Analisi 5 Aug 2020 17:00 CEST

Milano in balìa del Seveso nero che esonda. Prima emergenza: disinquinare le acque

Nei 30 anni prima del 2000 sessanta volte è straripato: pioggia e fogne convergono nel fiume. E inquinano il capoluogo

Nelle prime ore di venerdì 24 luglio scorso a Milano c’è stato un forte temporale che ha causato lo straripamento del fiume Seveso, allagando alcune zone della città. Ma poteva serenamente trattarsi della mattina del 15 maggio scorso. O del 22 giugno 2019 o dell‘ 8 settembre dello stesso anno. Tra gli anni Settanta e il 2000 il Seveso è esondato a Milano più di sessanta volte. E il problema è apparso tutt’altro che risolto all’avvio del nuovo millennio. Una delle peggiori esondazioni che Milano ricordi è avvenuta nel 2010 con tre stazioni della metropolitana chiuse per dieci giorni e una stima dei danni subiti di oltre 70 milioni di euro.

Lo scenario nella zona nord della città, sotto la quale scorre il fiume Seveso, è piuttosto ricorrente in presenza di forti e incessanti precipitazioni. Strade inondate, sottopassi e cantine allagati, vetture danneggiate e mezzi urbani di superficie bloccati. Il Sevès, come viene chiamato dai milanesi, è un fiume a carattere torrentizio lungo 52 chilometri il cui corso si sviluppa interamente in Lombardia. Nasce sul Monte Sasso, nel comasco, in prossimità della frontiera tra l’Italia e la Svizzera e contribuisce a formare il confine occidentale della Brianza. Il fiume, oggi, scorre coperto per quasi nove chilometri nel sistema fognario del comune di Milano fino a confluire, interrato, nel Naviglio della Martesana che pone fine al suo corso. L’attuale ‘ foce’ del Seveso nel Naviglio è al di sotto del manto stradale di una tra le strade più trafficate della città: via Melchiorre Gioia. A questo punto i due corsi d’acqua proseguono in corrispondenza della circonvallazione esterna fino al depuratore.

Ed è qui che il Seveso esce dall’alveo del fiume, ovvero straripa se, una volta entrato nella rete fognaria, la trova già satura per via di sovrabbondanti precipitazioni di acqua piovana. Non trovando spazio per scorrere il fiume va in sovrappressione e rigurgita, attraverso i tombini limitrofi, tonnellate di litri d’acqua nelle strade. Ciò accade sempre nella zona settentrionale della città dove ormai nessuno si stupisce né si arrabbia più. Nei quartieri milanesi che periodicamente finiscono sott’acqua per le esondazioni del Seveso – Niguarda, Istria, Maggiolina, Marche, Isola – prevale un senso di pacata rassegnazione in attesa che l’amministrazione locale risponda agli appelli pluridecennali di commercianti e residenti. La scena si ripete identica con cadenza ormai quasi mensile. L’allerta meteo, il temporale, i tombini che esplodono, le strade che si allagano e il fango dappertutto. I negozianti vivono perennemente con i sacchi di sabbia nei magazzini e gli abitanti si arrangiano con paratie da sollevare all’occorrenza in prossimità dell’ingresso dei palazzi residenziali o con vecchi espedienti quali cantine sbarrate e parcheggi strategici nei punti meno pericolosi. Pregando e sperando che passi in fretta. Un’emergenza cronica che dura da 70 anni. Alcuni professori, esperti di Geologia Ambientale, suggeriscono dapprima la divisione delle due acque e successivamente la realizzazione di vasche di laminazione nei comuni a monte di Milano sotto i quali scorre il Seveso. Si tratterebbe di ampi e profondi bacini adatti a contenere le acque dei fiumi in caso di piena. Abbastanza facile a dirsi un po’ più difficile a farsi perché il progetto delle vasche presenta lacune molto forti.

Essendo Milano una città d’acqua nella quale confluiscono, oltre al fiume Seveso, numerosi altri fiumi tra cui l’Olona, il Ticino, il Nirone, l’Adda e il Lambro, le portate scaricabili dai canali scolmatori costituirebbero una minaccia nei confronti della qualità delle acque degli altri fiumi andando ad alterare l’equilibrio ecologico naturale di flora e fauna presenti nei corsi d’acqua coinvolti. Il Seveso è classificato come fiume molto inquinato a cui l’ARPA – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientaleha attribuito il non brillante appellativo di “fiume nero” per la pessima qualità delle sue acque nel tratto in prossimità del Comune di Bresso. Ecco che la principale soluzione strutturale di questo problema diventa il disinquinamento del fiume che vanta ancora ben 1420 scarichi abusivi abitativi e industriali.

Un dovere etico e ambientale, quello della bonifica del fiume da parte degli amministratori locali, così da evitare che l’acqua fognaria e piovana si riversino automaticamente nel Seveso. Più che un fiume un sorvegliato speciale che scende dalla Brianza e attraversa la città provocando esondazioni repentine e rabbiose con esiti talvolta catastrofici di cui i cittadini milanesi sanno poco o niente essendo il più antico corso d’acqua a scorrere nascosto nel ventre della città metropolitana.

 

 

Notizie correlate