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Opposizioni (e Italia Viva) ancora contro Bonafede: “Il Dl Boss non rimedia alle scarcerazioni”

Salvini fa sapere che non ritirerà la mozione di sfiducia contro il ministro. Le Camere Penali: "Il decreto legge è una vergogna, vuole sottomettere l'indipendenza dei magistrati"
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Il cosiddetto Dl Boss, approvato ieri in Cdm, non basta a disinnescare il fuoco di fila contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

«Aver scarcerato ergastolani, assassini, pluriomicidi, è un errore di dimensioni incalcolabili. Occorre ritirare la circolare del ministero, non basta dire ti faccio una visita ogni 15 giorni», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, confermando che l’opposizione andrà avanti con la richiesta di sfiducia individuale contro il Guardasigilli. «Noi abbiamo presentato una mozione di sfiducia. Ci sono state rivolte in carcere, detenuti morti, poliziotti feriti, carceri incendiate e oltre 400 mafiosi in libertà, usciti di galera. Peggio di così cosa deve fare un ministro della Giustizia».

Dello stesso avviso anche Forza Italia:  «Parere obbligatorio di Dna e Dda e rivalutazione delle misure alla luce del mutato quadro sanitario per i detenuti al 41 bis ed in alta sicurezza. Ecco quanto predisposto dal Guardasigilli per frenare, a suo dire, l’emorragia e chiudere il cerchio» ha scritto in una nota la deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi, segretario della commissione Giustizia e componente della Commissione Antimafia, commentando il decreto sulle carceri. «Ancora una volta – prosegue – fumo negli occhi per i cittadini italiani da parte di chi si è dimostrato incapace di prevedere e gestire l’emergenza carceri durante la pandemia. Circa il parere della Dna ricordiamo al ministro che, per questa particolare tipologia di detenuti, i magistrati italiani provvedono già a chiederlo preventivamente. Quindi la novella sembra l’ennesimo ammonimento privo di reale contenuto precettivo».

Insomma, il Dl non è sufficiente nei contenuti a chiudere quella che la maggioranza ha definito una “falla nel sistema”, portando alla concessione dei domiciliari per motivi di salute legati al pericolo coronavirus nelle carceri a 372 condannati per mafia e altri reati gravi.

Ferri (Italia Viva): «Il decreto del Governo non potrà porre rimedio alle scarcerazioni»

A sorpresa,  anche se aveva già manifestato il suo dissenso, arriva anche un intervento di Cosimo Ferri – deputato di Italia Viva e magistrato- contro il ministro: «Il decreto del Governo non potrà porre rimedio alle scarcerazioni dei boss mafiosi. Questa è la realtà, purtroppo. Il ministro con questo nuovo decreto prova a metterci una ’pezzà ma non si può rimediare a ciò che è accaduto». Così Cosimo Maria Ferri componente commissione Giustizia Camera dei Deputati, che aggiunge: «Il decreto impone termini più stringenti per il riesame delle misure alternative già concesse ed introduce un obbligo di riesame ravvicinato da parte della magistratura, che però non è necessario perché i giudici emettono già i provvedimenti sulla base di una prognosi medica. Quindi cosa cambierà? Per il passato poco, per il futuro ci sarà certamente un maggiore coordinamento tra Dap e magistratura di sorveglianza. Viene, infatti, riconosciuta, come necessaria una più efficace interlocuzione con il Dap e sottolineato però ciò che in realtà è già nella legge: privilegiare cure interne al circuito penitenziario, quando possibili, e particolare attenzione nei confronti degli autori di reati associativi e boss mafiosi». «Le soluzioni adottate non potranno porre rimedio a provvedimenti giudiziari già adottati sulla base di leggi in vigore. Non si possono revocare i provvedimenti emessi dalla magistratura sorveglianza se non verranno meno i presupposti, valutazione che può essere rimessa solo ai magistrati – aggiunge – È giusto introdurre i pareri delle procure antimafia sulla pericolosità sociale dei condannati per reati associativi per fornire maggiori elementi di valutazione ai magistrati di sorveglianza e sottolineare l’importanza di una interlocuzione con il dap, che nei fatti già esiste, ma che non ha funzionato nelle ultime scarcerazioni. Il dap potrà solo collaborare in maniera più efficace per il reperimento di soluzioni per garantire a tutti i detenuti cure adeguate, predisponendo centri clinici specializzati d’intesa con le autorità sanitarie delle regioni dove si trovano gli istituti di alta sicurezza».

La reazione dei 5 Stelle

“Il decreto approvato ieri in Consiglio dei ministri rappresenta una risposta forte e tempestiva da parte del governo e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in merito alle scarcerazioni dei detenuti per reati gravi o sottoposti al 41- bis. Con questo provvedimento i giudici avranno modo di rivalutare, in base al nuovo quadro sanitario, le scarcerazioni disposte per alcuni detenuti in regime di massima sicurezza, a causa della diffusione del Covid-19”. Lo dichiarano i parlamentari del MoVimento 5 Stelle della commissione Antimafia. “Si tratta di un lavoro sinergico che coinvolge il Dap e le strutture sanitarie e i magistrati potranno avere un quadro chiaro sulla disponibilità delle strutture penitenziarie o dei reparti di medicina protetta e valutare se il condannato possa tornare in regime di detenzione. Aggiungiamo che già la scorsa settimana è stato approvato il decreto che rende obbligatoria la richiesta del parere della direzione nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo nel caso in cui un magistrato debba decidere di assegnare la detenzione domiciliare. Tutto questo dimostra con i fatti l’incessante lotta di questo governo contro tutte le mafie e la criminalità”.

I penalisti: “Questo decreto è una vergogna”

«La bozza del decreto-legge volto a sottomettere l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati di sorveglianza alle esigenze propagandistiche dell’esecutivo ed al controllo delle procure distrettuali antimafia, tradisce la cultura poliziesca che lo anima». Lo sottolinea la giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane parlando di una «vergogna». «Oltre ad imporre un insensato obbligo di rivalutazione legato ad improbabili criteri cronologici, esso prevede il parere degli uffici dell’accusa – concludono i penalisti – ma ignora del tutto il titolare del diritto alla salute a tutela del quale è stato assunto il provvedimento, ed il suo difensore. Tutti hanno voce, fuorché il detenuto e la sua difesa tecnica. Una vergogna, degna della incultura del diritto e della infedeltà alla Costituzione che avvelena il Paese».

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