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Palazzo Chigi, la Fase 2, le responsabilità della politica

Per la prima volta dall’inizio della pandemia, e termini così espliciti, il presidente del Consiglio si è caricato sulle spalle il peso delle misure emergenziali, difendendole anche a costo di andare contro l’umore dei cittadini
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«A costo di apparire impopolare». Per la prima volta dall’inizio della pandemia, e termini così espliciti, il presidente del Consiglio si è caricato sulle spalle il peso delle misure emergenziali, difendendole anche a costo di andare contro l’umore dei cittadini. E’ il compito che deve svolgere la politica, a partire da chi esercita un ruolo così delicato e importante. Il fatto che quell’assunzione di responsabilità sia avvenuta in Parlamento, nel luogo più rappresentativo del sistema democratico, e non attraverso social è un ulteriore elemento di apprezzamento. Chapeau. Tuttavia le parole di Giuseppe Conte non sembrano essere servite a cambiare il segno di burrasca sul barometro della lotta al virus e degli atteggiamenti delle forze politiche. Le Regioni che procedono in ordine sparso rappresentano un pessimo segnale e contraddicono sia il delicatissimo tema della coesione sociale tanto caro al capo dello Stato, sia l’invito alla leale collaborazione tra potere centrale e amministrazioni locali espresso dalla presidente della Consulta, Marta Cartabia. E’ questione di sostanza, non di fair play. La burrasca si sta tramutando in tempesta e tra poco diventerà uragano. Avverrà quando la pandemia economica riverserà i suoi effetti nefasti sul vivo della collettività. Il crollo del Pil vuol dire impoverimento generalizzato, ma in tanti non ne colgono appieno il significato. L’abisso occupazionale, con mezzo milione di disoccupati in più, è fomite di irrefrenabile malcontento e focolaio di possibili disordini sociali. Occorrerà saldezza di azione e compattezza di comportamenti da parte di chi dovrà farsene carico. Non l’one man show, quanto la consapevolezza delle necessità di costruire un perimetro il più largo possibile di collaborazione e solidarietà, che faccia muro e incanali per la giusta direzione l’onda della rabbia popolare se e quando dovesse scatenarsi. Diciamolo chiaro: di tutto questo oggi non c’è traccia. Al contrario serpeggiano manovre e veleni, conditi da calcoli di corto respiro, che intorbidiscono il clima, rendendolo tossico. Ecco perché la più retorica delle domande diventa anche la più naturale: a chi giova tutto questo? Un buon Primo maggio a tutti. E ai dimenticati.

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