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Fondo esaurito: per gli avvocati non ci sono più soldi

Trentamila domande di avvocati per il bonus di 600 euro sono «al momento, prive di copertura». La conferma ufficiale arriva con una asciutta comunicazione di Cassa Forense
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Trentamila domande di avvocati per il bonus di 600 euro sono «al momento, prive di copertura». La conferma ufficiale arriva con una asciutta comunicazione di Cassa Forense, che annuncia che solleciterà «ancora una volta» il ministero del Lavoro per un «ulteriore finanziamento della misura, onde consentire il pagamento di tutte le domande pendenti» e «porre rimedio alla già segnalata iniquità dell’esclusione del beneficio dei titolari di pensione d’invalidità, reversibilità e indirette, nonché del criterio di “esclusività” di iscrizione ad una Cassa professionale, introdotto dall’art. 34 del D. L. 8 aprile 2020, n. 23».

Quello che si prevedeva, dunque, è infine accaduto. Ovvero, che lo stanziamento governativo per il “reddito di ultima istanza” non sia sufficiente per la platea di aventi diritto che ne hanno fatto richiesta.

Per ora, stando ai dati forniti da Cassa Forense, il pagamento del bonus è avvenuto nei confronti di una prima tranche di 73.881 aventi diritto, in data 16 aprile. In data 22 aprile, è stato disposto il pagamento di ulteriori 28.242 iscritti che hanno presentato domanda. Considerato che la platea totale dei richiedenti è di 136.095 avvocati, proprio gli ultimi trentamila sono rimasti senza bonus.

IL CRITERIO CRONOLOGICO

Proprio sul concetto di “ultimi”, tuttavia, si focalizza parte del problema. Tutte le comunicazioni ufficiali di Cassa Forense, infatti, hanno sottolineato come i pagamenti siano stati effettuati «sulla base dell’ordine di presentazione della domanda e all’esito delle verifiche operate dagli uffici» e dunque, «sempre tenendo conto dell’ordine cronologico delle richieste». Non solo, la stessa Cassa ha precisato che «il budget disponibile ha consentito di definire le domande degli aventi diritto presentate fino alle ore 17 del 2 aprile 2020». Cioè fino al giorno dopo il via ufficiale.

Tradotto, l’unico modo per assicurarsi scientificamente il beneficio, sarebbe stato quello di attendere “l’apertura” della procedura pronti sul sito di Cassa Forense, in modo da mandarla un minuto dopo lo scoccare della mezzanotte del 1 aprile. Esattamente ciò che l’Inps aveva negato dovesse succedere perché, stando alle dichiarazioni del presidente Pasquale Tridico ( in seguito al down del sito dell’Inps proprio nelle prime ore del via alla presentazione delle domande), «non si tratta di un click day» ma «le domande potranno essere inviate anche nei giorni successivi al primo aprile». Inviate certo, saldate no, però. E comunque il criterio cronologico, come ha ribadito in ogni comunicazione Cassa Forense, è stato quello seguito per l’erogazione, col risultato del “chi prima arriva meglio alloggia”. Fino a quelli rimasti senza nulla, nonostante lo stesso Tridico, proprio il 1 aprile, avesse rassicurato sul fatto che «I tre miliardi per il bonus di marzo bastano per i cinque milioni di beneficiari che noi abbiamo fotografato al 23 febbraio. I soldi ci sono. E il governo ha detto che ad aprile ci saranno altre risorse per il bonus, quello di aprile stesso», ribadendolo poi nei giorni successivi, sottolineando che il bonus è un diritto acquisito: «Questi fondi continueranno ad essere rimpinguati per tutta la durata della crisi. Non c’è nessuno rischio che chi ha diritto a questo bonus perda il diritto per nessun motivo».

L’ EROGAZIONE

Ripercorrendo la genesi del bonus, la sua istituzione è avvenuta con il decreto legge 18/ 2020 dopo un primo momento in cui il governo sembrava aver escluso dalla platea degli aventi diritto i professionisti. Una volta inseriti nel decreto, è stato assegnato alle casse private l’onere di raccogliere e verificare le domande e anticipare le cifre, che poi verranno rifuse dallo Stato.

Il meccanismo di erogazione del bonus prevede, infatti, che i fondi siano sì anticipati da Cassa Forense, ma nell’ammontare fissato dal governo ( che poi dovrà restituirlo) con il decreto legge che destina ai professionisti 200 milioni di euro. Come chiarito dal presidente di Cassa Forense, Nunzio Luciano, la quota parte destinata agli avvocati – la più alta tra i professionisti – è di 63 milioni 621mila euro, che la Cassa è tenuta ad anticipare ma che non può sforare. Per questo, già al momento della raccolta delle domande, Luciano aveva fatto presente al governo che il fondo avrebbe lasciato senza bonus circa 30mila avvocati. «Abbiamo inviato all’esecutivo una missiva formale, condivisa come Adepp ( l’associazione che riunisce le Casse previdenziali di tutte le professioni) in cui abbiamo sollecitato lo stanziamento dei fondi ancora necessari e chiesto chiarimenti sulla concreta restituzione dei milioni da noi anticipati», aveva commentato su questo giornale Luciano il 16 aprile, giorno dei primi bonifici. «Noi professionisti intanto ci siamo pagati il reddito coi soldi che in realtà dovrebbero restare destinati alle pensioni. Lo Stato ce li deve restituire per legge, ed è necessario avere chiarezza», aveva inoltre precisato Luciano. Agli avvocati rimasti fuori dal beneficio non resta che sperare, dunque, che il rifinanziamento promesso dal governo avvenga quanto prima. Nel caso degli avvocati, infatti, a venire penalizzato dalla carenza dei fondi è circa il 23%, e la probabilità è che la maggior parte di chi è rimasto senza bonus siano i più giovani iscritti alla categoria, a causa di un dubbio interpretativo sulla norma del decreto legge.

Inizialmente, infatti, una prima lettura della norma sembrava prevedere la possibilità di accesso al bonus solo per gli avvocati iscritti a Cassa Forense dal 2018. Secondo il dl del 28 marzo, infatti, la modalità di presentazione della domanda richiedeva la dichiarazione dei redditi 2019, relativa all’attività svolta nel 2018. In questo modo, dunque, risultavano esclusi tutti i professionisti iscritti alla Cassa successivamente al 1 gennaio 2020.

In seguito alla richiesta dell’Associazione Giovani Avvocati Italiani di estendere anche ai più giovani e spesso più penalizzati dalla crisi sanitaria perché appena entrati nel mercato del lavoro, Cassa Forense ha fatto sapere che «le domande presentate da coloro che sono stati iscritti alla Cassa successivamente al 1° gennaio 2019 sono state regolarmente acquisite e conservano intatta la loro posizione cronologica, stante il criterio di erogazione, appunto cronologico, previsto dal provvedimento ministeriale che Cassa Forense deve osservare». Tesi confermata anche dal Ministero del Lavoro, che il 21 aprile ha risposto a una richiesta di chiarimento di Adepp, spiegando che la misura include anche gli iscritti nell’intervallo temporale 1/ 1/ 2019 – 1/ 4/ 2020. Peccato che quanti di loro non abbiano immediatamente presentato domanda, proprio in attesa che si sanasse questo dubbio interpretativo, siano ragionevolmente rimasti senza bonus, almeno fino al suo rifinanziamento.

 

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