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Pignatone smantella il reato di abuso d’ufficio: frena il paese

"Rifiuto della firma" da parte dei funzionari pubblici terrorizzati di finire invischiati in qualche inchiesta "temeraria" e scarsi risultati penali. Così l'ex procuratore di Roma ha demolito l'articolo 323 del nostro Codice penale
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Uso, anzi, vero e proprio abuso della cosiddetta “burocrazia difensiva”, freno allo sviluppo del Paese e scarsi risultati sul piano della sanzione penale. Sono le tre conseguenze – le più gravi – del reato di abuso d’ufficio. E fin qui nulla di nuovo: da anni ormai l’articolo 323 del nostro codice penale è nel mirino di giuristi e penalisti. La cosa del tutto nuova e inusuale, semmai, è che stavolta le critiche arrivano da Giuseppe Pignatone, l’ex procuratore di Roma che più e più volte nel corso delle sue inchieste ha contestato il reato in questione. Fatto sta che Pignatone prende il toro per le corna e spiega quanto segue.
Primo: un utilizzo improprio del reato di abuso d’ufficio determina il cosiddetto “rifiuto della firma” da parte dei funzionari pubblici che per paura di finire invischiati in qualche inchiesta “temeraria” evitano in tutti i modi, e per evitare guai, di agire per il bene pubblico e di assumersi responsabilità;
secondo: come conseguenza del punto uno, l’articolo 323 del codice penale concorre a creare sacche di immobilismo produttivo che bloccano l’intero paese;
terzo: le statistiche parlano chiaro. “Quasi la metà delle denunce per reati contro la Pubblica Amministrazione riguardano fatti qualificabili come abuso in atti di ufficio; i relativi procedimenti vengono però in gran parte archiviati mentre, secondo una rilevazione di alcuni anni fa, solo il 22% dei processi si conclude con una sentenza di condanna. Anche statistiche più recenti, pur se parziali, confermano questa tendenza. I margini di ambiguità Sull’esattezza di questa analisi e sull’urgenza di un intervento del legislatore vi è un significativo consenso”.
Insomma, un vero disastro. E il fatto che la denuncia dell’abuso del reato di “abuso d’ufficio” arrivi da Giuseppe Pignatone, rende la necessità di cambiare quella legge ancora più urgente. E non è un caso che lo stesso Pignatone citi il monito dell’allora presidente della Repubblica Scalfaro: “Non si può avere un mondo di funzionari, di sindaci, amministratori che a un certo punto si trovano impelagati, senza saperlo prima, in un illecito amministrativo o penale”.
Sono passati 25 anni da quel monito e i problemi sono rimasti gli stessi. Forse appena un po’ peggiorati…

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