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I crimini del boia di Lione: deportò ad Auschwitz i bimbi della casa di Izieu

Il capitano Klaus Barbie venne processato per crimini contro l’umanità e morì in carcere a 78 anni. Il processo era durato 800 giorni con l’intervento di 42 avvocati e di 107 testimoni a carico
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Tra le innumerevoli nefandezze compiute dai nazisti in Europa tra il 1940 e i 1945, c’è quella realizzata, nell’aprile 1944, in Francia nella cittadina di Izieu, nel corso della quale vennero catturati e poi deportati e uccisi ad Auschwitz 44 bambini ebrei e 6 adulti che ne erano gli assistenti.

Il 20 giugno 1940 la Francia capitolava al termine del conflitto lampo che, dal maggio, l’aveva opposta alla Germania e, seconmistizio di Compiègne ( 22 giugno), dovette subire la divisione del proprio territorio metropolitano in due Zone, una Settentrionale, tenuta militarmente e amministrativamente dai tedeschi ( Zona occupata) e una Centro- meridionale lasciata alla giurisdizione amministrativa del Governo francese collaborazionista del generale Petain ( Zona libera) ; l’Alsazia e la Lorena vennero annesse direttamente al III Reich.

Izieu è un piccolo paese francese nel Dipartimento di Ain, tra Chambery e Lione ( da cui dista circa 65 km), alquanto isolato, ai piedi delle montagne dello Jura, a 350 km dal confine svizzero. Nel 1940 si trovava quindi nella Zona libera della Francia e vi rimase sino al 1942 allorché passò sotto l’occupazione italiana e, successivamente, a quella tedesca ( 1943). Non appena conquistata la Francia i tedeschi vi avevano iniziato la caccia agli ebrei, per cui, nell’estate 1941, l’ OSE ( Oeuvre de Secours aux Enfants) ebraica aveva aperto, nella Zona Libera, a Palavas les- Flots, un Centro per il ricovero dei bambini ebrei rimasti orfani di genitori deportati dai nazisti. Alla direzione di questo Centro erano stati posti un agronomo ebreo russo, Miron Zlatin e sua moglie Sabine Chwast, infermiera polacca, e vi vennero accolte decine di bambini ebrei. Le disposizioni antiebraiche non vennero mai applicate dagli italiani in Francia per cui i bambini godettero di assoluta tranquillità sino a fine novembre 1942 quando gli Zlatin, avuto sentore dell’imminente occupazione tedesca della Zona libera, portarono i 15 bambini presenti nel Centro a Izieu, che al momento era sotto amministrazione italiana, con l’aiuto del Prefetto del Dipartimento dell’Hérault, Jean Benedetti e del suo vice Pierre Marcel Wiltzer. Trovarono posto in una casa che, nel 1939, era stata adattata a Colonia estiva per bambini ed era stata successivamente abbandonata all’inizio della guerra: constava di due piani con un ampio terrazzo, un giardino, un granaio e una fontana, cui gli Zlatin diedero nome di “Casa per i bambini rifugiati dell’Herault”. In questa Casa, tra il 1942 e il 1944, transitarono oltre 100 bambini ebrei di varia età ( compresa tra i 4 e i 17 anni) e di varia nazionalità: nel gennaio 1944 ve ne erano 45 ( 21 francesi, 8 tedeschi, 8 belgi, 7 austriaci e 1 polacco) sotto il controllo e l’assistenza di 8 adulti. Durante il periodo in cui stettero nella Casa i bambini condussero vita normale e seguirono, con l’aiuto dei loro Assistenti, corsi di lingua, aritmetica, scienze, storia e geografia. Questo fortunato stato di cose durò sino al settembre 1943 allorché i tedeschi intensificarono la caccia agli ebrei in tutta la Zona libera che avevano rioccupato dopo la ritirata degli italiani. La Casa di Izieu rimase a lungo sconosciuta ai nazisti, a causa della sua ubicazione montana, lontana da centri cittadini, ma la situazione precipitò all’inizio del mese di aprile 1944. Il 6 aprile, mentre Sabine Zlatin si trovava a Montpellier ( ove si era recata allo scopo di cercare appoggi per far espatriare i suoi bambini verso la Svizzera), alle 9 della mattina giunsero davanti alla Casa due autocarri e due automobili con a bordo 30 militari della Werhmacht e alcuni civili della Gestapo agli ordini dello Hauptsturmfuehrer ( capitano) dwllw SS Klaus Barbie comandante della Gestapo di Lione, che aveva avuto notizia dell’esistenza della Casa da un abitante della zona, tale Lucien Jourdan. Ebbe immediatamente inizio la cattura di tutti i presenti e uno solo degli Assistenti, lo studente di medicina Leon Reifman, rumeno di 30 anni, riuscì a fuggire saltando da una finestra del retro e nascondendosi in una vicina fattoria: fu uno dei testimoni- chiave nel processo a Barbie nel 1987. Dei 45 bambini presenti uno, Rene Wucher, venne rilasciato in quanto dichiarato non ebreo, mentre tutti gli altri furono caricati sui due autocarri insieme ai 7 Assistenti rimasti e portati a Lione. Imprigionati per due giorni nel locale carcere di Fort Monluch, l’ 8 aprile furono tutti inviati per ferrovia a Drancy, comune del Dipartimento Senna- Saint Denis, ove, dall’agosto 1941, era stato allestito dalla Gestapo e sotto il controllo della Polizia francese collaborazionista, un “Judeninternierungslager” ( Campo di internamento per ebrei stranieri) trasformato poi, nell’agosto 1941, in un enorme “Judendurchsgangslager” ( Campo di raccolta e transito di ebrei) provenienti da tutta la Francia. A Drancy erano già presenti, nell’aprile 1944, oltre 4.000 bambini ebrei orfani che vi erano giunti dai “Jugendverwahrslager” ( Campo per bambini ) di Pithiviers e di Baume- la- Rolande e i cui genitori erano stati inviati direttamente ad Auschwitz per essere eliminati, in attesa di seguire lo stesso destino. Stessa sorte toccò ai bambini di Izieu, il cui invio ad Auschwitz iniziò, in 7 scaglioni successivi, ad aprile e terminò a giugno mediante ferrovia ( il viaggio da Drancy ad Auschwitz durava mediamente due giorni). Tutti i bambini e cinque degli Assistenti vennero uccisi nelle camere a gas nello stesso giorno del loro arrivo; dei restanti due Assistenti, uno, il Direttore Miron Zlatin, che era giunto ad Auschwitz col convoglio 73, fu subito inviato per ferrovia all’“Arbeitslager” ( campo di lavoro) di Reval nella Prussia orientale e vi venne fucilato nel mese di luglio successivo. L’altra, Laja Feldblum, ebrea polacca, era in possesso di un documento che la identificava come Marie Louise Dacoste, infermiera ariana cattolica e che avrebbe potuto escluderla dalla camera a gas, ma in quel momento essa dichiarò di essere ebrea per non abbandonare i suoi bambini, e riuscì miracolosamente a scampare alla morte e fu liberata nel 1945, unica testimone oculare sopravvissuta alla tragedia di Izieu; testimoniò al processo contro Barbie nel 1987 e morì nel 1989 a Tel Aviv ove era emigrata nel 1980. Sabine Zlatin rientrò a Izieu l’ 8 aprile e ne ripartì il 20 per Parigi ove aveva dei parenti che la introdussero nel movimento della Resistenza antirazzista. Nel 1945, a guerra finita, fu nominata Direttrice dell’Hotel Lutetia, ove aveva sede l’organizzazione per la accoglienza dei superstiti deportati dai “Konzentrationslager” ( Campi di concentramento) tedeschi e, nel 1944, fu tra i promotori della creazione del Memoriale ai bambini nella Casa di Izieu: testimoniò al processo contro Barbie nel 1987 e morì nel 1996 a Parigi, onorata con la Legion d’Onore. La tragica vicenda della Casa di Isieu risultò ufficialmente conclusa con il telex inviato dal capitano Barbie al Comando della Sicherpolizei SD a Parigi con il quale comunicava, lo stesso 6 aprile 1944, che “la Colonia di bambini di Isieu era stata liquidata al completo di 10 Assistenti e 41 bambini” ( Sappiamo che, in realtà, i bambini uccisi furono 44 e gli Assistenti 7, ma l’errore fu probabilmente dovuto al fatto che l’aspetto di tre bambini di età rispettivamente di 15, 16 e 17 anni li aveva fatti considerare Assistenti e non bambini).

Quanto alla storia personale di Barbie, egli era entrato a far parte delle SS nel 1935, a Berlino, all’età di 22 anni ed era stato assegnato all’ SS SD ( Sicherheitsdienst ( cioè Servizio segreto delle SS). Con questo incarico nel 1940 era stato destinato a Amsterdam e, nel 1942, fu nominato Capo della IV Sezione della SIPO ( Sicherheitspolizei, polizia di sicurezza) e della SD e inviato a Lione al comando della locale Gestapo. Quivi si rese colpevole di atrocità, torture, uccisioni, fucilazioni e violenze di ogni tipo sulla popolazione che gli meritarono l’appellativo di “Boia di Lione”. Dopo la “raffle” di Izieu fu trasferito al SD di Dortmund in Germania e, alla fine della guerra, riuscì a far perdere le sue tracce. Condannato a morte in contumacia dal Tribunale di Lione con sentenza del 1948 ( confermata in due successivi processi nel 1952 e nel 1954), fu catturato sotto le mentite spoglie di Hans Becker – dagli americani nel 1947 e, dopo un breve periodo di detenzione, fu arruolato come agente segreto dall’Esercito U. S. A. avendo offerto agli Alleati la sua esperienza di ex ufficiale del SD tedesco contro i russi. Nel 1955, temendo di essere riconosciuto, si rivolse a una delle Associazioni che, all’epoca, si incaricavano di far fuggire dall’Europa i nazisti ricercati la “ratline”, linea dei topi) che lo aiutò a riparare in Bolivia con il nome di Klaus Hansen Altman. Quivi, con l’aiuto di elementi nazisti introdotti nel Governo del Presidente Hugo Banzer, riuscì a entrare nei Servizi segreti del Paese come Consigliere col grado di tenente colonnello e, in quella veste, pare abbia contribuito alla cattura del Che Guevara. Nel 1980 favorì il Colpo di Stato del generale Luis Garcia Meza Tejada che, conseguentemente ne divenne suo amico e protettore mantenendolo nella sua carica. Rovesciato Garcia nel 1981, il nuovo Capo del Governo, Hernan Siles Suazo, su sollecitazione del Presidente francese Georges Pompidou, nel 1983 lo fece arrestare, imprigionare a La Paz e successivamente estradare in Francia nel 1985. Detenuto nel carcere di Fort Montluc a Lione, Barbie vi fu processato nel luglio 1987 e condannato all’ergastolo per “crimini contro l’umanità” ( che compresero quelli commessi sui bambini di Izieu) e morì in carcere a Lione, malato di leucemia, l’età di 78 anni. Il processo era durato 800 giorni con l’intervento di 42 avvocati e di 107 testimoni a carico e risultò quello più pubblicizzato a livello mondiale dopo quello tenutosi a Gerusalemme nel 1961/ 62 a Adolf Eichmann. Fra questi testimoni i più importanti furono Sabine Zlatin, Leja Feldblum, Leon Reifman René Wucher, Jilien Favet ( contadino presente nel suo campo vicino alla Casa di Izieu il 6 aprile 1944), Simone Lagrange ( bambina ebrea portata da Drancy ad Auschwitz col convoglio 76, trasferita poi a Ravensbrueck e liberata nel 1945) e due donne eccezionali, Fortunée Benguigui e Ita Rose Halaunbrenner, madri di bambini di Izieu uccisi. Fortunée Benguigui, ebrea deportata a Auschwitz nel luglio 1943 ( ove fu sottoposta a crudeli esperimenti medici) venne liberata nel febbraio 1945 e in quell’occasione apprese che tre dei suoi figli erano stati prelevati dalla Casa di Izieu e uccisi a Auschwitz ( una quarta figlia era scampata, salvata da una famiglia cattolica di Izieu). Da quel momento, con l’aiuto di Beate Karsfeld, giornalista e scrittrice tedesca instancabile ricercatrice, ( col marito Serge, ebreo rumeno) di criminali nazisti, si dedicò, fra l’altro, a far processare Klaus Barbie per quanto compiuto a Izieu. Nel 1941 fu protagonista, con la Karlsfeld, di una clamorosa protesta a Monaco contro il Governo tedesco poiché il Procuratore generale aveva deciso di archiviare il processo in corso a Monaco contro Barbie “ per mancanza di prove”. La sua lotta fu premiata nel 1987 col processo al “boia di Lione” al quale fu una testimone fondamentale. Così come lo fu Ita Rose Halaunbrenner, che aveva avuto il marito Jacob e il più grande dei suoi cinque figli uccisi dai tedeschi in differenti occasioni e due figlie deportate da Isieu e uccise a Auschwitz. Nel marzo 1972 si era recata ( anche lei in compagnia di Beate Karlsfeld) in Bolivia a La Paz ove si incatenò con lei di fronte all’edificio ove lavorava Barbie : la dimostrazione non ebbe alcun effetto immediato ma ne ottenne alfine l’estradizione in Francia nel 1983 a seguito di pressioni sull’opinione pubblica francese e sul Presidente Pompidou, e il processo nel 1987, al quale anch’essa fu essenziale testimone. I bambini di Izieu sono stati ricordati in numerosi luoghi: nella targa coi loro nomi apposta sulla facciata della Casa nel 1946; nel Memorial agli ebrei deportati dalla Francia istituito in Israele a Rogelit nel 1981 ; nello obelisco piramidale eretto nel 1946 a Bregnier- Cordon, piccolo comune nei pressi di Izieu ( deturpato con una grossa svastica, subito rimossa, nel 1979); nel Memorial fatto erigere dal Presidente François Mitterand nel 1994 nella Casa di Izieu e nel museo a che era stato attrezzato nella stessa casa nel 1988 da Sabine Zlatin e Pierre Marcel Wiltzer ; in una piazza di Parigi intitolata “Place des Enfants d’Izieu ; in una targa che riporta anche il nome di Sabine Zlatin in Rue Madame nel 6° Arrondisment di Parigi; nel Memoriale per i Deportati dall’ Ain nel comune di Nantua ( Dipartimento dell’ Ain): nel Monumento a 7 bambini di Izieu eretto nel Franz Josef Kai ( Parco) di Vienna; nel Monumento ai 44 bambini nella piazza di Belley ( capoluogo dell’Ain); in numerose Mostre internazionali ( in Italia a Modena 2014 e Udine 2015) e in alcuni film (“My enemy’s eremi” di Kevin Mac Donald- 2007 ; “La tracce” di Laurent Jaoui – 2007; “Il coraggio di non dimenticare” di Michael Lindsay Hagg – 1986) e in 12 “Solpersteine” ( Pietre d’inciampo) messe in opera dal loro inventore, l’artista tedesco Gunter Denning, di cui due in Belgio ( Anversa e Bruxelles), due in Germania ( Egelsbach e Pforzheim) e sette in Francia ( tre a Liegi e quattro a Belley) con i nomi di 12 bambini di Izieu uccisi.

La loro drammatica vicenda è stata narrata in alcuni libri ( “The Children of Izieu” di Serge Karsfeld- 1985; “Les enfants d’Izieu” e “Dans le tourment de la Shoah” di Pierre Jerome Biscarat – 2003 e 2008; “Le sauvetage des enfants juifs pendant l’occupation dans les maison de l’OSE” di Katy Hazan – 2008; e “Deportation et sauvetage des enfants juifs à Paris” di Sarah Gesburger – 2012) e nelle canzoni dei cantautori Claude Hazan e Reinhard Mey.

 

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