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L’Anm replica a Palamara: «Non lo abbiamo sentito perché nostro statuto non lo prevede»

La giunta Anm presieduta da Luca Poniz replica a Luca Palamara
Con una nota della giunta, l’associazione di cui il pm era stato presidente spiega di aver espulso il collega senza dargli la possibilità di un’ultima autodifesa per coerenza con le norme interne. Ma anche perché «Palamara era stato già ascoltato dai probiviri e non aveva mai risposto sulle cene all’hotel Champagne»
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«Non lo abbiamo sentito perché il nostro statuto non lo prevede». Punto. L’Anm, come organismo, non ha altro da replicare, per ora, alle nuove bordate dell’uragano Palamara, alle accuse rilanciate dall’ex presidente dell’associazione, in queste ore, dopo esserne stato espulso nella riunione di ieri.

Luca Palamara ha pronunciato diverse chiamate in correo nelle conversazioni pubblicate stamattina da Repubblica, dal Fatto e dalla Verità: per esempio nei confronti di Eugenio Albamonte, che ha già annunciato querela, o di Giuliano Caputo, che del “sindacato” delle toghe è attualmente il segretario.«Un giudice dovrebbe essere in grado di leggere lo Statuto di una associazione», si legge dunque nella nota diffusa dalla giunta dell’Anm, «ancora di più quando ne è stato presidente. Il dottor Palamara non è stato sentito dal Cdc», il “parlamentino” dell’associazione, «semplicemente perché lo Statuto non lo prevede. Non vi sono altre ragioni».

In realtà sembra abbastanza chiaro che la scelta di non accogliere, nella riunione di sabato, la richiesta avanzata da Palamara di poter pronunciare un estremo atto autodifensivo sia derivata da rischio che Palamara potesse sferrare in assemblea le stesse “accuse” lanciate poi dai giornali, con la conseguente trasformazione della riunione in una vera e propria corrida.

«Quando dice che non ha avuto spazio per difendersi, Palamara mente: è stato sentito dai probiviri, e in tutta la procedura disciplinare non hai mai preso una posizione in merito agli incontri con consiglieri del Csm, parlamentari e imputati. E, come lui, gli altri incolpati», incalza, nella propria nota, la giunta dell’ Anm.

«Le regole si rispettano, anche quando non fanno comodo». Palamara, sostengono i suoi colleghi, «cerca ora di ingannare l’opinione pubblica con una mistificazione dei fatti: la contestazione riguardava gli incontri notturni all’hotel Champagne e l’interferenza illecita nell’attività consiliare, fatti purtroppo veri, e per questo sanzionati».

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