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Morì in cella in Francia: dopo 10 anni è ancora mistero

Daniele Franceschi, in attesa di giudizio, fu trovato senza vita nel carcere di Grasse
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Sono passati dieci anni dalla della morte di Daniele Franceschi, il 36enne carpentiere di Viareggio (Lucca) rinvenuto esanime in una cella del carcere di Grasse. La madre Cira Antignano dichiara di non arrendersi e di voler a tornare in Francia con l’avvocato Aldo Lasagna per parlare con gli inquirenti sull’esito dell’inchiesta che coinvolgerebbe l’ospedale di Grasse dopo una lettera anonima inviata ai familiari di Franceschi in cui si ipotizzava un macabro espianto di organi dalla salma. Ma non solo, la madre di Daniele si dice in attesa di una risposta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, direttamente in aula, all’interrogazione del senatore Gianluca Ferrara del Movimento5Stelle proposta proprio sulla sorte degli organi del 36enne e mai restituiti.L’interrogazione parlamentare è di un anno fa, ma il ministro Di Maio ancora non risponde. Parliamo di una vicenda ancora piena di punti oscuri. Il 25 agosto 2010, mentre era detenuto da mesi nel carcere francese di Grasse, in attesa di un processo per il presunto utilizzo di una carta di credito falsa in un casinò di Cannes, veniva trovato morto Daniele Franceschi.

Secondo la versione sinora fornita dalle Autorità francesi, Daniele è morto per arresto cardiaco, ma le circostanze del decesso sono tuttora un mistero sul quale rimangono parecchi punti oscuri, nonostante un processo che è giunto al secondo grado di giudizio.Per la morte di Daniele, infatti, è stato condannato a un anno per omicidio involontario il medico del carcere Jean Paule Estrade, ritenuto colpevole di non aver curato il giovane carpentiere. Colpevole di semplice omissione di soccorso o comunque dell’assistenza tardiva e rivelatasi poi fatale in seguito al fatidico malore, che avrebbe provocato l’inspiegabile decesso del ragazzo.

A ritrovarlo a terra con il viso verso il suolo, tutto rosso, fu il compagno di cella. Si chiama Abdel il giovane franco- algerino che due giorni dopo la tragedia scrisse una lettera a mamma Cira. «Daniele – raccontò Abdel – negli ultimi tre giorni stava molto male e nessuno era venuto a visitarlo, nonostante le continue richieste di aiuto, fatta eccezione per una volta in cui fu portato in infermeria dove gli dettero semplicemente delle pastiglie».Nell’interrogazione parlamentare dell’anno scorso, il senatore Ferrara ha spiegato che «dopo 55 giorni, il corpo del cittadino italiano è stato riconsegnato in avanzato stato di decomposizione e senza gli organi interni della vittima». Infatti, a riprova delle circostanze in cui è avvenuta la riconsegna del cadavere, ha fatto scalpore la dichiarazione del medico- legale italiano, che nell’obitorio dell’Ospedale Versilia, tra i pochissimi a visionare quei miseri resti, ha esclamato, unitamente al sindaco di Viareggio, anche lui medico e presente all’autopsia: «I Francesi ci hanno riconsegnato un involucro orribilmente “vuoto”».Il senatore Ferrara ha sottolineato che «anche il medico- legale successivamente designato dai familiari, ha constatato che gli istituiti di medicina d’oltralpe o chi comunque aveva trattato il cadavere di Franceschi, aveva operato manovre manipolative ovvero ( letteralmente da perizia redatta e pervenuta agli inquirenti italiani) ‘ distruttive’ su quel che rimaneva del cadavere».Si aggiunge anche il giallo della lettera anonima recapitata alla madre di Daniele dove l’autore lascia intendere che gli organi, oltre 8 anni fa, potrebbero essere stati espiantati e trapiantati in altri corpi. Che fine hanno fatto gli organi? Una risposta che ancora tarda ad arrivare.

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