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«Si è spenta la giustizia»: gli avvocati inscenano il funerale dei diritti

Flash mob davanti alla Corte di Cassazione: «Chiudendo le porte delle Giustizia, si chiudono le porte in faccia ai cittadini»
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«Si è spenta la giustizia». La frase campeggia su un manifesto funebre, retto dagli avvocati che, con la toga sulle spalle, hanno partecipato questa mattina al flash mob di protesta contro la «morte» della giustizia. Ad organizzarlo l’ordine degli avvocati di Roma, che spalleggiato dal presidente dell’Organismo congressuale forense, Giovanni Malinconico, ha inscenato una «funerale» laico davanti al Palazzaccio di piazza Cavour, esponendo lo striscione col motto «#non ti posso difendere». Obiettivo della protesta la ripresa dell’attività giudiziaria in tutta Italia dopo le restrizioni dovute al lockdown, allentate per tutte le attività eccetto che per la giustizia. Decine di avvocati si sono presentati con le bandiere italiane e perfino con un bara. «È morta la tutela dei diritti e delle libertà di milioni di cittadini», recitava l’annuncio funebre esibito dagli avvocati.

La protesta è contro la continua sottovalutazione dei diritti dei cittadini, relegati all’ultimo posto dell’agenda di governo, con udienze rinviate e processi telematici farraginosi.

«Al Governo abbiamo chiesto un piano straordinario per il rilancio della Giustizia – ha spiegato Malinconico – ma finora non abbiamo ricevuto risposte. Speriamo che questa manifestazione organizzata dal Consiglio dell’Ordine di Roma sia un segnale che il Guardasigilli possa intendere, al quale in caso contrario seguiranno altre iniziative forti». E al ministro Bonafede e al premier Conte si rivolge il presidente dell’ordine di Roma, Antonino Galletti: «Trattandosi di due avvocati – afferma – stupisce che non abbiano compreso il disagio dei loro colleghi di tutta Italia, che il funerale della Giustizia celebrato oggi dinanzi alla Corte di Cassazione rappresenta plasticamente». Gli avvocati ribadiscono che nella “fase 3” la Giustizia «quotidianamente si confronta con udienze rinviate, processi a distanza farraginosi, udienze in presenza distillate con il contagocce». «Come abbiamo ripetuto più volte, il tema non è solo il malessere dell’avvocatura, che pure è fortissimo – conclude Galletti – ma il fatto che chiudendo le porte delle Giustizia, si chiudono le porte in faccia ai cittadini, che alla Giustizia si rivolgono per vedere tutelati i loro diritti. Negare la Giustizia, impedirne il corretto funzionamento, significa negare i diritti degli italiani».

 

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