Riparte il cammino di Santiago, faticoso pellegrinaggio che gronda di umanesimo

Verso la tomba di san Giacomo credenti e non, turisti e viaggiatori a buon prezzo: per allontanare preoccupazioni e il dopovirus

Ai primi di febbraio di quest’anno la Cattedrale di Santiago, meta di tutti i pellegrini che percorrono il celebre cammino che attraversa il nord della Spagna, è stata chiusa al culto per permettere l’esecuzione di lavori di restauro non più differibili. Ai visitatori rimaneva consentito accedere alla tomba di San Giacomo Maggiore per i saluto rituale di chi raggiunge a piedi Santiago di Compostela, percorsi gli ottocento chilometri della via Francese o un altro sentiero delle rete di cammini che portano al luogo di sepoltura del santo. Le funzioni religiose, a cominciare dalle affollate messe di accoglienza dedicate ai pellegrini sono state trasferite in altre sedi.

Poco più di un mese dopo questa chiusura parziale, la pandemia ha costretto alla chiusura l’intero apparato che nell’ultimo cinquantennio si è sviluppato attorno al cammino. Uno dopo l’altro hanno sospeso le attività gli ostelli e gli alberghi, i ristoranti, le trattorie che propongono nutrienti “menu del dia”, ossia pasti a buon prezzo senza scelta delle vivande, e i negozi di attrezzature sportive e piccoli souvenir per visitatori che viaggiano con lo zaino in spalla e non si possono permettere di appesantire il bagaglio.

Si dice che neppure Al- Mansor, leggendario conquistatore arabo vissuto a cavallo dell’anno mille, fosse riuscito nell’impresa di far cessare l’arrivo dei pellegrini nella cattedrale, che peraltro a quell’epoca non esisteva neppure nel suo aspetto attuale. La riapertura del Cammino di Santiago, annunciata il primo di luglio, rappresenta un ottimistico segnale di uscita dal periodo più difficile dell’infezione da Covid- 19.

Il significato della riapertura va letto su una molteplicità di piani. Il primo e più immediato è legato alla grande tradizione del pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo, frequentato con grande assiduità per tutto il medio evo, si dice anche san Francesco abbia raggiunto Santiago di Compostela, e rimasto vitale nella modernità. Nell’epoca dei lumi e del positivismo la pratica ha vissuto un lungo appannamento, per conquistare infine una nuova giovinezza a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando don Elías Valiña Sampedro, parroco di O Cebreiro seppe dare una nuova interpretazione del cammino, rinnovandone la devozione. In una decida d’anni di lavoro incessante don Elías segnò il tracciato con le celebri frecce gialle, convinse i colleghi delle parrocchie lungo il percorso a organizzare luoghi di accoglienza per pellegrini, scrisse la prima guida loro destinata, la cui edizione originale è ciclostilata, e organizzò alcuni convegni internazionali per risvegliare l’attenzione di fedeli o di semplici amanti della natura nei confronti del cammino stesso.

Don Elías riuscì a intercettare un aspetto della sensibilità culturale contemporanea, e seppe farlo attraverso uno strumento di devozione antico, ma proposto in termini molto attuali. La frequentazione comune del cammino da parte di credenti appartenenti a religioni diverse, atei, agnostici, semplici appassionati della vita all’aria aperta, curiosi della riscoperta del proprio corpo come mezzo di locomozione sulle lunghe distanze, ha spinto quanti lo hanno percorso a una riflessione in termini di umanesimo e di ricerca della felicità.

Viaggiare camminando non ha niente di penitenziale infatti e spinge a constatare come una quotidianità faticosa ed essenziale, fatta di pasti frugali e di frequenti lavaggi della biancheria, ma libera da preoccupazioni che con termine desueto si potrebbero definire mondane produca una condizione di elevato benessere, di generale tolleranza e di comprensione per le esigenze altrui.

Non è il paradiso in terra ovviamente. Per una parte notevole è anche una gigantesca operazione di accoglienza turistica. I trecentocinquantamila pellegrini che ogni anno raggiungono Santiago portano qualcosa di più che una boccata d’ossigeno all’economia di una delle regioni tradizionalmente più povere della Spagna, però così è sempre stato per tutti i luoghi di culto. Il sultano consentiva le visite dei pellegrini cristiani al Santo Sepolcro in cambio del pagamento di un diritto di accesso. Non c’è dunque solo devozione nell’andare a piedi alla tomba di Santiago, c’è una parte di noi che si interroga su aspetti della modernità che non sembrano in armonia con la concezione dell’uomo che la componente migliore dell’Occidente è andata faticosamente sviluppando nei secoli. La pandemia ci aveva privati di un’esperienza sana e piacevole, che aiuta a riflettere su temi non marginali: adesso e di nuovo possibile viverla.

 

 

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