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Il rapporto choc del Trentino: “Se covid dilaga, violenze e agricoltura di sussistenza”

Quattro scenari possibili descritti dalla task force nominata dalla Provincia autonoma: da quello del ritorno alla normalità a quello più radicale
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Molti territori hanno incaricato delle mini task force locali, sulla falsariga di quelle nazionali, per studiare le possibili conseguenze del coronavirus sulla società e le istituzioni.

Anche la Provincia autonoma di Trento ha fatto lo stesso, chiedendo a un gruppo di 15 esperti di stilare un rapporto in cui analizzano la società trentina, come è cambiata la vita ai tempi del Covid e di immaginare una “mappa” dei possibili scenari futuri.

Nel documento di 64 pagine pubblicato dalla Provincia, sono stati descritti i quattro scenari possibili per il futuro prossimo, sia a livello trentino che nazionale ed europeo.

1. Pericolo scampato

In questo caso l’epidemia dovrebbe avere ancora una durata breve, pur con un impatto importante sulla società.

Quanto al contesto sociale, “La vita ritorna al suo ritmo normale. Il lavoro a distanza è piaciuto a molti, che vorrebbero continuare a usarlo. Si diffonde un senso di ottimismo”.

L’amministrazione riprende il suo corso: “Pur con qualche affanno, la fiducia dei cittadini nell’amministrazione provinciale è confermata e non si registrano gravi tensioni tra istituzioni ai diversi livelli di governo locale, nazionale e internazionale”.

Il sistema economico regge: “Gran parte delle aziende riesce a ritornare alla situazione precedente la crisi. La disoccupazione temporanea viene riassorbita rapidamente perché le imprese sono riuscite a non perdere quote di mercato. Il settore turistico ha una possibilità di ripresa a “V”, anche se solo dopo una consistente pausa di riflessione e un ammodernamento lungo un processo che interesserà più di una stagione”.

2. Frattura

L’epidemia ha sempre una durata breve, ma con un impatto grave sulla società. Tanto da provocare tensioni tra comunità e contrasti tra governo e regioni.

“Fiducia in calo e diffuso senso di timore. Disoccupati in forte aumento. Calo dei servizi. Consumi in diminuzione per acquisti, concentrati sullo strettamente necessario. Irrigidimento culturale. Crollano le iscrizioni all’università. Tensioni tra gruppi e comunità. Violenza privata e pubblica in aumento”.

“Contrasti importanti fra Governo e Regioni/Province. L’Amministrazione provinciale non riesce a conservare la fiducia di imprese e cittadini, definendo male le priorità di intervento e disperdendo le risorse a disposizione”.

“Molte aziende del terzo settore non riaprono. Il turismo non riparte. Il manifatturiero fatica a riprendere. Le esportazioni crollano a causa di una riorganizzazione globale della catena di fornitura. Si modifica l’ecosistema locale aziendale con perdita di piccole aziende e attività che chiudono. Casse rurali sotto forte stress”.

3. Aggiustamento e malessere

In questo scenario l’epidemia ha una durata lunga e il suo impatto sulla società è importante ma non grave.

“Le restrizioni continuano a essere imposte a singhiozzo o con ritorno a livelli insufficienti di produttività. Il mancato ritorno alla piena normalità genera ansia e tensioni. I nuovi attacchi pandemici legati a comportamenti impropri scatenano tensioni, anche violenze, a livello locale. Le comunità si chiudono su sé stesse. Disoccupazione in crescita. I pochi lavori disponibili sono temporanei e chi trova lavoro si deve continuamente riqualificare. L’impatto psicologico del periodo di lockdown e delle restrizioni pesa sulle relazioni personali, familiari e lavorative”.

“La Provincia di Trento ha definito una strategia di intervento con chiare priorità. Per gestire il protrarsi della situazione vengono progettati e messi in campo massicci interventi di formazione e riqualificazione strategica degli attori economici e sociali, erogando al contempo solidi sostegni sociali e sostegno tecnico alle imprese. Aumenta lo spirito di squadra e la coesione interna della Provincia. Le frizioni tra istituzioni locali, nazionali e internazionali sono limitate e prosegue il coordinamento tra livelli.

“Banche e aziende necessitano di costante supporto, con crescente sofferenza. Aumentano le insolvenze delle famiglie e delle imprese, generando una crescita dei crediti deteriorati. Alcune imprese cessano l’attività; altre sopravvivono temporaneamente grazie agli aiuti pubblici che coprono la distruzione di valore, ma alla lunga non ce la fanno. Si profila una riconfigurazione del sistema economico, con una ridefinizione delle dimensioni medie aziendali tra le PMI e una rifocalizzazione sul mercato domestico e di prossimità. Il turismo procede con una lenta ripresa a gradini. Mercati in possibile crisi congiunturale, dove gli attori globali più importanti potranno acquistare imprese concorrenti o acquisire crescenti quote di mercato, a scapito degli operatori più deboli. Debolezza strutturale in questo caso del Trentino. Un ruolo invasivo dell’ente pubblico ostacola il cambiamento del settore privato. Opportunità derivanti dalla necessità di aggregazioni per ottenere economie di scala adeguate. Economia con marginalità decrescente, e progressiva perdita di competitività sui mercati, sia manifatturieri che nei servizi”.

4. Cambio di paradigma

Infine, il caso più estremo è quello di una epidemia con durata lunga e impatto grave sulla società. Tanto da scatenare reazioni violente.

“Frammentazione delle valli e aumento dell’antagonismo tra centri urbani, aree rurali e montane. Diffusi scoppi di violenza. Aumentano i pregiudizi verso le minoranze. Aumento dell’individualismo. Cresce la tendenza a scelte impulsive e rischiose. Si diffondono anche tendenze di gregge (fare come gli altri). Calo drammatico dei servizi.

Diversi Paesi dichiarano di voler lasciare l’Unione Europea e l’attivazione dei meccanismi di sostegno dell’Unione genera tensione tra i Paesi. Il problema del debito pubblico impone scelte dolorose sul servizio del debito e/o sulla tassazione. Polemiche continue tra Governo e Regioni/Province rendono la collaborazione impossibile. Frammentazione del tessuto istituzionale. La Provincia di Trento perde il controllo della situazione, senza una visione strategica e con interventi contraddittori. Focus sul giorno per giorno e frammentazione interna dell’istituzione, con aumento del conformismo. Crisi di legittimazione pubblica delle istituzioni. Perdita di fiducia dei cittadini nel sistema trentino e caduta della disponibilità delle parti sociali a collaborare tra loro.

Situazioni di mercati locali, nazionali e internazionali in crisi strutturale, quindi caratterizzati da eccessi di capacità produttive. La crescita si interrompe perché non ci sono risorse per l’innovazione. La competizione si concentra sui costi, con conseguente compressione del valore aggiunto e dei salari. Banche e aziende in seria difficoltà, con molti fallimenti. Crollano gli arrivi internazionali. Il settore manifatturiero in crisi per le difficoltà di approvvigionamento e per la fatica a spostarsi su nuovi mercati Si realizza il ritorno a un’agricoltura di sussistenza a livello locale e, su ampia scala, si osserva un’inflazione elevata dei prezzi dei prodotti alimentari. Possibile ripartenza su dimensioni piccole, di sussistenza, da cui è possibile rinascano forme di imprenditorialità sociale e una rivisitazione dei beni collettivi (ASUC). Aumento generalizzato dei costi. Aumenta la propensione all’azzardo, in particolare in presenza di sostegno e garanzie dal settore pubblico. Probabile abbandono da parte dell’Italia dell’Unione Europea e tentativo di stampare una nuova moneta nazionale, con inflazione fuori controllo già nel medio termine”.

La speranza è che il ritorno alla normalità rientri nella prima impotesi, ma lo scenario delineato dagli esperti trentini è tutt’altro che roseo.

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