Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Stop a ogni stravolgimento del processo

Necessario ridurre gli accessi alle cancellerie, estendere l'utilizzo della pec anche ai difensori e attivare lo smart working per la gestione da remoto dei registri
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Ci avviamo alla fase più delicata e per molti versi complicata, nell’ambito dell’emergenza sanitaria, ovvero alla ripresa dell’attività giudiziaria.

Attività essenziale e come tale non più differibile, per gli interessi sottesi, ovvero la tutela dei diritti che in questo particolare momento storico, reso drammatico dall’epidemia, è avvertita ancora più urgente. Viene chiesto all’Avvocatura, ai Magistrati, ai cancellieri e ai Cittadini di adattarsi, con senso di responsabilità, alla tecnologia, fino a questo momento funzionale solo ad alcuni aspetti e ad alcune attività della nostra professione.

Il medesimo senso di responsabilità impone però alcune riflessioni.

Il momento emergenziale non può e non deve tradursi in in un pericoloso stravolgimento dei principi che regolano il giusto processo e, pertanto, la ripresa dell’attività giudiziaria dovrà essere informata ai richiamati principi nella misura più ampia possibile garantendo, attraverso una corretta e adeguata organizzazione e l’utilizzo di presidi sanitari, la salute di tutti gli operatori della giustizia e dei cittadini che ne sono destinatari, obiettivo che può essere raggiunto riducendo gli accessi alle cancellerie, estendendo l’utilizzo degli strumenti tecnologici e della pec anche ai difensori nei procedimenti penali, agli avvocati interessati al deposito di accordi di negoziazione assistita, attraverso l’attivazione urgente di smart working per la gestione da remoto dei registri di cancelleria.

Potrà e dovrà essere raggiunto sanificando i Tribunali, gli ambienti pertinenti, dotandoli di dispositivi protezione individuale e di tutti gli strumenti necessari a favorire il distanziamento.

Potrà essere raggiunto con un grande sforzo e il qualificato impegno di avvocati, magistrati e dirigenti amministrativi per l’adozione di un metodo funzionale alla condivisione di regole che, pur rispettando la specificità dei riti e, dove necessario, dei territori, ne declini lo svolgimento in maniera omogenea, salvaguardando sempre il bilanciamento degli interessi ovvero la tutela della salute e il diritto di difesa.

Potrà essere raggiunto semplificando e valorizzando il ricorso alle procedure alternative alla giurisdizione, utili nella presente fase storica alla più veloce definizione delle controversie e alla possibile rinascita economica del Paese.

Potrà essere raggiunto ripensando ai sistemi attualmente in dotazione dei Tribunali per i Minorenni, consentendo immediatamente il deposito via pec degli atti e dei documenti e degli Uffici dei Giudici di pace che allo stato non sembrano consentire una ripresa dell’attività, neppure graduale, pur trattandosi di funzione giurisdizionale e di giustizia di prossimità.

Potrà essere raggiunto consentendo ai professionisti di rimodulare l’organizzazione delle attività e degli studi, magari anche nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse strumentali, senza rinunciare alla consapevolezza del ruolo a cui siamo chiamati. È necessario, però, un intervento forte a sostegno del reddito degli avvocati che non può considerarsi assistenza.

* Presidente facente funzioni del Cnf

 

Ultime News

Articoli Correlati