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La Bce pompa liquidità, la Ue aiuti. Ma i sovranisti ciechi tengono duro

Gli altri paesi non approfittano del fondo per la sanità, ma non hanno il nostro debito pubblico. La Spagna lo ha già usato nel 2012
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Il 20 marzo del 2020 l’Unione Europea ha sospeso le regole del Patto di Stabilità, e in particolare il vincolo di bilancio, il vincolo a «non stampare moneta», come direbbero i sovranisti e i terrapiattisti. É qualcosa di mai accaduto prima, come ha subito ammesso Ursula Von der Leyen. Sono stati anche disposti piani di finanziamenti, tra Sure, fondi Bei e Recovery Fund ( non ancora varato definitivamente dal Consiglio Europeo per le resistenze dei Paesi nordici sedicenti «frugali», ma sul quale è massimo l’impegno di Germania e Francia, oltre che dell’Italia che ne è stata promotrice) tali da coprire oltre il 12 per cento del Pil dell’intera eurozona, e il 14 dei Paesi Ue. La Banca Centrale Europea ha immesso e continua a immettere quantità enormi di liquidità nel sistema: in proporzioni ancora maggiori che non nell’era Draghi. Un cambio di politica imposto dal Coronavirus e dalla tremenda crisi economica che ne sarà la scia, e una rivoluzione copernicana per l’Europa, non più guidata dalla semplice santa alleanza tra Popolari e Socialdemocratici, che mostra di aver ben imparato la lezione delle conseguenze – sociali, ma anche politiche – che ha portato la scellerata gestione rigorista degli anni di crisi dei debiti sovrani. E allora perché sovranisti e quel che è peggio soprattutto forze di governo come i 5Stelle e parte di Leu diffidano del Mes, di cui l’Italia ha invece uno strenuo e urgente bisogno? Si tratta come sappiamo di 36 miliardi di finanziamenti a tasso così basso da consentire un risparmio sugli interessi stimato tra i 5 e i 6 miliardi di euro. L’unica condizionalità prevista é la destinazione d’uso: la sanità. E la prima e più banale obiezione ai detrattori del Mes è semplicissima: se accedessimo a quei 36 miliardi, l’Europa ci restituirebbe quel che ci ha tolto proprio negli anni del rigorismo, perché come è noto il rispetto delle regole del Patto di stabilità ci ha costretti a tagli di spesa che hanno riguardato in primis proprio la sanità. E poi bisogna anche ricordare che, quando furono varati i meccanismi per la stabilità finanziaria degli Stati, come il Mes e Efsf, l’Italia sottoscrisse le quote di quei fondi per 125 miliardi di euro, e di questi ne ha già versati circa 14: sarebbe ben strano che un Paese finanziatore poi non utilizzasse quelle risorse. Ma il motivo principale addotto da chi rifiuta il Mes è un altro. E’ lo spauracchio della crisi di Atene, costata sangue e lacrime ai greci, e al contribuente europeo alla fine quasi 300 miliardi di euro, quando per risolvere quella difficoltà, all’inizio, ne sarebbe bastato poco più di un decimo. Lo spauracchio, soprattutto, di un Paese portato allo stremo in nome dell’ideologia rigorista. Solo un mix di paura e perfetta ignoranza dei meccanismi europei può portare ad agitare quel fantasma. «I Trattati non sono stati cambiati, sono ancora in vigore». É verissimo. I Trattati non sono stati cambiati, così come è ancora lì l’articolo 81 della Costituzione italiana voluto da Luigi Einaudi in nome della stabilità finanziaria dell’Italia, poi rafforzato nel 2012 su richiesta della Ue nell’Italia guidata da Mario Monti. Ed è lì anche il fardello grande come una montagna del nostro debito pubblico. Ma il punto è che forse non si è letto il Trattato di Maastricht, così come della Costituzione italiana si prendono solo i brandelli che si confanno a questo o a quella contingente bisogna. Nel Patto di Stabilità sta scritto il rigore finanziario così come ( Trattato di Maastricht, e all’articolo 2) il benessere e il progresso sociale ed economico dei cittadini. É la politica europea – cioè l’insieme delle politiche nazionali dei 19 Paesi dell’eurozona, o dei 26 della Ue, secondo l’attuale processo di formazione delle decisioni «europee» – che ha scelto il rigorismo, fino a quel 20 marzo del 2020. Ed è la politica europea che oggi cambia passo, non il Mes che è solo un organo e un meccanismo tecnico agito dalla politica, secondo le indicazioni e le interpretazioni che la politica impone. Durante e dopo la crisi del 2008- 2009 furono rigorismo e politiche anticicliche: oggi davanti allo shock simmetrico da post- Coronavirus sono politiche pro- cicli-che e ricorso amplissimo al deficit spending. L’adesione al Mes avrà poi ovviamente forma giuridica: è un patto scritto, e per ogni Paese che vi aderirà vi sarà scritto che l’unica condizione è l’impiego di quei fondi ( pari al massimo al 2 per cento del Pil) per la sanità. Spagna e Portogallo, si dice, non aderiranno, e forse nemmeno la Francia, perché dovrebbe farlo l’Italia? Intanto, perché siamo stati i più colpiti dal Covid- 19 ( il New York Times ha documentato che Bergamo è la città col maggior numero di morti per Covid- 19 al mondo, in rapporto alla popolazione) e ne abbiamo più bisogno degli altri. Poi perché Spagna e Grecia ( Madrid ha fatto ricorso al Mes già nel 2012, e si è rimessa in sesto) non hanno gran bisogno di quei fondi: già si finanziano sul mercato a un costo minore di quello italiano. Non hanno il nostro debito pubblico, non sono costrette a pagare interessi stellari sui titoli di Stato. E forse, oltre alla perfetta ignoranza grillina e alla diffidenza sovranista verso l’Europa, c’è qualcosa di psicoanalitico nell’irrazionale rifiuto del Mes. Un gigantesco non detto: il debito pubblico italiano fa paura a loro quanto e più che al peggiore dei rigoristi.

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