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Attentato a Charlie Hebdo, oggi parte il processo. Macron: «Difendiamo la libertà di stampa»

A cinque anni dall'attacco terroristico che colpì la rivista satirica, la redazione decide di ripubblicare le vignette su Maometto in un numero speciale: «Non chineremo mai la testa»
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Emmanuel Macron ha nuovamente difeso «la libertà di blasfemia» in Francia dopo la nuova pubblicazione da parte della rivista satirica Charlie Hebdo delle vignette su Maometto. La decisione della rivista arriva alla vigilia dell’apertura del processo per l’attentato che aveva colpito la redazione il 7 gennaio 2015. Parlando ad una conferenza stampa a Beirut, il presidente francese rivolge «un pensiero per le donne e gli uomini abbattuti in modo vigliacco».

L’attacco terroristico di matrice islamica nella redazione a Parigi della testata, causò la morte di 12 persone, tra cui alcuni dei più celebri fumettisti francesi. «Non chineremo mai la testa, non rinunceremo mai», spiega il direttore di Charlie Hebdo, Laurent «Riss» Sourisseau, in un editoriale che accompagna la ripubblicazione delle caricature nell’ultimo numero del settimanale. Gli autori della strage, i fratelli Said e Cherif Kouachi, furono uccisi dopo l’attacco: quello che si apre oggi a Parigi è il processo a carico di 14 presunti complici. Il processo sarà filmato integralmente per creare archivi storici, per la prima volta in materia di terrorismo. Fra gli imputati, quelli che affrontano le accuse più pesanti sono Ali Riza Polat e Mohamed Belhoucine, considerati complici dei reati terroristici: rischiano l’ergastolo. Polat, franco-turco 35enne in carcere dal marzo 2015, sarà l’unico a sedere nell’aula del processo: secondo i magistrati, ha partecipato a tutte le fasi della preparazione degli attentati e avrebbe aiutato Coulibaly a procurarsi le armi per gli attacchi all’Hyper Cacher e a Montrouge, ma anche per l’attacco dei fratelli Kouachi a Charlie Hebdo.

«A cinque anni dall’attentato che ha decimato la redazione di Charlie Hebdo, qual è la percezione dei francesi rispetto all’accaduto e più in generale sull’attacco alla libertà di stampa?»: è la domanda che la rivista satirica ha posto in un sondaggio condotto in agosto dall’Istituto Ifop, in particolare tra i cittadini di religione musulmana. Ed ecco la risposta: «se si vuole difendere la libertà d’espressione, bisogna smettere di essere giovani». Secondo i dati diffusi dal settimanale parigino, infatti, nell’età compresa tra i 15 e i 24 anni il tema non sembra avere alcuna rilevanza. «Ma in ogni caso, la libertà di espressione deve rispettare i dogmi religiosi, compresi quelli criminali», conclude la redazione.

Quella di Charlie Hebdo è stata «una provocazione per far parlare di sé e vendere qualche copia in più. Sappiamo che è in crisi», commenta Izzedin Elzir, imam di Firenze ed ex presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), in un’intervista ad Aki-Adnkronos International. «Purtroppo per l’ennesima volta si confonde la libertà di espressione con l’offesa dell’altro. Charlie Hebdo ha offeso miliardi di musulmani, questa non è satira, di cui invece c’è bisogno nella società», sottolinea Elzir.  «Se un mio confratello mi dice “questo mi offende” devo rispettarlo, ma se non gli presto ascolto allora significa che qualcosa nella comunicazione non ha funzionato», prosegue l’imam di Firenze, che a proposito dell’attentato contro Charlie Hebdo esprime «condanna senza se e senza ma». «Se una persona davanti a te sbaglia, non devi sbagliare anche tu. Charlie Hebdo andava denunciato, contro il magazine si sarebbero dovute prendere strade pacifiche e legali. È necessaria una risposta culturale perché la violenza non aiuta, anche quella verbale, e solo con il dialogo si può trovare un accordo», conclude.

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