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Inginocchiarsi, simbolo delle libertà civili. La cultura della legalità sconfigge ogni virus

Da Minneapolis a Hong Kong passando per bagdad: pretendere la verità evitando la violenza è il fine
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Libertà civili, ve ne prego! E le maschere un giorno si alzeranno in volo. Si è inginocchiato. Non ha saputo, non ha potuto, fare altrimenti. Si è inginocchiato. Con lui migliaia e migliaia di operatori delle forze dell’ordine e persone, tante, ovunque.

Quelle immagini c` he hanno fatto il giro del mondo in qualche secondo ci mettono dinnanzi un grande ritorno: il tema delle libertà civili. Nel decennio che è intercorso dallo scoppio della crisi economia del debito sovrano alla attuazione delle strategie della austerity fino alla ripresa delle economie nazionali – davvero ci eravamo ripresi? – al centro del dibattito internazionale sono state soprattutto le eguaglianze, anzi, le diseguaglianze economiche e sociali, che erano e sono state divaricate – Gini insegna – in modo esponenziale dalla non sostenibile distribuzione della ricchezza generata in reazione alla crisi e soprattutto – lo mostrano molto bene i dati della ricerca – dal fatto che le opportunità ai meccanismi di moltiplicazione di capacità e competenze sono state rese accessibili in modo ineguale: pensiamo al digital divide, soltanto per menzionare la più semplice e semplicemente ostensibile di queste diseguaglianze, ma ve ne sono molte altre, non da ultimo il tema della diseguaglianza inter- generazionale.

Ora, è proprio nel centro di quel tempo in cui ci siamo resi conto di essere divenuti una società inegalitaria senza che fosse stato preventivamente riscritto il patto sociale in cui sta incardinato il principio sulla base del quale siamo disposti ad accettare delle differenze – il libro ancora attuale di Philip van Parijs quanta diseguaglianza possiamo accettare insegna come ragionare sul punto – è entrata in modo dirompente la tematica delle libertà. Dapprima legata al destino dei migranti: libertà civili, il punto nodale, la condizione necessaria per potere parlare di un rapporto equilibrato, giusto, legittimo rispettoso della persona fra individuo e istituzioni portatrici di potere. Ma poi covid 19 ha spalancato la porta su una questione che vibra e pulsa al cuore delle democrazie: fino a che punto siamo disposti a cedere sulle libertà civili per essere rassicurati sulle sicurezze? Non è una questione facile e non bisogna indulgere nelle risposte di breve respiro e di breve durata: nel breve tempo, per un periodo di emergenza, è sempre possibile contrarre un elemento fra quelli che tengono insieme il tessuto delle garanzie e dei diritti civili, in nome di un bene collettivo. È per questo che esistono le flessibilità nelle costituzioni e negli ordinamenti democratici. Ma sub conditione. La condizione è che la contrazione rientri nel perimetro della fisiologia riducendo i suoi effetti di spill over al punto più vicino allo zero, ossia arrivando a non lasciare tracce. Difficile … quasi impossibile. È qui che la cultura delle libertà civili diventa proprio l’ancora vitale da cui partire. Il punto necessario da cui rimettersi in moto avendo ben presente che non ci sarà né sicurezza né eguaglianza né crescita se le libertà fondamentali e i diritti civili non sono prima che tutelati in costituzione protetti dalla cultura diffusa

* segretario Generale aggiunto Cisl della legalità. Quegli agenti di polizia inginocchiati ci ricordano che esiste una sacralità nella libertà civile: che nessuno, nessuno è al di sopra dell’altro. Che questo 2020 ha la straordinaria e drammatica potenza di uno spazio tempo che ci obbliga a guardare in faccia senza infingimenti quelle che sono le nostre debolezze, le nostre disponibilità a cedere qualcosa di sacro e intangibile per qualcosa di immediatamente misurabile. Cio’ che è accaduto negli Stati Uniti ha, si è detto, l’aria degli anni 50. Penso di no. Penso che sia qualcosa di nuovo. Penso che ci sia la forza della rapidità del sollevarsi delle coscienze civili nel mondo, che va veloce come un bene ( questa volta non un virtus) virale: una sorta di bagno di verità che ci risveglia.

Non le vogliamo perdere quelle libertà, no. Non vogliamo nemmeno dimenticarcene, in un sonno letargico comodo. Vogliamo insegnarle ai nostri ragazzi quelle libertà. Cosicchè in qualsiasi posizione professionale si trovino le possano difendere e non pensino mai di potere ledere le libertà civili di un Altro, ogni possibile Altro, solo in nome di, grazie a, in tutela della posizione o del potere. Saranno loro i nostri ragazzi con l’esempio ancor prima che con la norma giuridica a prevenire le patologie.

Qualche giorno fa un giovanissimo talento futuro in un parco vuoto raccontava un sogno. Un sogno da mettere in quadro, perché si sono cose che non ci dobbiamo proprio dimenticare. Correva nel vento, e le mascherine volavano via. Il viso era scoperto e la verità era limpida, non urlata. Perché la verità non ha bisogno di essere urlata. E’, soprattutto non è ha nello sguardo dell’anima che guarda pura la vita. Il viso nel vento. Come la verità di quell’immagine di donne e uomini che viso nel vento sommuovono il pianeta da Hong Kong a Minneapolis a Roma passando per Badgad, vogliono una civile verità. Che nel chiederla non indulgano ad una deriva violenta!

Forse tutti abbiamo guadagnato una verità vera: senza libertà civili ogni giorno nel presente e per ciascuno non esisterà mai un destino democratico futuro per tutti.

 

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