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L’associazione magistrati della Corte dei Conti boccia il dl semplificazioni

La riforma libera i funzionari dalla cosiddetta "paura della firma"
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«Eliminando la colpa grave non si accelera nulla», fa sapere l’Associazione magistrati della Corte dei Conti, secondo cui la cosiddetta “paura della firma” da parte dei dirigenti pubblici andrebbe combattuta “rendendo più chiare le leggi”. “Invece proseguono le toghe – si preferisce lasciare in piedi una legislazione oscura e contraddittoria ma si assicura la totale irresponsabilità di chi deve attuarla”.

Nel mirino dei giudici contabili, dunque, il decreto Semplificazioni nella parte in cui esclude che i pubblici amministratori e dipendenti siano chiamati a risarcire danni commessi con «colpa grave». La nuova disciplina del danno erariale, fino al 31 luglio 2021, limita la responsabilità al solo dolo per quanto riguarda le “azioni”. Per le “omissioni”, invece, la punibilità è sia a titolo di dolo che di colpa. Nelle intenzioni del governo, va perseguito con maggiore severità chi non agisce per inerzia o negligenza rispetto a chi compie azioni anche se con errori “formali”. La riforma del danno erariale si accompagna alla modifica del reato di abuso d’ufficio. Nella nuova disposizione dell’art 323 del codice penale, i pubblici ufficiali e incaricati di pubblici uffici risponderanno penalmente solo in caso di violazioni tassativamente elencate e specifiche, eliminando in radice ogni margine di discrezionalità.

La norma attualmente in vigore prevede che i pubblici ufficiali siano responsabili per la violazioni di “leggi e regolamenti”, una formula troppo ampia e generica che spesse induce i funzionari a non agire per paura di commettere errori. Il combinato disposto delle due norme dovrebbe, quindi, alleggerire il carico burocratico e migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione. Di diverso avviso i magistrati contabili per i quali l’abolizione della colpa grave incentiverà sprechi e una gestione poco oculata delle risorse pubbliche. Il decreto Semplificazioni consente, infatti, che i danni causati dai dipendenti pubblici per colpa grave non vengano risarciti, gravando così sui contribuenti. L’argomento, è stato affronta questa settimana in una conferenza stampa dal tema «Dl Semplificazioni: rischi e responsabilità per la p. a.».

Secondo il presidente dell’Associazione magistrati contabili Luigi Caso, «non prevedere una conseguenza in caso di violazioni così palesi della legge e del buon senso significa creare un’esimente per un limitato numero di pubblici dipendenti, favorire una selezione al ribasso della classe dirigente, danneggiare i cittadini onesti che rischiano di vedere i soldi prelevati con la tassazione sprecati in opere inutili o incompiute, se non addirittura insicure».

Sotto accusa, poi, anche la nuova disciplina del riequilibrio degli enti locali con misure emergenziali che si porrebbero come derogatorie a una disciplina già frammentata e disorganica: viene, ad esempio, previsto lo spostamento in avanti dei tempi di riequilibrio senza considerare la finalità originaria del dl 174/ 2012 che è quella di assicurare il risanamento strutturale del bilancio.

L’allentamento dei controlli finirebbe per peggiorare inesorabilmente la posizione delle imprese creditrici nei confronti delle amministrazioni locali; «tali imprese, infatti, nell’attesa del soddisfacimento dei loro crediti, ulteriormente ritardato, rischiano problemi di cassa tali da determinarne l’insolvenza con conseguente chiusura delle attività e licenziamento dei dipendenti».

Nel 2019 la Corte dei Conti, a fronte di 28.722 denunce di danno, ha disposto 23.939 archiviazioni e 1.162 citazioni, cui hanno fatto seguito 934 condanne in primo grado. 300milioni la somma recuperata. l testo, 65 articoli, è ora al vaglio delle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato. Poi dovrà passare alla Camera. Oggi è già previsto il voto sugli emendamenti: quasi 2.900 quelli presentati, di cui 1.400 di maggioranza. I relatori, i senatori Vincenzo Garruti ( M5s) e Valeria Sudano ( Iv), puntano a razionalizzare le varie proposte, senza stravolgere il testo. La data ultima per il voto finale è l’ 11 settembre. Dopo si entra nella settimana che precede le elezioni regionali.

 

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