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«Covid- 19, la corsa della ricerca è rallentata da troppi ostacoli»

Intervista a Giuliano Grignaschi, responsabile benessere animale dell'Università di Milano
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Giuliano Grignaschi è responsabile del Benessere Animale presso l’Università degli Studi di Milano, e segretario generale di Research4Life, piattaforma che riunisce enti di ricerca, ospedali, organizzazioni non profit, università, industrie tra cui il Mario Negri, Farmindustria, Telethon, Ospedale San Raffaele, allo scopo di dar voce a protagonisti della ricerca biomedica italiana.

La European Animal Research Association ha elaborato, anche grazie ai dati dell’Oms, una mappa interattiva per visualizzare la ricerca biomedica in corso nel mondo per trovare una cura per il coronavirus. L’uso di animali è fondamentale.

In questo caso la ricerca di base ci ha permesso di capire quali fossero i bersagli principali del virus ( cellule del cuore e dei polmoni) e attraverso quali meccanismi fosse in grado di attaccarli. Solo grazie a queste informazioni saremo in grado di individuare farmaci attivi nel bloccare questi meccanismi e quindi inibire l’azione del virus. Una volta individuati i farmaci però dovremo anche assicurarci che non abbiano effetti indesiderati ( tossici) importanti prima di somministrarli ai pazienti, già molto provati dalla malattia. Discorso simile vale anche per i diversi vaccini che si stanno studiando: è solo grazie a test negli animali che potremo arrivare all’uomo con un buon grado di sicurezza da non indurre effetti collaterali peggiori della malattia stessa. È difficile dire quanto tempo ci vorrà per avere farmaci in grado di bloccare lo sviluppo della patologia o vaccini in grado di prevenirla ma, ragionevolmente, nel giro di 6 mesi possiamo pensare di avere le prime

terapie.

Su Nature, il Jackson Laboratory si sta affrettando a produrre scorte di un topo transgenico che gli scienziati sperano possa aiutarli a capire il virus. Che ne pensa?

Penso che, ancora una volta, i ricercatori che lavorano negli Usa hanno un grande vantaggio perché possono contare su modelli rapidamente disponibili; questo è il frutto di una grande considerazione dell’importanza della ricerca che purtroppo in Italia non abbiamo. Il topo non possiede il recettore che permette al virus l’ingresso nelle cellule quindi è stato necessario modificare il suo genoma per mimare la situazione che abbiamo nell’uomo ma ora questo modello è di fondamentale importanza per tutti i ricercatori del mondo.

Ad un certo punto nell’articolo si legge:” But no animal model is perfect”. Come risponde?

Nessun modello è perfetto e per questo motivo dobbiamo affiancarne molti ed essere capaci di considerarli “complementari” uno all’altro. Una specie animale può essere più utile per valutare i danni al cuore e un’altra può essere utile per valutare i danni al polmone e ancora un’altra può essere utile per la messa a punto di un vaccino sicuro. Questa è l’attività della ricerca: raccogliere tutti i dati necessari ad arrivare a una terapia che presenti il minor livello di rischio possibile in tempi brevi. Non è da dimenticare inoltre che gli animali stessi possono essere affetti da questo virus, quindi la ricerca potrà portare benefici anche a loro.

Infatti una tigre è stata trovata positiva al Covid- 19 in uno zoo del Bronx.

Al momento sappiamo davvero poco di questo nuovo virus ma dati preliminari indicherebbero la suscettibilità di gatti, furetti e, in misura minore, dei cani all’infezione da Sars- CoV- 2. Non esiste tuttavia nessuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione del virus che sembra avvenire principalmente per contagio interumano. In sostanza quindi dobbiamo preoccuparci di non contagiarli quando siamo ammalati e di usare tutte quelle norme igienico sanitarie ( lavarsi le mani dopo averli accarezzati etc) per evitare che possano fungere da veicolo del virus nei nostri confronti esattamente come potrebbe fare qualsiasi superficie contaminata.

Trovare un vaccino per il coronavirus non sarebbe solo un prestigio scientifico ma avrebbe risvolti anche economici. In questa corsa l’Italia come si sta posizionando?

L’Italia ha gruppi di ricerca molto competitivi che stanno portando avanti sperimentazioni già molto avanzate ma, purtroppo, a causa dei molti vincoli burocratici presenti nel nostro Paese le ultime fasi di sperimentazione nei modelli animali dovranno essere fatte all’estero. Purtroppo da anni denunciamo la situazione di svantaggio dei nostri ricercatori rispetto ai colleghi di tutto il resto del mondo e oggi ne paghiamo le conseguenze in modo vistoso.

In generale la ricerca è penalizzata nel nostro Paese.

La ricerca biomedica in Italia è da anni relegata tra gli ultimi posti nella graduatoria degli interessi della classe politica; la percentuale del Pil investito nella ricerca in Italia è tra le più basse in Europa. Se non usciremo da questa tragedia con la consapevolezza che solo la ricerca può prevenire drammi di questa portata ed è quindi necessario tornare ad investire in ricerca e sviluppo, saremo destinati a subirne altri in futuro.

Lei è stato protagonista di un articolo di Nature, che si è occupato di come state fronteggiando l’emergenza nei vostri laboratori.

Il benessere degli animali è assolutamente garantito poiché noi non abbiamo mai smesso di accudirli ma, purtroppo, la maggior parte dei ricercatori ha dovuto sospendere gli esperimenti a causa del lockdown. Per garantire un utilizzo etico degli animali abbiamo fin da subito chiesto che fossero portati a termine i test già avviati ma che non ne fossero iniziati di nuovi fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà terminata. Molti progetti quindi sono in stand by e stiamo lavorando con il ministero della Salute per avere una proroga delle scadenze delle autorizzazioni.

 

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