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Palamara non si ferma: “Faccio i nomi per smascherare il sistema”

Palamara tira dritto: "Ho necessità di spiegare come funzionava tutto il sistema, nessuno escluso, perché non ho inventato io i rapporti tra magistratura e politica"
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“Le decisioni vanno rispettate, ma siamo in democrazia: lo statuto prevede la possibilità di impugnare la decisione della mia espulsione dell’Anm. C’e’ una parte di magistratura che mi chiede di dimostrare la mia innocenza, io non ho mai ricevuto somme di denaro per una nomina. Impugnero’ la decisione davanti all’assemblea generale dei soci chiedendo di spiegare le mie ragioni in un confronto”. Lo ha detto Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, di recente espulso in seguito all’inchiesta per corruzione a suo carico, in un’intervista a Omnibus su La7. “Chi ha cariche rappresentative guarda solo ai magistrati, deve rispondere a chi lo ha eletto. A torto o ragione il sistema delle correnti replica la politica – ha spiegato il magistrato – ma assecondare le richieste di un politico mi avrebbe fatto perdere fiducia nei confronti di un magistrato. Non nascondo di aver sviluppato rapporti con la politica, ma non per fare favori, solo per avere interlocuzioni che inevitabilmente ricadevano sulle nomine”.

E poi: “Faccio i nomi per smascherare il sistema””Io voglio essere chiaro: non faccio nomi per una chiamata di correità ma per dimostrare quello che è stato il mio ruolo, ho necessita’ di spiegare come funzionava tutto il sistema, nessuno escluso, perché non ho inventato io i rapporti tra magistratura e politica”, ha detto il pm Luca Palamara. Che poi ha aggiunto: “C’e’ una magistratura silenziosa che mi chiede di non mollare”. Cosi’ il pm Luca Palamara a Omnibus su La7, dopo l’espulsione di sabato dall’Anm.
Infine un “pensiero” al collega Albamonte che lo ha querelato: “E’ una polemica “della quale sono molto rammaricato. Io non penso di aver offeso nessuno quindi non c’è nessun problema per me per avere chiarimenti di fronte ai giudici e alle autorità competenti”. “Riconosco ad Albamonte che fu lui a individuare, nel 2017, il vero problema che affligge la magistratura: il carrierismo. E in quella occasione fui tra i principali sostenitori di Albamonte di non ripercorrere nella magistratura i giochetti della politica e di continuare a dare seguito a quel tema individuato”, sottolinea.

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