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Bonus agli avvocati per altri due mesi. Col rebus coperture

Uomini, “maturi” e settentrionali. Ecco le toghe che guadagnano di più
Per le professioni ordinistiche dotate di proprie Casse previdenziali, il “reddito di ultima istanza” sarà ancora da 600 euro, per tutte le altre partite Iva che rientrano nella gestione separata Inps si passa a mille euro
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Ci sono due notizie buone. Buone e importanti. La prima: il bonus per i professionisti concesso per il mese di marzo è stato rifinanziato per altri due mesi, aprile e maggio, e chi ha già ottenuto il primo assegno riceverà certamente anche il secondo e il terzo. La seconda: lo sconto dell’Irap è stato esteso anche ai professionisti, oltre che alle imprese. Esito non scontato. Due aspetti del decreto Rilancio che rimediano in parte al trattamento poco premuroso riservato dal governo al lavoro intellettuale autonomo fin dall’emanazione del Dl Cura Italia. Resta però un’altra notizia di segno diverso: nel caso delle professioni ordinistiche dotate di proprie Casse previdenziali autonome, il “reddito di ultima istanza” sarà ancora da 600 euro al mese, mentre per tutte le altre partite Iva che rientrano nella gestione separata Inps si passa a 1.000 euro. Discriminazione difficilmente comprensibile. Che sembra lasciar intravedere ancora una volta un’idea irrealistica delle professioni, viziata dall’equivoco del privilegio, del benessere diffuso, dell’autosufficienza. Non è così, e lo dimostrano i numeri incredibili delle domande di “reddito” ricevute e ammesse da Cassa forense, ad esempio, per il primo bonus, relativo al mese di marzo: sono state 144.340. Sui circa 250mila avvocati italiani. Un’enormità. Un dato che segnala quanto l’emergenza covid metta a dura prova una professione irrinunciabile per la democrazia eppure già piegata da anni sotto il peso della crisi e del mercato cannibale. Nonostante la realtà descriva un quadro del genere per gli avvocati come per gran parte delle altre professioni ordinistiche, il governo distingue ancora una volta il lavoro autonomo intellettuale dal resto delle partite Iva.

Decisione a cui risponde innanzitutto Alberto Oliveti, il presidente di Adepp, l’associazione che riunisce le Casse previdenziali di tutte le professioni e di cui il vertice di Cassa forense Nunzio Luciano è vicepresidente: «Il Dl Rilancio garantirà a tutti i liberi professionisti iscritti alla gestione separata Inps 1.000 euro e solo 600 euro agli iscritti alle casse di previdenza che fanno parte di Adepp: ricordo che le risorse provengono dalle tasse che paghiamo tutti e che i professionisti iscritti alle Casse pagano addirittura due volte, personalmente e attraverso i loro enti», incalza Oliveti. Il quale auspica che «i 1.000 euro vengano dati a tutti i professionisti e non si creino ulteriori insopportabili ingiustizie verso categorie duramente colpite dall’emergenza covid e che hanno dimostrato, anche a costo della propria vita, di essere al servizio del Paese». Riferimento che riguarda certamente i tanti avvocati a cui si deve la continuità nella tutela dei diritti anche in piena epidemia, e che in tanti casi hanno messo la propria salute in secondo piano.

Si vedrà adesso se il governo darà ascolto alle rimostranze destinate a moltiplicarsi già nelle prossime ore da parte delle professioni. Anche perché alla disparità notevole fra i 1.000 euro assicurati alle altre partite Iva e i 600 a cui restano fermi avvocati, commercialisti e altre categorie, si aggiungono altre note dolenti. Il decreto Rilancio ha sì abrogato l’articolo 34 del Dl Liquidità, che precludeva l’accesso al bonus per quegli avvocati, per esempio, iscritti oltre che a Cassa forense anche in altre gestioni, «spesso con posizioni del tutto marginali» : una «iniquità», come aveva rilevato il presidente Luciano, a cui si pone rimedio con lo stesso articolo del nuovo decreto in cui si aumenta da 300 milioni a 1 miliardo e 150 milioni il fondo per il “reddito”. Peccato che lo stesso articolo del provvedimento confermi l’esclusione dal beneficio per tutti i percettori di pensione, per quanto modeste siano. Non solo, perché la lettera della maxi manovra illustrata ieri sera dal premier Conte pare lasciare ancora in capo agli enti autonomi, dunque a Cassa forense nel caso degli avvocati, l’onere di anticipare i bonus da 600 euro. Il governo deve aver apprezzato l’efficienza dimostrata dalle Casse, assai più tempestive dell’Inps nella prima erogazione ma, fa notare Nunzio Luciano, «ancora non ha restituito agli enti autonomi, e a Cassa forense, la prima mensilità: per i 144.340 avvocati aventi diritto sono stati impegnati oltre 86 milioni di euro. Oltretutto, sia per noi sia per le Casse delle altre professioni non è ancora stato possibile inviare il bonifico a tutti gli aventi diritto perché il fondo stanziato per marzo si è rivelato insufficiente. Siamo in attesa del decreto interministeriale che dovrebbe autorizzarci, nelle prossime ore, al pagamento delle migliaia di posizioni ancora inevase. Ma», ricorda Luciano, «serve anche chiarezza sulla effettiva restituzione a tutti gli enti associati ad Adepp dell’enorme impegno finanziario sostenuto per le anticipazioni. Adesso saremo chiamati ad anticipare la seconda mensilità e gli equilibri finanziari di molte Casse già vacillano, con rischi per le pensioni». Ennesima beffa per i professionisti. Trattati con nonchalance persino di fronte all’epidemia.

 

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