Commenti 13 Aug 2020 17:00 CEST

Furbetti 1/ Musil e Quegli Uomini senza Qualità scelti dai leader

Scriveva Robert Musil: «un deputato! Ci si aspetta che sia intelligente, abbia vasta cultura e in più sia ferratissimo in un certo campo per potersi distinguere nelle sedute parlamentari»

È una piccola manna dalcielo quella dei furbetti del bonus che tanto sembra appassionare soprattutto i sentenziosi leader di partito che, con atteggiamento compunto e nasino scomposto per lo sdegno, imperversano per i media. Furbetti 1/ Gli Uomini Senza Qualità scelti per applaudire il leader

La cronaca politica in sè non possiede un fascino da grande pubblico: informarsi su come butta è certamente una necessità, ma alla fine nessuno la legge con particolare coinvolgimento. D’estate, poi, non ne parliamo. È una piccola manna dal cielo, dunque, quella dei furbetti del bonus che tanto sembra appassionare soprattutto i sentenziosi leader di partito che, con atteggiamento compunto e nasino scomposto per lo sdegno, imperversano per i media col dito accusatore puntato contro i cinque anonimo ( provvisoriamente, come si addice ad un thriller) reprobi. In realtà c’è un macroscopico errore di approccio di cui i suddetti sentenziosi non si accorgono perché, come vedremo, non posseggono gli strumenti per farlo. Si scambia la categoria della politica con la categoria dell’antropologia modificata come gli Ogm, a cui la vicenda dei “furbetti” appartiene di diritto. E, siccome nell’antropologia modificata ci stanno pure i neo- leader accigliati, ecco l‘ Inconsapevole salto logico. La chiave è semplice: l’approdo ai vertici della politica – parliamo del Parlamento – oggi avviene per cooptazione da parte del Capo, senza che l’elettore riesca a metterci becco, e con chiamate al ruolo apicale dell’uomo Qualunque. Non esistono più partiti, non esiste più il cursus honorum del politico, non esistono più scuole che formino il personale dirigente, e neppure quel velo santo di pudicizia che protegge dalle brutte figure quando sopravvive la coscienza dei propri limiti. Così segmenti significativi di società del tutto estranei ad ogni esperienza politica che non sia il dibattito tra gli amici del bar sport, hanno trovato spazio nelle aule parlamentari ( che, infatti, non contano più nulla) nell’assoluta ignoranza del ruolo che per la Costituzione sarebbero chiamati a svolgere.

Piuttosto in loro è vivo un sentimento di precarietà fondato sull’intima consapevolezza di aver avuto in regalo un ruolo sociale, una dignità istituzionale, un reddito mensile che non potranno durare nel tempo. Di qui l’imperativo categorico: prendiamo tutto quello che c’è da prendere oggi senza fare troppo gli schizzinosi. Così, quel mondo dorato della casta viene vissuto col bagaglio culturale del compagnuccio dello spritz. È un problema di visione del mondo anche, per così dire, “numismatica”: avete notato quanto è ricorrente nel linguaggio della terza Repubblica il ricorso a concetti come “soldi”, “stipendi”, “guadagni”, riferito ai vertici dello Stato? Addirittura un’amputazione come il taglio dei parlamentari- che ha messo in fila tutta la politica a battere le manine con una leggerezza che impressiona – viene giustificata essenzialmente con l’argomento del risparmio delle indennità parlamentari. Dunque la Weltanschauung della nuova politica coincide con quella del piccolo borghese che la guarda come uno status e come una risorsa, precaria, e perciò stesso da spremere fino in fondo. Finché si può. In questa cornice antropologica, allora, è più facile comprendere l’azione dei cinque parlamentari ( per ora) ignoti, incettatori di bonus, diventati, peraltro, improprio oggetto contundente per sostenere il taglio dei parlamentari. Non si è capito bene con quale collegamento logico. Suonerebbe, infatti più o meno così: “Questi che hanno chiesto e preso i bonus dimostrano che l’indole del parlamentare è inevitabilmente vocata al male. Se li riduciamo di numero non cancelliamo il male, ma ridimensioniamo il danno”.

Chiudiamo con una citazione dotta – dunque del tutto fuori contesto – di Robert Musil, quello che scrisse L’uomo senza qualità, il quale nel lontano 1916 scolpiva i requisiti del parlamentare: «Un deputato! Ci si aspetta che sia intelligente, abbia vasta cultura, in più sia ferratissimo in un certo campo per potersi distinguere nelle sedute parlamentari. Deve essere un abile oratore e un buon scrittore, compenetrato dalla salutare idea del parlamentarismo, cioè che un deputato collabora alla costruzione dello Stato ed è stato scelto dai cittadini per armonizzare l’opera delle autorità con i bisogni dello Stato». L’articolo prosegue. Noi ci fermiamo qui. Ma se qualcuno, politico o non, volesse approfondire siamo a disposizione.

 

 

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