È l’opposto del quadro empirico degli atti persecutori, casomai la “persecuzione amorosa” l’ho subita io». Francesco Bellomo, l’ex consigliere di Stato destituito, parla per la prima volta da uomo libero dopo l’arresto per gli atti persecutori e le presunte violenze private nei confronti delle sue ex borsiste.  Arrestato la prima volta nel 2019, oggi è stato rinviato a giudizio dal Gup di Bari, Annachiara Mastrorilli, che ha riqualificato l’iniziale reato di maltrattamento contestato dalla Procura. Nel processo, al via il 3 dicembre, l’ex giudice dovrà rispondere  di due presunti episodi di atti persecutori e altrettanti di violenza privata nei confronti di ex allieve della scuola per aspiranti magistrati “Diritto e scienza”. Nei confronti delle quattro parti offese, con le quali Bellomo ha avuto relazioni e cui avrebbe imposto rigidi dresscode, la giudice Annachiara Mastrorilli ha disposto il divieto di avvicinamento, nella stessa ordinanza con cui ha revocato gli arresti domiciliari.

«Qualsiasi contatto con le persone offese potrebbe rievocare una situazione di ansia e sofferenze psicologiche», è scritto nell’ordinanza, in cui viene sottolineata «l’apprezzabile condotta processuale ed extraprocessuale» dell’imputato. In realtà, il procedimento originario – scaturito dall’inchiesta del procuratore aggiunto di Bari, Roberto Rossi, e della pm Daniela Chimienti – si è diviso in più parti: l’accusa di maltrattamenti si è trasformata in atti persecutori e violenza privata, delle quali Bellomo risponderà assieme all’ex pm di Rovigo Davide Nalin, anch’egli rinviato a giudizio. L’accusa di estorsione è stata riqualificata in violenza privata ed è stata dichiarata prescritta. Per le ipotesi di calunnia e minacce nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (già vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, che si occupò della questione disciplinare a carico di Bellomo) e della collega Concetta Plantamura, la giudice ha decretato l’incompetenza territoriale della Procura di Bari e trasmessogli atti a quella di Roma. Nell’udienza preliminare è stata anche valutata la posizione dell’avvocato barese Andrea Irno Consalvo (accusato di false informazioni al pm, per aver taciuto quanto a sua conoscenza sui rapporti tra Bellomo e le corsiste), che è stata stralciata inattesa della definizione del filone principale del processo. «Sarebbe stato sufficiente leggere una mia memoria per capire come sono i fatti, che sono molto diversi – si difende Bellomo – e non sto parlando di qualificazioni giuridiche, ma dei fatti storici, perché sui giornali e in televisione nove cose su dieci dette sono false o distorte. Mi si potrebbe dire che dovrei smentirle, ma non funziona così, devo farlo nei processi». In attesa di comparire in tribunale, l’ex consigliere di Stato, annuncia la prossima pubblicazione di un romanzo in cui metterebbe nero su bianco la  «vera storia» del suo passato.

 

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