Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

L’Iss: «La curva è in decrescita, ma non dobbiamo abbassare la guardia»

Brusaferro: «Il quadro per il momento rimane costante e questo è un dato positivo ma le misure sono ancora necessarie»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita, credo che questo sia un segnale positivo ma non deve farci abbassare la guardia». A dirlo è il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel corso della conferenza stampa all’Istituto sull’andamento epidemiologico dell’epidemia. «Il quadro per il momento rimane costante e questo è un dato positivo, perché dimostra che le azioni intraprese sono efficaci nel rallentare la diffusione dell’epidemia nei diversi contesti dove la circolazione è diversa».

È un quadro, dunque, che conferma l’efficacia delle misure, ma i segnali positivi, ha sottolineato Brusaferro, non devono fare abbassare la guardia. «Dobbiamo essere consapevoli che queste misure sono assolutamente essenziali se vogliamo fare in modo che una volta discesa la curva questa possa continuare a mantenersi sotto la famosa soglia di R0 uguale a 1», ha aggiunto Brusaferro.

Il dato di letalità conferma che a pagare il prezzo maggiore è la fascia d’età sopra i 70 anni, con un’età mediana di decessi oltre gli 80 anni. Il virus colpisce soprattutto gli uomini (l’incidenza tra le donne è del 32%) ma i dati sono estrapolati dall’analisi di un campione di pazienti, ovvero circa 1500 cartelle cliniche su 16mila, ma raccolte in modo tale da rappresentare, dal punto di vista epidemiologica, l’intera popolazione.

 

 

Le persone con molto patologie risultano quelle più a rischio di mortalità, tant’è che circa il 63% dei deceduti presentava tre patologie, a conferma dello scenario dei giorni scorsi. I decessi arrivano tra le due e le cinque settimane a partire dal contagio, motivo per cui «continuiamo a vedere un numero di decessi importante» per effetto trascinamento.

Le case di riposo

L’altro tema sono le case di riposo, con un’analisi su 2116 sulle 2399 strutture pubbliche e convenzionate. I dati sono legati al tasso di risposta ai questionari sottoposti alle strutture, attualmente al 27%, ovvero 577 Rsa, con un totale di 44.457 residenti, in media 87 per casa di cura.

In totale, 3859 residenti sono deceduti dal 1° febbraio alla data della compilazione del questionario (26 marzo-6 aprile). La percentuale maggiore di decessi, sul totale dei decessi riportati, è stata registrata in Lombardia (47.2%) e in Veneto (19.7%). I dati sul numero totale di decessi si riferiscono a 576 strutture, poiché una struttura non riporta risposte alla maggior parte delle domande. Il tasso di mortalità, calcolato come numero di deceduti sul totale dei residenti(somma dei residenti al 1 febbraio e nuovi ingressi dal 1 marzo), è complessivamente pari al 8.4%.

Tra il totale dei 3859 soggetti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 avevano presentato sintomi simil-influenzali. In sintesi, il 37.4% del totale dei decessi (1443/3859) ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3.1% ma sale fino al 6.8% in Lombardia. Da un ulteriore approfondimento, risulta che in Lombardia e in Liguria circa un quarto delle strutture (rispettivamente il 23% e il 25%), presenta un tasso di mortalità maggiore o uguale al 10%.

Ultime News

Articoli Correlati