https://www.youtube.com/embed/Mx6XiVho4j0 «Poggioreale è un tumore, una grande scuola di criminalità». A dirlo è Pietro Ioia, da sei mesi Garante locale dei detenuti, che incontriamo davanti allistituto penitenziario napoletano. Il carcere lha vissuto di persona e il suo compito - precisa - è di «vigilare». Soprattutto sulle percosse, la sanità, il sovraffollamento. Tutte quelle criticità che rendono listituto di Poggioreale lemblema della detenzione violenta. Nota per essere la più affollatto dEuropa, nellimmensa struttura che si erge al centro della città sono ristrette duemila persone, divise anche in 14 per cella. Al suo interno non funziona niente: dinverno non cè acqua calda, e destate le vecchie mura del palazzo si surriscaldano creando un caldo soffocante. Più di tutto manca il principio della rieducazione, né lavoro né studio, e tutte quelle attività trattamentali che dovrebbero rendere la pena un percorso di riabilitazione. Già nel 2014 Ioia si era fatto notare per aver denunciato la cella zero: la stanza di Poggioreale non numerata dove secondo le testimonianze i detenuti venivano spogliati e percossi dalle guardie penitenziarie. Di queste adesso 12 ne rispondono a processo. «Qui in Campania la violenza esiste», spiega Ioia, che da ex detenuto impegnato da anni come attivista sul tema carcerario punta il dito contro le istituzioni. «Poggioreale - conclude - è un carcere che produce malavita. Lo Stato deve arrivare prima della criminalità per chi vi esce». Gli fa eco il Garante dei detenuti della regione Campania, Samuele Ciambriello, che raggiunto nel suo studio del Centro Direzionale afferma: «Occorre prima di tutto liberarsi della necessità del carcere». «Uno stato di Diritto va olte il rancore, il risentimento e la vendetta - spiega Ciambriello. Uno stato libero forte e coraggioso si occupa pure dei mafiosi: si combatte il fenomeno della criminalità anche togliendogli manovalanza, se i carceri miniroli non diventano piccole università di delinquenza».   *servizio video a cura di Lorem Ipsum