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“Io, pm antimafia, rischio la carriera per un’intercettazione”

Cesare Sirignano rischia il trasferimanto dalla Dna perché è stato coinvolto nel caso Palamara: "Ho dato tutto me stesso nella Dna, non posso tollerare che sia in discussione la mia integrità''
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”Il mio trasferimento sarebbe ingiusto, e mi farebbe perdere la fiducia nella giustizia. Per 7 minuti di conversazione verrebbe bruciata la mia vita professionale, 26 anni di sacrifici”. Il pm della direzione nazionale antimafia Cesare Sirignano, si è difeso così, in un intervento durato oltre due ore, davanti al plenum del consiglio superiore della magistratura che discute del suo trasferimento d’ufficio per incompatibilità funzionale e ambientale a seguito di alcune sue conversazioni, emerse dalle intercettazioni agli atti dell’inchiesta della procura di Perugia, con Luca Palamara. ”Ho commesso errori ma non quelli che mi sono contestati, è una vicenda paradossale” ha detto Sirignano. ”Ho dato tutto me stesso nella Dna, non posso tollerare che sia in discussione la mia integrità”, ha sottolineato. ”I presupposti alla base della richiesta di trasferimento sono infondati, lo dicono le carte”. In plenum la prima commissione ha portato sue diverse proposte: una che chiede il trasferimento di Sirignanoe l’altra che propone l’archiviazione.

Dopo Sirignano è intervenuto il suo difensore, il procuratore generale di Potenza Armando D’Alterio, ed è stata chiesta l’aquisizione da parte dei consiglieri di ulteriore documentazione. La discussione nel merito è stata rinviata a domani. Per illustrare le due delibere su cui i consiglieri saranno chiamati a esprimersi, sono intervenuti i due relatori. Per la proposta di maggioranza, che propone il trasferimento, il togato di Area Giovanni Zaccaro ha sottolineato che ”il Csm tutela la giurisdizione, anche a fronte di condotte dei singoli che appannano l’autonomia della magistratura e la diffusione dei messaggi fra Palamara e Sirignanoha compromesso l’immagine di un ufficio importantissimo come quello della Dna dando la impressione che sia eterodirigibile”. Concetta Grillo, di Unicost, relatrice della proposta di archiviazione, ha sostenuto che “il procedimento amministrativo di trasferimento richiede che il magistrato, nella sede da lui occupata, non possa più esercitare le funzioni con immagine di piena indipendenza e imparzialità. Nel caso in esame, al contrario, il capo dell’ufficio ha escluso che il buon funzionamento della Dna sia mai venuto meno e che la sua affidabilita’ esterna sia mai stata intaccata dalla vicenda”. Nel corso della discussione era stata anche chiesta dal togato di Unicost Michele Ciambellini la sospensione del trasferimento, in attesa del procedimento disciplinare, proposta messa ai voti e respinta a maggioranza. Per Ciambellini “bisogna garantire l’indipendenza dei magistrati anche nei confronti del Csm, soprattutto in questo momento storico. Ma nessuno dei fatti attribuiti a Sirignano è stato provato con le garanzie che spettano a chi rischia un provvedimento gravemente sanzionatorio.

Sirignanoha una carriera specchiata di 26 anni in magistratura, che sarebbe ingiustamente pregiudicata da una decisione sbagliata”. Contrario alla sospensione e favorevole al proseguimento della procedura di incompatibilità il togato di A&I Sebastiano Ardita, che ha sottolineato che ”vi è un nucleo minimale di coincidenza tra i contestati in base all’articolo 2 e la contestazione disciplinare” e che va discusso il merito senza nessuna sospensione.

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