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«Anche io, ergastolano, ho sentito quel grido: “crocifiggetelo” nella Aule di giustizia»

La meditazione di un condannato all'ergastolo che da parte delle letture che papa Francesco ha proposto per la Via Crucis
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La meditazione di un condannato all’ergastolo che da parte delle letture che papa Francesco ha proposto per la via crucis

“Tante volte, nei tribunali e nei giornali, rimbomba quel grido:«Crocifiggilo, crocifiggilo!». È un grido che ho sentito anche su di me: sono stato condannato, assieme a mio padre, alla pena dell’ergastolo. La mia crocifissione è iniziata quando ero bambino: se ci penso mi rivedo rannicchiato sul pulmino che mi portava a scuola, emarginato per la mia balbuzie,senza nessuna relazione.

Ho iniziato a lavorare quando erop iccolo, senza poter studiare: l’ignoranza ha avuto la meglio sulla mia ingenuità. Il bullismo, poi, ha rubato sprazzi d’infanzia a quel bambino nato nella Calabria degli anni Settanta. Somiglio più a Barabba che a Cristo, eppure la condanna più feroce rimane quella della mia coscienza: di notte apro gli occhi e cerco disperatamente una luce che illumini la miastoria.

Quando, rinchiuso in cella, rileggo le pagine della Passione di Cristo, scoppio nel pianto: dopo ventinove anni di galera non ho ancora perduto la capacità di piangere, di vergognarmi della mia storia passata, del male compiuto. Mi sento Barabba,Pietro e Giuda in un’unica persona. Il passato è qualcosa di cui provo ribrezzo, pur sapendo che è la mia storia. Ho vissuto anni sottoposto al regime restrittivo del 41-bis e mio padre è morto ristretto nella stessa condizione.

Tante volte, di notte, l’ho sentito piangere in cella. Lo faceva di nascosto ma io mene accorgevo. Eravamo entrambi nel buio profondo. In quella non-vita, però, ho sempre cercato un qualcosa che fosse vita:è strano a dirsi, ma il carcere è stato la mia salvezza. Se per qualcuno sono ancora Barabba, non mi arrabbio: avverto, nel cuore, che quell’Uomo innocente, condannato come me, è venuto a cercarmi in carcere per educarmi alla vita.

Signore Gesù, nonostante le forti grida che ci distolgono, ti scorgiamo tra la folla di quanti urlano che devi essere crocifisso; e forse tra loro ci siamo anche noi,inconsapevoli del male di cui possiamo essere capaci. Dalle nostre celle vogliamo pregare il Padre tuo per coloro che come Te sono condannati a morte e per quanti ancora vogliono sostituirsi al tuo supremo giudizio. Preghiamo O Dio, amante della vita, che nella riconciliazione cidoni sempre una nuova opportunità per gustare la tua infinita misericordia, ti supplichiamo di infondere in noiil dono della sapienza per considerare ogni uomo e ogni donna come tempio del tuo Spirito e rispettarli nella loroinviolabile dignità. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

 

stazioneGesù è condannato a morte* (Meditazione di una persona detenuta condannata all’ergastolo)Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere inlibertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Mache male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nullache meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò inlibertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendoche venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilatoallora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione perrivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnòGesù al loro volere (Lc 23,20-25).

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