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Renato Schifani: «Rivendico il sì al Mes, dissentire da Salvini non è lesa maestà»

Intervista a Renato Schifani: «Noi siamo opposizione e ci restiamo, ma quando il Paese è in guerra, non si fa la guerra a chi lo sta guidando»
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«Forza Italia conferma il proprio senso di responsabilità nei confronti del paese», scandisce l’ex presidente del Senato, Renato Schifani, che non arretra rispetto alla posizione assunta da Berlusconi: «Sul Mes rivendichiamo il nostro diritto a pensarla diversamente rispetto ai nostri alleati».

Sembrava che il presidente Berlusconi si fosse ritirato dalla politica attiva, invece in questa fase è intervenuto in modo dissonante rispetto agli alleati di centrodestra.

Il presidente Berlusconi conferma la centralità del suo ruolo nel centrodestra e soprattutto come uomo di Stato. Ho lavorato a suo fianco per anni e le assicuro che il suo intervento non mi ha per nulla stupito, perchè da uomo con senso delle istituzioni interpreta lo stare in politica come esigenza di tutela dei cittadini. La sua linea è chiara: se esiste la possibilità di accedere a fondi europei senza condizionalità di alcun tipo, non farlo significherebbe danneggiare l’Italia.

Anche se prendere questa posizione significa danneggiare i rapporti con l’alleato leghista?

Pensarla diversamente dagli alleati non può e non deve essere considerata lesa maestà. In questo momento va abbandonato ogni pregiudizio di carattere politico nei confronti degli avversari, per porre al centro dell’azione politica la salute dei cittadini e la loro salvaguardia economica. Berlusconi ha avuto il coraggio di raffermare la sua idea e la volontà di porsi in sintonia con esigenze del paese. Mi spiace che altri alleati si siano arroccati su posizioni ideologiche e non costruttive ma Forza Italia rivendica la propria libertà di pensiero.

Alle malelingue potrebbe apparire come una mossa per accreditarsi nei confronti del governo, in caso di implosione dei 5 Stelle.

Il nostro senso di responsabilità non va confuso con strategie di ammiccamento a questo governo. Noi siamo opposizione e ci restiamo, però la nostra è un’opposizione non pregiudiziale e distruttiva, ma costruttiva e responsabile Anche perché, quando il Paese è in guerra, non si fa la guerra a chi lo sta guidando. Per questo ci siamo dichiarati disponibili a votare le misure che avremmo condiviso, abbiamo dato sostegno allo scostamento di bilancio e fatto proposte al governo in tutti i provvedimenti, ma senza mai essere ascoltati. Ciò non aiuta.

Il Governo ha instaurato un dialogo piuttosto burrascoso con le Regioni e immagina, a emergenza finita, di introdurre una clausola di supremazia in materia sanitaria. E’ una strada percorribile?

Il ritorno alla centralità dello Stato è un passo indietro gravissimo che non ci possiamo permettere di fare. La regionalizzazione della sanità ha innescato un modello di competizione virtuoso tra le regioni, ferma restando la vigilanza statale sui livelli essenziali di assistenza. Di più, sono convinto che il ripristino di una centralità statale in campo sanitario sarebbe la rovina della sanità nel Paese, perché i processi decisionali diverrebbero sempre più articolati e lontani dalle esigenze immediate dei territori. Il caso delle mascherine ne è il plateale esempio.

Eppure la Lombardia è bersagliata dalle critiche…

Il processo alla Lombardia mi sembra pretestuoso e tutto politico. È notizia di oggi che il virus girava in Lombardia già da gennaio, dunque sua esplosione violenta non può essere responsabilità del sistema sanitario lombardo come pretestuosamente sostiene il Movimento 5 Stelle. Anzi, il modello Formigoni è riuscito a coniugare in modo virtuoso il pubblico e un privato di eccellenza, senza il quale la regione non avrebbe retto all’emergenza. Basti pensare che le terapie intensive della sanità pubblica sono passate da 630 a 1270, quelle della sanità privata da 270 a 484, di cui la metà nel gruppo San Donato di cui fa parte l’ospedale San Raffaele. Questo modello andrebbe preso ad esempio, non criticato.

La Sicilia per fortuna si è salvata dall’emergenza perché i casi sono pochi, ma sul fronte politico pare che si parli di rimpasto della giunta Musumeci.

Per fortuna le cose nella mia regione sono andate bene. Ho sentito parlare anche io di rimpasto da parte dei partiti, addirittura da farsi in piena pandemia, quando invece la continuità amministrativa è essenziale per i cittadini. Spero si tratti di una fake news.

In questa fase di crisi sembra essersi aperta una competizione tra tecnici e politici, da ultimo con la diatriba sui campi estivi per i bambini. Chi sbaglia?

Io ho apprezzato le dichiarazioni del ministro Bonetti, che ha smentito le affermazioni del presidente Consiglio Superiore di Sanità, il quale sosteneva che i bambini dovessero dimenticarsi oratori e parchi. Gli scienziati hanno un ruolo di consulenza, ma la politica si deve assumere le proprie responsabilità e ha il compito di decidere la strada da percorrere. Nello specifico, poi, le famiglie stanno pagando un prezzo enorme: i bambini rischiano involuzioni psicologiche e i loro genitori sono in difficoltà nel gestire i ritorni al lavoro, senza luoghi di socializzazione dove lasciare i figli.

Un dibattito simile tocca anche il mondo dello sport. Il campionato di calcio dovrebbe riprendere?

Apprezzo lo sforzo del presidente della Figc Gravina, che prova a concludere i campionati, a porte chiuse e in piena tutela della salute dei giocatori, con tamponi, test, ed ambienti sanificati. Il calcio non è solo divertimento, ma anche un asset economico strategico dove vengono impegnati centinaia di milioni di euro più l’indotto che da lavoro a tanti. Evitiamo polemiche e cerchiamo di evitare la crisi occupazionale anche in questo settore

Il minimo comune denominatore, tuttavia, rimane l’incertezza sulla Fase 2. Cosa sta sbagliando il governo?

Il governo si è circondato di troppi tavoli e task force, che hanno complicato ogni decisione. Comprendo che Conte si trovi davanti ad un evento senza precedenti, ma l’Esecutivo non ha dato prova di coraggio di scelta. Cosa che invece hanno dimostrato altri leader europei, che sono stati più chiari e decisi nelle scelte. Il presidente Emmanuel Macron, per esempio, ha già anticipato l’apertura delle scuole le fasi successive sono ben note da tempo. Noi invece, navighiamo nella nebbia.

 

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