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Giustizia nel caos, la Camera penale di Milano: «Aule sporche e zero presidi»

La lettera dei penalisti al Presidente del Tribunale: si rischia «un distonico trattamento delle parti processuali»
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Niente presidi sanitari, distanze di sicurezza non rispettate, caos e disorganizzazione. Tanto denuncia la Camera penale di Milano nella lettera inviata al Presidente del Tribunale e relativa al monitoraggio sulla corretta applicazione delle nuove linee guida, con le richieste per la celebrazione delle udienze in sicurezza.

La situazione descritta dai penalisti è chiara: «banchi di udienza non puliti hanno dovuto essere disinfettati da colleghi con strumenti propri, i microfoni ad uso promiscuo non sono protetti da dispositivi di protezione usa e getta, il gel disinfettante non è disponibile all’ingresso delle aule». Tutto ciò nonostante le linee guida divulgate dal Tribunale il 7 maggio, che comunque, denuncia la Camera penale, «non contengono indicazioni sufficientemente analitiche circa le sanificazioni previste ex lege per la ripresa delle attività lavorative, l’approntamento dei presidi sanitari necessari e l’organizzazione logistica delle aule».

Da qui la richiesta di precise indicazioni, «in modo da poterle divulgare prontamente ai nostri associati» e di disposizioni affinché, nel rispetto della normativa vigente, «vengano messi a disposizione degli utenti, presidi sanitari (ed in particolare semplici coperture monouso dei microfoni e gel disinfettante all’ingresso delle aule), oltre che adottati specifici accorgimenti finalizzati ad una sicura fruizione delle aule (distanziamento banchi con eventuale segnaletica, individuazione aule più spaziose ecc.)».

Ma non solo. Le linee guida prevedono che, con una settimana di anticipo, sia comunicato alla Procura l’elenco dei processi che saranno trattati e di quelli che saranno rinviati, «mentre non contengono alcuna previsione circa le comunicazioni agli avvocati né sui tempi delle stesse».

Tant’è vero che molte comunicazioni relative alla prossima settimana non sono, ad oggi, nella disponibilità degli avvocati, «con grave pregiudizio per la possibilità dei difensori di preparare le udienze medesime, citare o contro-citare eventuali testi», con un «distonico trattamento delle parti processuali necessarie» che rischia anche «di determinare nel concreto ingressi inutili a Palazzo di Giustizia e perfino assembramenti, laddove gli avvocati non siano avvisati per tempo che la loro udienza verrà o non verrà trattata, vanificando così in concreto gli obbiettivi di tutela sanitaria che le stesse linee guida si propongono».

Il tutto mentre il centralino del Palazzo risulta sospeso. Per quanto riguarda l’ufficio gip/gup, invece, «manca un ufficio in cui poter depositare gli atti di impugnazione avverso le sentenze; gli stessi non possono che essere trasmessi per raccomandata», mentre l’eventuale deposito di sentenze «pare poter essere verificato solo con un accesso di persona: siamo a chiedere di individuare delle modalità di verifica del deposito dei provvedimenti, che eviti un afflusso fisico di persone nel palazz0».

 

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