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«Com’è difficile diventare padri per i 40enni di oggi»

Intervista a Daniele Liotti, protagonista con Luca e Paolo e Ricky Memphis di "Un Figlio di Nome Erasmus," prima uscita italiana in digitale durante il lockdown
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Doveva essere in sala dal 19 marzo tra i protagonisti di Un Figlio di Nome Erasmus, Daniele Liotti ed invece il suo film, diretto da Alberto Ferrari e prodotto da Eagle Pictures, è diventato la prima uscita italiana in digitale e dal giorno di Pasqua è sulle migliori piattaforme per 4 settimane.

L’attore che approda al cinema dopo una lunga e proficua attività sul piccolo schermo interpreta nel film, insieme a Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu (in arte Luca e Paolo) e Ricky Memphis, uno dei presunti padri di un figlio che non sapeva di avere con una ragazza conosciuta vent’anni prima in Erasmus.

Una commedia on the road, girata in Portogallo che era pronta, uscendo alla Festa del papà, per far sorridere e riflettere. Daniele Liotti, dalla sua quarantena passata con compagna e figlia piccola, ci accompagna in un viaggio sul set del film e ci racconta i suoi timori e le sue speranze su ciò che ci aspetta quando finalmente lasceremo le nostre case.

Il film doveva uscire alla festa del papà e porta infatti a una riflessione su cosa significhi essere padre, essere genitore ed avere un figlio. È d’accordo?

Sicuramente ci sono domande che si pongono tutti i padri poco prima di avere un figlio: sarò pronto? sarò all’altezza? come cambierà la mia vita? Nessuno dei quattro personaggi principali nel film ha figli prima di ricevere questa notizia e tutti si pongono quel grande quesito, quegli interrogativi esistenziali sulla paternità prossima e affrontano la situazione in maniera diversa.  C’è chi non ne vuole sapere, c’è chi è andato talmente tanto lontano da quel discorso come il personaggio di Paolo Kessisoglu che è un prete e per quanto abbia un animo predisposto, non si vede come padre. Il mio personaggio è in un momento particolare della sua vita perché come capiamo nella prima scena, si sta per sposare con una donna che probabilmente non ama e sa ed è consapevole di star facendo l’errore della sua vita. Gli si aggiunge anche questa ulteriore difficoltà la possibilità di avere un figlio da una donna che la sua futura moglie, già di base una persona gelosa e rompiballe, neanche conosce. Tante difficoltà, quindi, che portano alla commedia. Però,tutti e quattro hanno uno spirito di fondo che poi cresce durante il film, di rispetto e accettazione di una nuova vita che c’è ed è arrivata vent’anni prima.

Come è approdato a questo film?

Nella maniera più classica: mi hanno chiamato per fare il provino per il personaggio di Enrico,  ho fatto il provino e dopo qualche giorno mi hanno detto che avevo avuto il ruolo.  Sono stato molto contento perché era un po’ che mancavo dal cinema perché sempre impegnato sulle fiction e mi ci sono buttato a capofitto. H cercato di costruire bene questo personaggio con prove e controprove.

Il viaggio serve al cinema come nella vita per trasformarsi. Che lezione ha appreso dopo il percorso di questo film?

Si, così come i film son quasi sempre terapeutici, non sempre c’è un’atmosfera come si è creata in questo film. Ci sono dei set più pesanti con più tensione più difficoltà, questo set è stato veramente una passeggiata di salute perché eravamo noi quattro in terra straniera e abbiamo sodalizzato con il regista Alberto Ferrari che è diventato, appunto, il quinto del gruppo. C’è stata la possibilità di creare molti più dialoghi, di aggiungere, di ridere quasi tutto il tempo e l’atmosfera da questo punto di vista è stata meravigliosa. Come attore sono stato molto contento perchè le ultime cose che avevo fatto erano per la televisione con dei personaggi che definirei pesanti anche se forse non è la parola giusta ma sicuramente più seriosi, drammatici taciturni mentre invece qui è un personaggio che ha la leggerezza, un’ironia per quanto parta se volete,i con un problema esistenziale. Affrontato in chiave di commedia, pian piano il mio personaggio scopre altri lati del suo carattere che forse aveva sommerso o dimenticato.Come attore mi è piaciuto poter tornare a lavorare sulla commedia e mi sono reso conto che è forse anche più difficile del dramma perchè appunto è un meccanismo perfetto ad orologeria con dei tempi giusti. Non è stato semplicissimo perchè dopo tanto tempo che non la facevo ho capito per prima cosa che la commedia mi manca tantissimo e mi piaciuto e seconda cosa che devo studiare per poterla fare bene. Quindi una grande possibilità di crescita come attore. In più, Il Portogallo è una terra bellissima ed ospitale e poi mio figlio grande ha lavorato come assistente alla regia e sul set con me ci sono stati anche la mia compagna e mia figlia piccola.

Come sta vivendo questa quarantena e come pensa che la cambierà come persona e cambierà il mondo dell’audiovisivo?

Io me la sto vivendo in diversi modi, ci sono dei giorni in cui sono più sereno e riesco a coprire la giornata con tante cose speranzoso che sia solo un periodo e finirà presto. Altre volte invece sono in po’ più stanco, arrivato come in questi ultimi giorni perchè non sto capendo bene quello che sta succedendo. In generale sono arrivate tante notizie e contro notizie, si è detto tutto e il contrario di tutto. All’inizio si giustificava perché non conoscendo il virus si navigava a vista, a tentativi. Oggi comincio a farmi delle domande perchè effettivamente non capiamo bene questa ripartenza come dovrebbe avvenire, vediamo che questa flessione è molto molto lenta e mi pongo quesiti sul fatto che forse lo stesso governo e comitato scientifico si aspettavano miglioramenti più veloci. Ho, nonostante questo, sempre uno spirito ultra positivo perché cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno. Nel mio lavoro spero che quando ripartiremo ci saranno tanti progetti e verranno iniettate nuove idee nel cinema italiano. Come ogni fase di depressione mi aspetto una grande ripresa e ripartenza. Non me la sento di dire che le miglioreremo tutti, che la quarantena ci sta migliorando perché ognuno è fatto in modo diverso ed ha una situazione diversa, per alcuni è stato un momento di riflessione o occasione per stare con la propria famiglia come è stato nel mio caso ma per tante altre no, perchè perdere il lavoro, per esempio, è stato un problema e molti partiranno con tante ferite e forse incattivite da questa situazione. Mi auguro solo che finisca presto.

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