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Il carisma di Éric Dupond-Moretti: «Ho sempre difeso gli uomini, non le cause. Mi batterò per loro»

Appena nominato dal governo Castex, il nuovo ministro della Giustizia francese giura di riformare l'intero sistema: dal processo penale alle carceri, senza populismi e per lo Stato di Diritto
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La sua nomina a ministro della Giustizia è la vera sorpresa del nuovo governo di Jean Castex: uno choc per i magistrati. Tra i più celebri avvocati francesi, rinomato spirito libero, Éric Dupond-Moretti ha criticato troppo spesso la giustizia – come istituzione, per il suo malfunzionamento- per non aspettarsi che ci metta mano. «Non sono cambiato, se non perle cravatte…», dice con il sorriso sulle labbra in un’intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche che lo raggiunge nel suo ufficio ministeriale a piazza Vendôme poco dopo l’insediamento. Riforma del processo penale,carceri, indipendenza dei pubblici ministeri: il programma del nuovo Guardasigilli non è ancora delineato, ma non gli mancano idee, esigenze e temperamento.

Una volta in televisione ha detto, tra le risate, che non sarebbe mai diventato ministro della Giustizia. Come mai ha cambiato idea?

Quando l’ho detto pensavo davvero che non me lo avrebbero mai proposto. E quando è successo,ho risposto d’istinto: ho prima detto sì, e poi ci ho riflettuto. Come mi ha suggerito un amico: «Ti hanno dato le chiavi dell’auto, bisogna che ci salti su». Ho una conoscenza approfondita, ma non tecnocratica, dell’istituzione giudiziaria. So cosa c’è di buono, e cosa va cambiato. Ho accettato anche per ragioni emotive: come avvocato ho sempre difeso gli uomini, non le cause. Ancora una volta, mi batto per l’uomo. Trovo Emmanuel Macron coraggioso, adesso tocca a me agire. Ho delle idee, ma devo metterle in pratica: devo assolutamente riuscirci. Quando ci penso, non nascondo di avere le vertigini: quando, come me, si deve tutto alla Repubblica, non è un compito da poco poterla servire.

Cosa Le darà la sensazione di esserci riuscito?

Tutto ciò che bisogna cambiare nella nostra giustizia: sono trentasei anni che ci rifletto. La difficoltà principale per me sarà di apprendere l’arte dell’amministrazione e addolcirla. È fatta principalmente di persone competenti, ma come tutte le strutture ha le sue “pesantezze”. Quando lascerò la carica,voglio che restino due o tre cose semplici: non ho la bacchetta magica, ma voglio riavvicinare i francesi alla giustizia, ridargli fiducia. È per questo che parlo di una“giustizia di prossimità”: non vuol dire ripristinare i giudicidi prossimità che abbiamo abolito nel 2017, ma che bisogna tentare la strada di una giustizia vicina ai soggetti di diritto, gli indagati. Ci sono due grandi problemi:la scarsità di mezzi e alcune cattive abitudini. Devo riuscire ad agire su questi due fronti.

Se non si tratta di un ritorno al passato, come definirebbe quest anuova “giustizia di prossimità”?

È una questione di organizzazione. Durante la crisi sanitaria, alcuni magistrati si sono recati negli ospedali. Io propongo che, in alcune parti del territorio e in casi particolari, si muova il giudice piuttosto che l’imputato.Sarebbe utile per tutti coloro per cui è difficile accedere alla giustizia, normalmente i più poveri.La giustizia deve essere a servizio dell’imputato, non il contrario. È importante ricordarlo.Concretamente, quali sono le sue priorità? Arrivo con dei sogni, ma so che il tempo stringe: non si fa il ministro a vita, per fortuna. Quindi non vedo l’ora di passare alla fase operativa. Firmerò rapidamente le mie prime istruzioni. Ad esempio, voglio che i sospettati di violenza coniugale, se non sono deferiti all’autorità giudiziaria, siano convocati dal procuratore e ricevano un avvertimento giudiziario solenne. Mi è già stato fatto notare che questo potrebbe compromettere la presunzione d’innocenza: ma ho mostrato i denti…Non si tratterebbe di una condanna, ma di un modo per dimostrare che la giustizia è attenta e non trascura niente. Ecco un altro esempio: conosco le prigioni, ci sono stato tante volte come avvocato. Ci sono già buone pratiche per migliorare le condizioni di detenzione, bisogna solo estenderle. I codici prevedono anche dei delegati tra i detenuti che possano segnalare le difficoltà,le carenze. È utile, ma non esistono dappertutto. Non costerebbe niente prevederli in ogni struttura.

Sarà affiancato nel suo lavoro da un consigliere incaricato di raccogliere le “buone pratiche”. E’ vero?

Amo il buon senso. Nella nostra giustizia, c’è il meglio e il peggio. Io dico che bisogna chiudere col peggio e guardare solo al meglio. Chi potrebbe opporsi? Dal momento che non ci costa di più. Pescherò dalle idee migliori per migliorare la giustizia quotidianamente e, sì, avrò un consigliere per questo. Se in un certo tribunale un cancelliere o un magistrato avranno un’idea che funziona, la faremo emergere. D’altronde, non abbiamo molte risorse nelle cancellerie, voglio alleggerire i loro compiti per valorizzarli e così che possano rispondere in tempi più brevi alle esigenze delle persone sottoposte a giudizio.

Lei cita spesso Victor Hugo:«Aprire una scuola, vuol dire chiudere una prigione». Vuole meno carceri?

È già avviato un programma di costruzione di 15mila posti. Ma prima di definire una politica, voglio monitorare l’evoluzione del numero dei detenuti. Con la pandemia, abbiamo registrato un numero storicamente basso. Se non aumenta troppo, le prigioni saranno alleggerite,e di conseguenza le condizioni di detenzione miglioreranno. Ma bisogna soprattutto smetterla con i dibattiti caricaturali. La politica penale non si basa sulla compassione: non si tratta né di reprimere né di essere lassisti. Il buon principio è l’equilibrio. Il carcere è un male necessario. Ma bisogna pensare a come agevolare la fuoriuscita di chi ha problemi di salute, e a come fare in modo che chi esce non sia peggiore di quando è entrato. Consideriamo lo spirito di questa evidenza: se bastasse reprimere per far sparire il crimine, ormai lo sapremmo. Solo i populisti sembrano crederlo, ma io non lo sono. Io sono per lo Stato di diritto, e dico: non voglio che il mio paese resti al dodicesimo posto tra i 47 paesi condannati dalla Corte Europea, sostanzialmente per dei processi giudicati “ingiusti”. C’è bisogno di cambiare qualcosa,no?

Non si rischia di diventare buonisti?

Già li sento quelli che mi definiranno il “lassista che vuole svuotare le prigioni”, altri diranno che sono un repressore che vuole riempirle. Non sarò né l’uno né l’altro. Non si fa buona giustizia con la demagogia. Servono dei principi: il contraddittorio, il diritto alla difesa. Ma servono anche i mezzi, risorse ulteriori. Nei nostri tribunali, ho visto un giurato portarsi il registratore perché la Corte non l’aveva…

Avrà a disposizione nuove risorse per la giustizia?

È necessario, ne avrò. Il primo ministro l’ha annunciato: il budget 2021 accrescerà il volume di assunzioni nella giustizia.

Emmanuel Macron e Jean Castex glielo hanno assicurato?

Sì, assolutamente.

Cambiano argomento, è sempre favorevole al rimpatrio delle donne e dei bambini prigionieri in Siria?

Sì, ma faccio parte di un governo che difende l’idea che questi prigionieri debbano essere giudicati là dove hanno commesso il reato e che esamina caso per caso la situazione dei minori da rimpatriare. In qualunque circostanza,sarei un militante instancabile nella difesa dei francesi -perché sono francesi, che lo si voglia o no – che incorrano nella pena di morte. Abbiamo preso impegni internazionali e l’anno prossimo celebreremo il quarantesimo anniversario dell’abolizione della pena di morte in Francia. È un onore per il nostro Paese.

È in corso un progetto di revisione costituzionale che pone la questione dell’indipendenza dei pubblici ministeri. Lei è favorevole alla soppressione del legame gerarchico tra cancelleria e procure?

No. Io credo che sia legittimo per il governo definire e disporre dei mezzi per condurre una politica penale. Il sistema attuale presenta due vantaggi: la politica penale è una e indivisibile, le stesse regole si applicano a tutti i paesi. Le procure sono legittimate da un governo democratico. Ma il potere non ha il diritto di intervenire in certe questioni. Per la nomina dei procuratori, il ministro segue le indicazioni del Consiglio della magistratura: è già la norma, ma per il passato ci sono state delle violazioni. Affinché ciò non accada più, voglio incidere questa regola nella Costituzione.

È favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pm?

Sì, ma non ne avrò il tempo in questo mandato. È un grosso problema. Ho conosciuto un presidente della Corte d’Assise che mi disse: «La giustizia è il solo sport dove l’arbitro porta la stessa maglia dei giocatori». C’è un’altra cosa che mi sta a cuore: la lotta contro il corporativismo che nuoce alla giustizia. Vorrei trasformare la Scuola nazionale della magistratura in una scuola che mescoli la formazione dei giudici e degli avvocati. Ma anche questo cantiere sarebbe troppo lungo da realizzare. Abbiamo seicento giorni per agire concretamente, devo essere pragmatico.

Occorre più spazio per la difesa nella procedura penale?

La giustizia si è “bunkerizzata”. Svolgendo il mio mestiere di avvocato, ho visto etichette sulle porte con scritto: «Il giudice non riceve gli avvocati». È assurdo. Bisogna tornare a una giustizia più fluida, a dei rapporti pacifici tra giudici e avvocati. Non posso ordinarlo, ma posso suggerirlo fortemente tramite circolari. Il giusto processo, è il contrario della guerra.

Nel suo discorso di insediamento, ha dichiarato che le indagini preliminari devono restare tali. Farà una circolare anche su questo?

Chiedo alla mia amministrazione di farmi delle proposte. Quando alcune indagini diventano eterne impedendo il contraddittorio e accompagnandosi a violazioni mirate del segreto a favore di qualche giornalista, c’è di che preoccuparsi.

Vuole rinforzare il segreto istruttorio?

Quando una democrazia diventa una dittatura, il primo bersaglio sono i giornalisti e gli avvocati. Sono molto rispettoso della stampa e del segreto professionale. Mail fatto che quello degli avvocati non sia più protetto mi fa disperare.Voglio rimediare e spero che intraprenderemo una riflessione su questo. Coinvolgerò ovviamente anche i giornalisti.

Come avvocato ha auspicato un sistema di responsabilità per i magistrati. Lo metterà in opera?

L’indipendenza non permette ad alcun magistrato di affrancarsi dalle regole. L’indipendenza ha senso solo se si inscrive nell’imparzialità, e questa non esclude la responsabilità. È un cantiere che voglio aprire, di concerto con i magistrati.

Ha in programma una riforma della giustizia minorile?

Una riforma è già in corso al Parlamento. Mi auguro che la giustizia minorile sia più rapida ed efficace. Quando un ragazzo è perseguito per piccoli reati, deve essere portato immediatamente davanti al giudice. E poi si disponga magari che il giorno dopo imbianchi le mura di una gendarmeria o di un commissariato. Non è possibile essere arrestati da minori e poi giudicati a 22 anni. Spero che i minori reclusi non escano a 18-17 anni, con l’idolo di un islamista o un un boss. Bisogna prevedere un modello alternativo per chi lo merita. Ci sto lavorando.

Il suo incarico al governo è l’inizio di una carriera politica?

Forse è un po’ tardi a 59 anni per fare carriera. Sono sempre stato molto felice di fare l’avvocato. Cambierò completamente vita. E lo faccio unicamente per l’idea di giustizia che mi guida.

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