Commenti 7 May 2020 21:00 CEST

Concertazione, un’Agenda modello Ciampi

Un patto sociale, e concertazione, come fece Ciampi. I sostegni non bastano, va rafforzata la contrattazione per rilanciare I consumi

È molto importante e significativo che il Presidente del Consiglio Conte abbia annunciato la volontà di aprire un tavolo di confronto con le parti sociali che possa guardare oltre l’emergenza sanitaria in modo da costruire un nuovo modello sociale di sviluppo, di cambiamento e di modernizzazione complessiva del Paese. Oggi abbiamo bisogno di un grande “patto sociale”, come seppe fare con lungimiranza Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, con il sostegno convinto della Cisl che ha sempre indicato nella sua lunga storia la strada degli accordi per conciliare gli interessi specifici dei lavoratori e dei pensionati con gli interessi generali. Ecco perchè bisogna continuare a lavorare insieme, come abbiamo fatto in queste settimane drammatiche, stendendo ora una vera “Agenda per il Paese”. Questa è per noi la “concertazione”. Un’Agenda per il Paese assieme al governo E anche lavoratori che partecipino al capitale

È molto importante e significativo che il Presidente del Consiglio Conte abbia annunciato la volontà di aprire un tavolo di confronto con le parti sociali che possa guardare oltre l’emergenza sanitaria in modo da costruire un nuovo modello sociale di sviluppo, di cambiamento e di modernizzazione complessiva del Paese. Oggi abbiamo bisogno di un grande “patto sociale”, come seppe fare con lungimiranza Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, con il sostegno convinto della Cisl che ha sempre indicato nella sua lunga storia la strada degli accordi per conciliare gli interessi specifici dei lavoratori e dei pensionati con gli interessi generali.

Ecco perchè bisogna continuare a lavorare insieme, come abbiamo fatto in queste settimane drammatiche, stendendo ora una vera “Agenda per il Paese”, non in maniera astratta, ma con obiettivi selezionati, risorse e tempi condivisi, ma soprattutto con responsabilità reciproche. Questa è per noi la “concertazione”, un metodo di confronto concreto che altri paesi europei come la Germania hanno fatto diventare una prassi istituzionale. E’ sicuramente importante con il prossimo decreto di Maggio rifinanziare e prorogare tutte le misure di sostegno al reddito dei lavoratori, snellire le procedure burocratiche per assicurare rapidamente le prestazioni e le indennità a tutti i lavoratori. Questa è per noi una questione dirimente. Nessuno deve rimanere escluso o lasciato da solo di fronte alla crisi. Anche l’annunciata misura di sostegno alle famiglie inoccupate, prive oggi di protezione sociali, è un intervento non solo legittimo, ma deve diventare una vera politica a favore della famiglia, come da tempo chiediamo insieme a tante associazioni riunite nel Forum della Famiglie. Tuttavia, questo non basterà, purtroppo, ad affrontare la grave recessione in cui siamo piombati, con migliaia di lavoratori in difficoltà ed il mondo delle imprese flagellato dal rischio di chiusure, in tutti i settori produttivi. Per questo non bisogna disperdere gli interventi. Occorre individuare in un patto le priorità ed i settori sui quali concentrare gli investimenti pubblici e le risorse: infrastrutture materiali ed immateriali, sanità, scuola, ricerca, digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Bisogna, da un lato, tutelare tutte le forme di lavoro, ma nello stesso tempo sostenere le imprese che vogliono innovare sulla qualità e sulla competitività dei prodotti in un mercato globale che andrà completamente ridisegnato.

Significa affrontare anche il tema di una riforma moderna degli ammortizzatori sociali che andrà legata alle politiche del lavoro ed a nuove scelte di indirizzo formativo per i giovani.

E’ indispensabile oggi più che mai definire una strategia efficace per il rilancio del sistema industriale e dei servizi, sbloccando subito le risorse già stanziate per far partire tutti i cantieri pubblici. Così come è opportuno l’intervento di accelerazione per assicurare la liquidità alle imprese, con uno sforzo importante che anche il sistema bancario deve assicurare rispetto a questo obiettivo. Nessuno si può tirare fuori dalle responsabilità per cambiare il Paese. Credo che questo sia il modo migliore per esercitare il ruolo delle parti sociali, fare tesoro del coraggio che gli italiani hanno dimostrato in queste settimane, anche nel loro rientro ordinato nelle fabbriche e negli uffici, rispettando i protocolli di sicurezza che abbiano siglato e che vanno applicati nelle grandi e nelle piccole imprese. Il mondo del lavoro non ha bisogno di conflittualità ma di accordi e di contratti innovativi per riorganizzare in assoluta sicurezza la produzione, modificare i turni ed anche gli orari di lavoro, per far ripartire la crescita.

Nessuno può farcela da solo. Non abbiamo bisogno di bloccare i rinnovi dei contratti, ma di rafforzare la contrattazione aziendale e territoriale, venendo incontro alle esigenze delle aziende. Ma dobbiamo farlo irrobustendo le buste paga dei lavoratori in modo da sostenere i consumi, attraverso una detassazione forte sugli aumenti contrattuali e sulla produttività. Possiamo aprire, insomma, anche una nuova fase nelle relazioni industriali, puntando a forme di partecipazione dei lavoratori al capitale per sostenere le imprese nello sforzo cui sono chiamate. Iniziamo a lavorare insieme Governo e parti sociali, su un progetto importante per rilanciare il Paese. Costruiamo insieme una alleanza vera per far partire finalmente quegli investimenti che devono avere come priorità i collegamenti infrastrutturali tra Nord e Sud, dotare tutta l’ Italia della banda larga, più innovazione e ricerca che insieme alla formazione fanno la differenza. Se faremo questo daremo il nostro contributo responsabile, come abbiamo fatto in altri momenti tragici e difficili della nostra storia.

 

 

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