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Riccardo Ricciardi (M5S): «Conte ha dato una visione politica all’Europa, finirà sui libri di storia»

Conte ha qualcosa da temere dai nemici interni del M5S? «Non credo proprio. Che seguito avrebbe una persona o un gruppo che volesse metterlo in discussione?». Intervista al vice capogruppo alla Camera del M5S Riccardo Ricciardi
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«È un risultato che leggeremo sui libri di storia». Riccardo Ricciardi, vice capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, commenta così l’accordo appena raggiunto sul Recovery Fund.

Ma è una vittoria o un buon compromesso?

È una vittoria dell’Italia e di un protagonista assoluto: Giuseppe Conte, capace di giocare prima in difesa e poi all’attacco. Politicamente è riuscito a convincere l’Europa a mettere sul piatto una risposta comune impensabile solo fino a tre o quattro mesi fa, quando eravamo i soli a chiedere un intervento concreto per uscire dalla crisi. Conte ha portato tutta l’Unione a sposare una visione: prima mettendo insieme i Paesi mediterranei, poi tessendo relazioni politiche con Francia e Germania.

I sovranisti europei ne escono ridimensionati?

Non definitivamente, perché in democrazia le vittorie e le sconfitte si decidono nelle urne. Tra l’altro, molti dei Paesi che hanno dato filo da torcere all’Italia non sono governati da sovranisti.

A dare battaglia sono stati soprattutto i liberali alla Rutte, incalzati da chi in patria diceva: «Non un centesimo in Italia!». A proposito, il freno a mano voluto dall’Olanda rimane lì, pronto a essere tirato…

Sì, ma non è certo il freno a mano chiesto da Rutte all’inizio: è una garanzia, offerta a chi lo ritenesse opportuno, di poter discutere politicamente le scelte di un Paese destinatario degli aiuti. Ma ciò che voleva l’Olanda era la possibilità per un singolo Paese di bloccare i finanziamenti con un diritto di veto.

La discussione sul Mes, che tanto divide la maggioranza, viene spazzata via dal tavolo?

Per il Movimento e per il presidente Conte il Mes non è mai stato sul tavolo. Ma adesso, con questa mole di denaro europeo, sarebbe davvero ideologico continuare a parlarne.

La vostra ostilità al Mes è legata altimore di condizionalità. Ma anche il Recovery Fund è vincolato all’attuazione di un piano di riforme per l’Italia: dalle pensioni, al lavoro, passando per la sanità. Non è un paradosso?

Non è proprio così. Tanto per cominciare, ciò che abbiamo sempre contestato del Mes è la natura non politica ma tecnica di questa organizzazione. E non è una differenza da poco, perché lo stesso freno a mano di cui parlavamo prima è una richiesta legittima in quanto avanzata da un organo politico. In ogni caso, siamo felicissimi se l’Europa stabilisce che l’accesso ai fondi sarà subordinato a un green new deal, alla sburocratizzazione, alla transizione energetica. Sarebbe un segnale importante, perché vorrebbe dire che questi soldi non sono semplicemente il lenitivo di una crisi ma servono davvero al rilancio del continente.

E se ad esempio, come sembra, venisse chiesto all’Italia di cancellare quota 100?

Quota 100 non si tocca. Se l’Europa ci indica delle linee generali sullo sviluppo sostenibile è un conto, ma nessuno può dirmi come costruire il mio welfare. Ogni Paese ha una storia a sé e delle peculiarità proprie, se una maggioranza democraticamente eletta vuole investire socialmente su quota 100 o sul reddito di cittadinanza non sta mettendo in discussione un modello di sviluppo generale, sta facendo delle scelte politiche.

Scelte politiche su cui Rutte potrebbe chiedere una verifica. Insomma, la partita è ancora aperta…

Sono curioso di vedere chi tirerà il freno a mano di fronte a un efficientamento dello Stato rispetto alla burocrazia, rispetto a una fiscalità che inciderà di meno sul costo del lavoro o rispetto a una transizione energetica. Voglio ricordare, comunque, che l’Olanda è un paradiso fiscale e ci batteremo affinché l’Europa adotti una riforma per contrastare il dumping fiscale.

Conte ha annunciato una task force per discutere sul Piano Rilancio. Su cosa dovremmo investire subito?

Dobbiamo puntare sull’economia circolare. Ma anche sull’ammodernamento delle infrastrutture digitali e dei trasporti, ripensando al concetto di mobilità, e sulla scuola.

Per Di Battista, diventato il più grande sostenitore del premier, la vittoria è di Conte, «quindi è bene che sia lui ad avere la responsabilità della gestione di queste risorse». Un messaggio a Di Maio, accusato di congiurare con Draghi e Letta per un avvicendamento a Palazzo Chigi?

Credo che i nemici di Conte non siano dentro il M5S, e non lo dico per parlare in politichese. Nessuno, all’interno del nostro gruppo parlamentare, ha mai messo in discussione il Presidente del consiglio e il suo operato. Anche perché mettere in discussione Conte significa mettere in discussione un allenatore che ha vinto tutto. Gli incontri di Di Maio sono legittimi, rientrano nel suo ruolo di capo della Farnesina. Credo che Di Battista, conoscendo bene questo Palazzo, sappia perfettamente che una mole di denaro di questa entità fa gola a tanti. In molti farebbero a gara per gestire 209 miliardi.

Quindi Conte non ha nulla da temere dal M5S?

Non credo proprio. Anche perché nessun elettore capirebbe le ragioni di un’eventuale ostilità a un premier considerato il più amato degli ultimi 25 anni. Che seguito avrebbe una persona o un gruppo che volesse metterlo in discussione?

Chi è Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle?

Conte è premier perché esiste il Movimento, ma senza di lui il Movimento non avrebbe mai avuto una figura di questo spessore a ricoprire un ruolo del genere.

Forse anche l’unico a rendere possibile l’alleanza col Pd?

Per noi Conte è insostituibile, al di là del Partito democratico. E per quanto ci riguarda, in questa legislatura non esiste alternativa a questo governo e a questo presidente del Consiglio.

Dopo l’accordo sul Recovery Fund il centrodestra si è spaccato. A criticare il governo senza se e senza ma è rimasto il solo Salvini. Anche Meloni vuole smarcarsi dal fronte sovranista?

Il centrodestra è sempre stato diviso in questa legislatura. Basti pensare che la Lega governava con noi e ha votato provvedimenti che Fratelli d’Italia non avrebbe mai sostenuto, così come Forza Italia. Adesso, dall’opposizione, ognuno continua a votare per conto proprio e le contraddizioni la fanno da padrone. Probabilmente funzionano in campagna elettorale, ma arrivati in Parlamento si dividono sempre.

Anche tra voi le contraddizioni non mancano. Riuscirete a trasformare l’alleanza di governo in una coalizione anche alle Regionali?

Ogni territorio deve avere la libertà di decidere. Un’alleanza a livello nazionale non deve automaticamente trasformarsi in un’alleanza alle Regionali, dipende dai programmi e dai candidati. Mi fa piacere che in Liguria si sia trovata una sintesi in Ferruccio Sansa, ma andrò a fare campagna elettorale per il Movimento anche lì dove magari non sarà possibile individuare un candidato comune.

Rimanete dunque un partito né di destra né di sinistra?

Siamo oltre, come diceva Grillo.

 

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