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Brunetta: «Meglio un accordo che una rottura. Ma sul piatto non c’è neanche un euro»

Le proposte di Forza Italia: discostamento di 100 miliardi, coinvolgimento dell’opposizione nel Def, doppio relatore nei decreti e anticipo della legge di Bilancio a giugno
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«Meglio un accordo che una rottura. Ma sul piatto non è stato messo nemmeno un euro. La nostra proposta? Subito come discostamento di bilancio in Italia 100 miliardi. Basta giochetti, la misura è colma». Reagisce così Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, agli esiti della riunione dell’Eurogruppo, dal quale, secondo l’ex ministro, sarebbe emersa una consapevolezza: «Questo governo naviga a vista».

Per il ministro Gualtieri gli esiti dell’Eurogruppo sono stati “un ottimo risultato”. Che idea si è fatto? L’unico lato positivo è stato il raggiungimento di un accordo, che non era scontato, date le premesse, con i paesi del Nord restii a qualsiasi concessione nei confronti di quelli del Sud. Una rottura sarebbe stata una tragedia, sia come segnale politico sia come messaggio ai mercati. Ci sono state concessioni limitate sulla condizionalità nell’utilizzo dei fondi Mes, come aveva chiesto l’Italia, e sulla creazione di un Recovery Fund da 500 miliardi di euro, come proponeva la Francia e presumibilmente nel prossimo Consiglio Europeo, la settimana prossima, l’accordo verrà confermato.

E i lati negativi, invece?

Si è discusso dei meri intenti, ma nessuna risorsa finanziaria è stata messa sul piatto immediatamente. Anzi, il testo venuto fuori dalla riunione dell’Eurogruppo appare anche peggiorativo rispetto alla bozza di martedì, nella quale veniva fatto riferimento a “altri costi economici” relativi alla crisi. Anche la Bei rimane com’è, senza avere la certezza sul costo dell’indebitamento per i singoli paesi e a quali condizioni. Sarà un costo “europeo”, rispetto a un merito di credito alla tedesca, o un costo legato al rating dei singoli paesi più o meno virtuosi?

Il fondo per la ripresa la convince?

È una bella idea ma nessuno, ad oggi, sa dire come sarà attuata. Con quali tempi, con quale forma istituzionale, visto che sarebbe necessario un trattato intergovernativo, né con quale strumento finanziario avverrà l’emissione, visto che né Germania né Olanda hanno intenzione di mutualizzare il loro debito. Perché nuovo debito è esattamente quello che rappresenta il Recovery Fund. Chi garantirà questi 500 miliardi di euro? L’Europa o i singoli Stati? Nulla è stato scritto a riguardo. Se anche si riuscisse a emettere Eurobonds la situazione non cambierebbe. Le probabilità di rimborso sono condizionate al livello del debito pubblico e del relativo merito di credito dei singoli Stati. Se Germania e Olanda non sono d’accordo sulla mutualizzazione del nuovo debito relativo al Recovery Fund, ogni Stato, per far fronte ai costi della crisi, dovrà provvedere al maggior indebitamento con il proprio debito.

Conte nella sua conferenza stampa ha attaccato duramente l’opposizione, ribadendo il suo no al Mes.

Posso anche capire lo stress e la stanchezza del presidente del Consiglio, ma penso sia stato ingeneroso nei confronti dell’opposizione, anche perché il dibattito sulla riforma del Mes è stato voluto e condotto dai suoi governi. Si è di fronte ad un Mes potenzialmente senza condizioni e per ragioni di opposizione ideologica grillina si priva l’Italia di questo strumento. Noi abbiamo detto con chiarezza, sin dall’inizio, sì al Mes senza condizioni. Adesso che c’è, Conte lo esclude a priori. Sinceramente è incomprensibile. Chiaramente è tutto da verificare, ma escluderlo a priori equivale demonizzarlo a priori. Noi la pensiamo diversamente, perché siamo pragmatici e responsabili. Se è possibile avere uno strumento ulteriore per la ricostruzione sanitaria del nostro Paese non vedo perché privarsene, visto che è costruito anche con i nostri soldi.

La strada degli Eurobond è percorribile?

Conte mi sembra troppo ottimista su questo punto, perché nel testo del comunicato finale dell’Eurogruppo non sono citati come tali ed è ancora tutto da costruire. In ogni caso, lavoriamo, ma lavoriamo insieme. Lo ripeto a me stesso, ma lo dico a Conte, non è neanche demonizzando l’opposizione che si fanno gli interessi del Paese. Forse sarebbe bene abbassare i toni, nell’interesse di tutti. Gli opposti estremismi, di un tipo o dell’altro, non fanno il bene del Paese.

Il governo sarà in grado di far fronte alla crisi economica?

La situazione interna è ancor peggio rispetto al quadro europeo. Il governo naviga a vista, con provvedimenti complicati e impotenti, senza alcun quadro programmatico. Affinché sia credibile, è opportuno conoscere subito, perché è già tardi, l’entità del prossimo scostamento di bilancio che il governo intende portare alle Camere: sono circa 25 miliardi, come emerso dalle indiscrezioni dei giorni scorsi, o almeno altri 75, come chiesto dalle opposizioni? È da questo dato che si potrà comprendere quale potrà essere l’intervento per erogare liquidità alle imprese e ai lavoratori, perché ad oggi non è arrivato un euro. È giusto pretendere di conoscere la cifra che l’esecutivo intende stanziare per sostenere e salvare l’economia del Paese.

C’è il rischio fallimento per il nostro Paese?

No, la crisi è simmetrica e va affrontata in maniera simmetrica. Io mi preoccuperei, piuttosto che della componente europea, dell’inefficienza italica. Basti pensare che dall’inizio del lockdown nulla è arrivato nelle tasche di chi ha bisogno, contrariamente a quanto accaduto negli altri Paesi europei. Non è con i decreti di 100 pagine che si risolvono i problemi, ma con i fatti.

Qual è la vostra proposta?

Noi di Forza Italia, assieme a tutto il centrodestra, abbiamo chiesto 100 miliardi per permettere all’Italia di ripartire dopo il lockdown. Chiediamo da subito il discostamento, il coinvolgimento dell’opposizione nel documento di Economia e finanza, la condivisione di una strategia nei confronti dell’Europa, il doppio relatore, uno di maggioranza e uno di opposizione nei decreti, l’anticipo della legge di Bilancio a giugno. Insomma: cose concrete. Basta giochetti: la misura è colma.

 

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