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Roberta Lombardi:«L’alleanza col Pd? Nascerà solo se cambiamo entrambi»

Parla Roberta Lombardi, prima storica presidente dei deputati grillini e attuale capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione Lazio
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Un voto al governo? «Otto pieno». E all’alleanza col Pd? «Non posso andare oltre il 5 perché non è mai nata davvero. Noi non siamo ancora diventati grandi e loro non hanno abbandonato la loro supponenza radical chic nei nostri confronti. Parla Roberta Lombardi.

«Sono molto orgogliosa di questo e ringrazio il cielo che lo scorso anno si decise di dar vita a una nuova maggioranza, dopo la fine del governo giallo- verde dovuta a un mojito di troppo». Roberta Lombardi, prima storica presidente dei deputati grillini e attuale capogruppo del M5S in Regione Lazio, non ha dubbi: la nascita del governo Conte 2 è stata un bene per il Paese. «Cosa sarebbe accaduto se si fosse andati subito al voto con un esercizio provvisorio di bilancio e col Covid dietro l’angolo?»

Oggi il governo giallo- rosso compie un anno. Che voto dà a questi primi 365 giorni?

Un otto pieno, perché in condizioni difficilissime è riuscito a mostrarsi solido. Da febbraio in poi, da quando cioè l’emergenza Covid è entrata nelle nostre vite, il governo è stato in grado di produrre il meglio che la politica, intesa come servizio ai cittadini, potesse fare.

E che voto dà all’alleanza col Pd?

Se il giudizio riguarda il dialogo tra forze di governo, darei un 7. Ma se invece devo esprimermi su un progetto nazionale di alleanza non posso andare oltre il 5.

Addirittura! E quali sono le ragioni di questa insufficienza?

Ci sono responsabilità da ambo le parti. Noi non abbiamo ancora deciso cosa vogliamo fare da grandi perché non abbiamo ancora sciolto il nodo della nostra collocazione. Vogliamo correre da soli per valorizzare la nostra natura alternativa al sistema dei partiti, ma restando fuori dal governo di Regioni e Comuni? O vogliamo essere una forza di governo a tutti i livelli? Finché non risponderemo a queste domande difficilmente potrà nascere un confronto con gli alleati che vada oltre l’improvvisazione del momento.

E il Pd che responsabilità ha?

Tra loro esiste un atteggiamento di supponenza dovuta a una loro sedicente superiorità culturale radical chic.

Un trionfo del Sì al referendum rafforzerebbe la posizione del M5S?

La vittoria del Sì non deve essere un trofeo da esibire nell’ambito dei rapporti di forza all’interno del governo. Vorrei che per tutta la politicafosse un trofeo da mostrare ai cittadini.

Ma davvero il taglio dei parlamentari serve a risparmiare qualche milione di euro sul bilancio di uno Stato?

Il tema del risparmio lo trovo fuorviante e quasi offensivo.

Ma è stato cavalcato a lungo dal suo partito…

Secondo me il messaggio è sbagliato, ma è stato necessario metterlo in campo per costringere gli altri partiti, inizialmente sordi alle nostre richieste di razionalizzare i costi della politica, a sedersi attorno a un tavolo. Col taglio renderemo soprattutto il Parlamento più snello. Perché il disegno di riforma non si esaurisce col referendum. Seguirà una revisione della legge elettorale e una correzione profonda dei regolamenti obsoleti di Camera e Senato. Con meno parlamentari, avremo la possibilità di rendere più efficiente il lavoro delle Commissioni.

A proposito di legge elettorale, il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, ha chiesto la reintroduzione delle preferenze. Cosa ne pensa?

Sono assolutamente d’accordo, è una delle battaglie più antiche del M5S. Lo chiedevamo già ai tempi del primo V- Day.

Ma le preferenze non alimentavano le clientele?

Chiaramente nessun sistema è perfetto. Però allora mi devono spiegare perché le preferenze vanno bene alla Amministrative e alle Regionali e non alle Politiche. È sempre meglio consentire ai cittadini di selezionare la propria classe politica che lasciare questa facoltà alle sole segreterie di partito a cui poi gli eletti si sentiranno legati da un vincolo di fedeltà.

L’alleanza di governo sopravviverà, come dice Fico, anche un’eventuale sconfitta del Pd alle Regionali?

L’alleanza tra Pd e M5S, a parte le ragioni di necessità su cui si è formato il governo, non è ancora nata. Alle Regionali ci hanno chiesto di sostenere i loro candidati senza rimettere in discussione uomini e programmi. Ma un’alleanza funziona solo se c’è una visione comune di Paese.

Quindi le Regionali potrebbero trasformarsi nel de profundis di un’alleanza mai nata?

È una responsabilità che dobbiamo assumerci insieme. Le alleanze non le ordina il medico, si fanno se si comprende che insieme si è utili al Paese e ai territori. Abbiamo costretto un l’Italia a diventare solidale con il reddito di cittadinanza, meno corrotto con i nostri provvedimenti sulla giustizia e più simile ai suoi rappresentanti con la lotta ai privilegi della politica. Ora dobbiamo portarlo in una nuova era fatta di sviluppo economico distribuito, allargato e accessibile a tutti. Dove si riparte dai valori comuni fondamentali: salute, lavoro come realizzazione di sé.

Nel gruppo parlamentare M5S però regna l’anarchia. E a creare ulteriore scompiglio arriva la voce di una possibile consultazione su Rousseau sui futuri assetti organizzativi del partito. Una nuova ingerenza di Casaleggio, come sostengono alcuni suoi colleghi? Avendo dovuto rimandare gli Stati generali per l’emergenza Covid, le legittime recriminazioni di molti miei colleghi non trovano un luogo in cui avere un confronto. Da mesi segnalo la necessità di iniziare un percorso per arrivare a un congresso. Ma visto che siamo al 5 settembre, e con una probabile seconda ondata dell’epidemia alle porte, non è più possibile pensare di organizzare un appuntamento di questo tipo in autunno. Rimandiamo tutto alla primavera, ma cominciamo subito a dare una guida politica collegiale al M5S da affiancare a Crimi per pianificare gli Stati generali, mettiamo in piedi una struttura territoriale che faccia da raccordo tra territorio, Parlamento e governo e infine attiviamo confronto su Rousseau per rispondere definitivamente al quesito più importante: stare da soli o cercare alleanze?

Ma chi deve gestire Rousseau?

Più che sul “chi” io mi concentrerei sul “come”. Se la democrazia diretta è un valore devono esserci una serie di regole che ti consentono di conoscere i processi attraverso i quali si decide di formulare determinati quesiti sulla piattaforma. E magari devi anche essere messo nelle condizioni di poter contribuire alla formulazione di quei quesiti.

Immagina una sorta di segreteria politica da affiancare a Crimi?

Immagino un organismo provvisorio che lo supporti in questa fase preparatoria. Una segreteria politica vera e propria può nascere solo agli Stati generali.

Sarebbe disponibile a far parte della segreteria del futuro?

Finché farò politica sarò sempre a disposizione del Movimento.

Si ricandiderà quando finirà il suo secondo mandato?

Mi piace pensare che fare politica significhi fare cose utili per la collettività e per fare questo non devi per forza essere eletto. Di sicuro io voglio continuare solo a fare cose utili.

L’abolizione del secondo mandato ha spianato la strada a Virginia Raggi? Il M5S ha già un aspirante sindaco di Roma?

Al momento c’è stata una prima votazione su Rousseau su quelli che sono i criteri generali per le prossime elezioni amministrative. Riguardo al caso specifico di Roma, dobbiamo volare alto, al di sopra di singoli nomi e personalità, e focalizzarci sul vero grande obiettivo: rimanere forza di maggioranza, per far fruttare anche i semi buoni piantati in questi anni. E per farlo abbiamo bisogno innanzitutto di un progetto ampio ed adeguato supportato da un’alleanza vincente, anche se questo significa scontentare prerogative e ambizioni dei singoli, a prescindere dalla loro notorietà.

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