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La lotta dei nuovi poveri contro la rassegnazione

Su Raiplay dal giugno "La rivincita" il film di Leo Muscato tratto dal romanzo omonimo di Michele Santeramo
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È il terzo film ad “uscire” in anteprima su RaiPlay il 4 giugno per l’iniziativa #IlCinemanonsiferma, l’opera prima del noto regista di opera e teatro, Leo Muscato: La Rivincita.

Se sulla carta è il titolo dal cast meno scintillante, perché non attinge al solito calderone di star del cinema di casa nostra, ha dalla sua un’umanità strabordante e degli attori che sanno farsi ascoltare, guardare e capire. Michele Venitucci lo avevamo già rivisto in Istmo di Carlo Fenizi , uscito digitalmente il 20 maggio dove l’attore, Pardo d’Argento al film festival di Locarno, si era distinto come protagonista e co-sceneggiatore.

Accanto a lui Michele Cipriani e due attrici, la turco-italiana Deniz Özdoğan e Sara Putignano.

In un sud pugliese per accenti e vegetazione ma astratto nel tempo, due fratelli Sabino (Venitucci) e Vincenzo (Cipriani) e le rispettive mogli Angela (Putignano) e Maja (Özdoğan) si barcamenano tra ostacoli, debiti e la voglia di essere felici nella normalità.

La Rivincita, tratto dal romanzo omonimo di Michele Santeramo, anche autore del soggetto insieme a Leo Muscato, nasce dall’incontro tra Muscato e l’autore: “Questa storia nasce 6 anni fa da un incontro fortunato con Michele Santeramo” ricorda subito Muscato, “è una storia che riguarda un numero estremamente importante di persone, in cui i personaggi riescono a risultare realistici. Sono degli archetipi o delle metafore di esseri umani in continua lotta per ottenere le cose più normali, degli ercolini sempre in piedi che, nonostante le continue botte, riescono sempre a trovare risorse anche insperate per poter reagire in maniera forte e inconsueta”.

È l’umanità e la forza d’animo dei suoi protagonisti il punto di forza di La rivincita, lo sottolinea lo stesso Muscato che descrive le sensazioni nel rivedere il suo film dopo qualche tempo: “Riguardando il film dopo mesi, ho capito che è una storia d’amore incondizionato, i nostri protagonisti riescono a trovare delle risorse che nemmeno loro avrebbero potuto immaginare per ottenere quello che loro continuano a predicare, le cose normali. Ed alla fine come il titolo preannuncia, riescono ad ottenerle”.

Sono i nuovi poveri, quelli che La Rivincita vuole raccontare e portare alla luce. Santeramo li ha incontrati, intervistati e poi rappresentati: “Tutto quello che viene raccontato nel film attiene a quello che io ho visto e verificato, è chiaro che ci sono delle invenzioni legate allo sviluppo dei personaggi, ciascuno di loro è diventato un piccolo frankenstein di esperienze intercettate” chiarisce l’autore e specifica: “La Rivincita si basa su persone intervistate e cose viste accadere, sono contento che ci sia questo sguardo sui nuovi poveri, sono quelli che non sono necessariamente a vivere per strada, che hanno una casa ma la cui vita dipende letteralmente da 10-20 euro.  Questa umanità è veramente molto diffusa, molto di più di quel che potessimo immaginare”.

Entusiasta e propositiva per l’esclusiva digitale del film, la direttrice di RaiPlay Elena Capparelli che ricorda i numeri dei film precedenti: “Vorrei dire che Magari ha raggiunto 450.000 visualizzazioni e 200.000 spettatori che sono numeri importanti e interessanti e nella categoria film, che sta crescendo, è il titolo più visto dall’inizio dell’anno. Bar Giuseppe ha avuto 37.000 spettatori unici nel primo giorno di esclusiva, vuol dire che il pubblico sta rispondendo.

Un dato importante” conclude Capparelli  “è che questi film vengono visti sulle Smart TV,  vuol dire che viene scelta la modalità migliore per vederli. Siamo qui e il 4 giugno lanceremo benissimo anche La rivincita”.

Due uomini, fratelli e due donne, personaggi complementari che si completano. Lo rimarca Michele Venitucci: “I due personaggi sono uno complementare all’altro, non esisterebbe Vincenzo senza Sabino e viceversa” dice l’attore e sceneggiatore, “questa è la bellezza della storia. È vero, si rappresentano i nuovi poveri ma il film è anche fuori dal tempo, noi nella storia non abbiamo cellulari, siamo in un posto collocabile nel sud ma è anche un non luogo, questo da astrazione alla storia pur tenendo una cifra realistica molto diversa da quella a cui io solitamente sono abituato a fare al cinema e questo ci ha aiutato a concentrarci sui sentimenti senza preoccuparci di ricreare personaggi realmente esistenti”. Concorda con il collega e fratello sul set, Michele Cipriani che aggiunge: “L’aspetto realistico nell’approccio alla costruzione del personaggio paradossalmente è stato un po’ in secondo piano. La storia di Santeramo secondo me ha delle connotazione drammaturgiche e di significato che richiedono la presenza di personaggi moto densi che hanno una precisa missione, delle caratteristiche di quelli che Brecht chiamerebbe ‘uomini di carattere”.

Sono i personaggi femminili ad essere quelli caratterizzati da scelte e crisi non scontate.

Intensi, addolorati ma pieni di voglia di quella rivincita, appunto e di normalità. Deniz Özdoğan, tra le attrici turche che abbiamo la fortuna di avere cinematograficamente a disposizione in Italia, parla in metafore per descrivere i suoi sentimenti verso il film: “Credo che come con i figli, ogni atto creativo cominci con un seme ed io ho sentito che il seme di questa storia era potentissimo, d’amore e umile nel senso più alto della parola e sento che ogni storia ha il suo percorso nel momento del concepimento. Questo seme è molto audace e attaccato alla vita con le unghie, cosa che unisce i personaggi come nel film, attira le sfighe ma riesce a trasformarle in gloria come voglio augurarci”.

A proposito di maternità, questa condizione viene vissuta diversamente dalle due donne nel film e Sara Putignano del suo personaggio dice: “Il mio personaggio è una donna sola e implosa che poi capisce l’importanza della condivisione e dello stare insieme. La sua maternità è fallimentare. Si racconta anche questo aspetto dell’essere madri che spesso viene celato”.

Grazie a Maja, aggiunge poi la Özdoğan “alla sua natura combattiva ma morbida, ho capito come si può odiare il concepimento, la gravidanza, l’attesa, e poi può accadere che in un secondo si diventa madre. Questo film  ha parlato a quella parte della mia femminilità”.

Risulta strano infine, assistere ad un film che inizia con Cipriani che indossa una mascherina per proteggersi dai pesticidi che sta spruzzando sugli ulivi. Quell’immagine sembra fin troppo attuale in questo momento di emergenza.

Commenta così Muscato: “È chiaro che vedere questo film oggi può suscitare un certo effetto.  A parte la mascherina a me ha colpito Vincenzo che riesce a vendersi il sangue considerando tutto quello che sta succedendo sulle donazioni di plasma. La tragedia di questa situazione è che purtroppo queste storia aveva una valenza 50 anni fa come 5 anni fa e la grande  preoccupazione è che possa avere una valenza anche oggi e fra qualche anno. Queste persone, gli ultimi, sono invisibili e molto più numerosi di quello che possiamo immaginare e molto più vicini di quel che pensiamo. Bisogna davvero aver la lucidità di riuscire a vederli e occuparsene”.

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