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«Regolarizzare gli immigrati significa sottrarli alla criminalità»

Intervista a Hilarry Sedu, primo avvocato di origini nigeriane ad essere eletto nel Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, da sempre accanto ai più deboli, agli invisibili.
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Fardj Khamaies, un uomo tunisino in Italia da 22 anni, sfortunatamente qualche tempo fa ha perso il lavoro e con esso il permesso di soggiorno. Dopo un po’ riprende a lavorare per un imprenditore napoletano ma nel momento in cui chiede di essere regolarizzato subisce l’aggressione del suo datore di lavoro che gli spara cinque volte, colpendolo gravemente alle gambe. Ora Fardj sta guarendo, mentre il suo ex datore di lavoro è accusato di lesioni aggravate. A raccontarci questa drammatica storia è Hilarry Sedu, primo avvocato di origini nigeriane ad essere eletto nel Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, da sempre accanto ai più deboli, agli invisibili.

Avvocato la proposta della ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova di regolarizzare 600mila clandestini sta creando grosse polemiche. Che ne pensa?
In questo momento storico dovremmo chiederci, visto che abbiamo grandi difficoltà a espellere cittadini che soggiornano illegalmente sul nostro territorio, se abbiamo gli strumenti per rispedirli a casa oppure dovremmo pensare a qualcosa di più logico, ossia una convivenza pacifica con loro.

Una posizione che sta dividendo l’Italia.
Per trovare una linea mediana bisognerebbe capire innanzitutto da quanto tempo questo soggetto è presente sul territorio dello Stato e valutare se è pericoloso per l’ordine pubblico: qualora non lo fosse l’esigenza di rimpatriarlo per forza verrebbe ad affievolirsi. Inoltre regolarizzare una persona che non ha commesso reati significherebbe sottrarla alle grinfie della criminalità organizzata.

Cosa significa vivere senza permesso di soggiorno?
Significa vivere senza diritti, come quello ad avere un contratto di locazione o un contratto di lavoro. Dobbiamo capire che queste sono persone che hanno le stesse nostre esigenze e che finiscono poi per necessità a lavorare in condizione di riduzione in schiavitù, a lavorare sottopagati, sfruttati dalla criminalità.

Una situazione che si ripercuote spesso contro i cittadini italiani.
Nel momento in cui vanno a lavorare come braccianti nei campi per due euro l’ora, quindi in violazione dei contratti collettivi nazionali, l’imprenditore che si avvantaggia di questa manodopera fa concorrenza sleale ad un altro imprenditore italiano che rispetta invece le norme.

Invece regolarizzare potrebbe avere dei vantaggi.
In questo momento di elargizione di sussidi per il Covid 19 regolarizzare diventa fondamentale. Nell’ultima sanatoria del 2012 il datore di lavoro al fine di non essere perseguito per violazione di norme penali e amministrative doveva versare una quota di 1000 euro nelle casse dello Stato. Oggi se regolarizzassimo 600.000 persone, assumendo gli stessi criteri del 2012, metteremmo nelle casse dello Stato 600 milioni di euro.

Sono nati degli appelli per richiedere la regolarizzazione di tutti i clandestini a prescindere dal tipo di lavoro.Concordo perché non si può fare discriminazione tra i discriminati.
In questo momento di emergenza sanitaria è anche compromesso il diritto alla salute degli irregolari.Secondo una decisione della Corte Costituzionale anche al cittadino straniero senza titolo di soggiorno sono garantite le cure assistenziali necessarie. Ma qualora avesse la febbre oppure altre patologie non emergenziali non si potrebbe rivolgere a un medico di base. Abbiamo capito che la figura del medico di base è importantissima, perché è colui che ha intercettato la sintomatologia delle persone potenzialmente positive e le ha trasmesse all’Asl di competenza per poter rintracciare le frequentazioni e gli spostamenti. Quindi lo straniero senza permesso di soggiorno che magari vive all’interno delle baraccopoli è un soggetto sconosciuto per la Asl e le forze dell’ordine e può essere un veicolo di contagio.

Siamo un Paese razzista?
L’Italia non è un Paese razzista come lo si vuole dipingere, ma il sentimento negli ultimi anni è cresciuto perché una parte politica ha etnicizzato i reati e ha fatto crescere la paura degli italiani verso i cittadini stranieri. Quando sui giornali appare il titolone “Nigeriano beccato per droga” si generalizza e si categorizza per far passare tutti i nigeriani come potenziali spacciatori. Ciò non avviene quando l’autore del reato è un cittadino italiano.

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