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Incendi e disordini, i manifestanti bloccano Minneapolis

Le proteste sono montate dopo l'uccisione da parte della polizia di un afroamericano
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E’ andato a fuoco un commissariato di polizia e anche la casa del poliziotto che ha ucciso per soffocamento George Floyd è stata bruciata. Centri commerciali devastati, auto date alle fiamme, strade invase dai lacrimogeni, collegamenti pubblici sospesi. «Abbiamo attivato più di 500 soldati per Saint Paul, Minneapolis e le comunità limitrofe. La nostra missione è proteggere le vite, tutelare le proprietà e il diritto a manifestare in modo pacifico», ha dichiarato la Guardia nazionale del Minnesota.

Intanto, i manifestanti continuano a tenere sotto scacco la città e il sindaco ha dichiarato lo stato di allerta.

L’escalation di violenza è nata dopo che, due giorni fa, un poliziotto bianco ha ucciso per soffocamento l’afroamericano quarantaseienne George Floyd. L’uomo, accusato di aver utilizzato una banconota falsa (accusa poi rivelatasi infondata), è stato bloccato e il poliziotto gli ha tenuto un ginocchio premuto sul collo per otto minuti, nonostante Floyd chiedesse aiuto perchè non riusciva a respirare. Ricoverato in ospedale, l’uomo morto dopo un’ora.

La polizia ha provato a derubricare il tutto come incidente medico ma la scena è stata ripresa dalle fotocamere dei cellulari di chi era presente, il video ha fatto il giro del web e in tutta l’America sono divampate le proteste. La gente è scesa in piazza da Memphis a Los Angeles, da Denver a New York.

Le autorità hanno prima sospeso e poi licenziato il poliziotto indagato per la morte (che poi è risultato implicato in altri tre casi di uso eccessivo della forza) e promesso un’indagine rapida per risalire ai responsabili.

 

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