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Condanne per 2mila anni di galera: la guerra di Erdogan agli avvocati

Sono 605 i difensori arrestati dal regime con la vaga accusa di eversione e terrorismo E nessuno di loro ha beneficiato dell’amnistia di aprile favorita dalla pandemia
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Mentre il presidente Erdogan celebrava il quarto anniversario dello sventato golpe in Turchia, che la notte tra il 15 e il 16 luglio del 2016 costò la vita a 251 persone, Deniz Yucel, ex corrispondente del quotidiano tedesco Die Welt. uno dei volti simbolo della repressione attuata dal regime, veniva condannato a 3 anni di carcere. La procura di Istanbul ne aveva chiesti 15.Il giornalista, rifugiatosi in Germania dopo il suo rilascio il 16 febbraio del 2018, è solo uno dei 282.790 sospettati di affiliazione alla rete di Fethulla Gulen, ex alleato di Erdogan considerato la mente del fallito golpe.Fino ad oggi, come riporta un recente rapporto diffuso dalle autorità di Ankara, sono state effettuate 99.066 operazioni contro i presunti golpisti, di cui 94.975 sono finiti in carcere. Attualmente sono ancora in prigione 25.912 persone mentre per gli altri è scattato, dopo anni di detenzione preventiva, il divieto di espatrio in attesa dell’ultimo grado di giudizio.

Dai dati emerge che tra i malcapitati coinvolti nella più vasta repressione attuata del Paese, arrestati con accuse di terrorismo, 605 sono avvocati, di cui 345 condannati arbitrariamente per un totale di 2145 anni di prigione. Oltre 1500 gli indagati.«Anni di carcerazione preventiva subita senza avere delle accuse precise da cui difendersi, condanne pesantissime inflitte al termine di processi sommari, svolti al di fuori di ogni regola dello stato di diritto» denuncia il coordinamento delle Commissioni Diritti umani e Rapporti Internazionali del Consiglio Nazionale Forense italiano.Gli avvocati non hanno mai goduto del favore dell’uomo solo al comando. Erdogan in persona avrebbe sollecitato il disegno di legge che prevede l’istituzione di Ordini alternativi a quelli esistenti contro il quale si sono animate proteste dei togati in tutto il paese. Il testo, presentato in Parlamento lo scorso 30 giugno, prevede che il governo assuma il controllo dell’elezione degli organi dirigenti dei vari organismi professionali. «In questo modo Erdogan – sostiene Mehmet Durakoglu, presidente dell’Ordine forense di Istanbul – vuole punire la nostra categoria che ha sempre rappresentato i valori laici della democrazia». Non è da escludere che anche l’ultima azione di protesta degli avvocati turchi, che chiedevano un atto di clemenza nei confronti dei detenuti politici non sia piaciuta al presidente turco che mal digerisce le critiche.Non a caso la riforma del codice penale approvata lo scorso 14 aprile, favorita dall’emergenza Covid-19, non ha tenuto conto di alcuna osservazione mossa da esponenti delle opposizioni e delle organizzazioni di categoria. Si è rivelata, al contrario, l’ennesima prova dell’accanimento verso dissidenti, avvocati e giornalisti. L’assemblea turca dando il via alla depenalizzazione di alcuni illeciti ha escluso i prigionieri per reati di opinione.

«L’unica misura adottata a tutela della salute nelle carceri turche era stata, fino a quel momento, la disinfezione delle celle – denuncia Ayse Acinikli di OHD, associazione di avvocati turchi e curdi – Non sono stati forniti dispositivi di protezione né alla polizia penitenziaria né ai carcerati, neppure nel penitenziario di Mardin dove si è registrato un caso positivo al Covid 19, un detenuto di 71 anni poi deceduto».

Il provvedimento di clemenza approvato permetterà ai 90 mila che ne hanno usufruito di scontare ai domiciliari il residuo della pena. Tra questi i detenuti con più di 65 anni, malati cronici e madri con figli minori di 6 anni. L’amnistia non è stata estesa ai prigionieri politici ultrasettantenni in isolamento nella struttura di massima sicurezza a Imrali, tra cui il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan Abdullah Öcalan.Per chi resta in carcere la situazione è drammatica anche per l’impossibilità di accesso alle cure a causa della pandemia. Ai malati di cancro sono stati interrotti i controlli e le cure.«Il governo ha la responsabilità dell’omessa protezione delle persone detenute più fragili – dice Ceren Uysal, avvocata dell’associazione People Law Office – in particolare di quei 1300 carcerati gravemente malati per i quali non è stato disposto l’immediato rilascio». Tra coloro che non hanno potuto beneficiare dell’amnistia, oltre agli avvocati Selçuk Kozagaçlı, Aycan Çiçek, Barkın Timtik, Engin Gökoglu, Behiç Agçı, Aytac Ünsal, Ebru Timtik, anche il leader del Partito democratico curdo (Hdp) Selahattin Demirtas, che soffre di problemi cardiaci, lo scrittore di fama internazionale Ahmet Altan, 69 anni, e il giornalista Mümtazer Türköne, cardiopatico arrestato nel 2016. Tutti sono in pericolo di vita a causa del virus come tanti altri detenuti accusati di “terrorismo” in prigione solo per aver criticato il governo.

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