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«Mio marito è in carcere ed ho paura di non rivederlo mai più»

Le lettere di due donne i cui compagni e mariti sono in cella in questi giorni così drammatici
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Buonasera, ho appena letto l’articolo che altre due persone nel carcere di Bologna sono state contagiate una di queste e mio marito nella sezione alta sicurezza.Ieri mi ha chiamato per farmelo sapere e stato messo in isolamento l, stamattina con il nostro avvocato abbiamo richiesto i domiciliari.Abbiamo fatto richiesta già 2 volte perché avevamo paura che lo prendesse e il giudice c’è le ha negate, siamo arrivati a richiederli con la conferma che è positivo. Mio marito è in attesa di giudizio come tante altre persone e hanno il diritto a difendersi fino all’ultimo e hanno diritto a tutelare la loro salute. Vi chiedo aiuto a farlo venire a casa fino che non passa sto virus e si ritorna alla vita normale qui avrebbe tutte le cure di cui ha bisogno starà in una stanza con il suo bagno e avrà tutto l’affetto che la propria famiglia gli può dare e non una cella di isolamento o una cella in sezione che gli piove dentro. Io e le mie bambine non lo vediamo da febbraio. Spero possiate aiutarmi.

 

In questi giorni avendo molto tempo a disposizione ho avuto modo di riflettere a lungo e ne ho tratto delle conclusioni… ci si sente impotenti davanti ad un essere invisibile all’occhio umano. Ma affidandosi alla scienza si riesce ad avere comunque la speranza o la convinzione che in qualche modo ne usciremo fuori. Né la stessa convinzione tantomeno la stessa speranza hanno pervaso i miei pensieri n queste settimane. Da moglie di un detenuto “imprigionato” tra le mura del carcere di Voghera, oggi posso dire di aver assaporato la crudeltà allo stato puro. Ancora una volta l’uomo si è mascherato da ONNIPOTENTE e ha giudicato “asettico” un posto che, invece, rappresenta in concreto una bomba ad orologeria. Sgomento; paure; ansia sono stati sentimenti che noi, come famiglia e lui detenuto, abbiamo provato. Ho cercato di pensare ed illudermi che questa volta qualche “scienziato giurista” potesse azionare la manovella della coscienza, ma così non è stato. Almeno per la maggior parte di noi! La mia più grande paura non è lo sconto di una pena che può durare ancora degli anni, bensì quella di non rivederlo mai più. Ho accettato, anche se con amarezza, la sospensione dei colloqui capendo che fosse l’unica profilassi utile a proteggerlo, adesso che il virus ha trovato il modo per sviare i controlli, insidiandosi laddove non vi è alcuna tutela, appropriandosi anche di loro e della loro salute, la nostra vita è completamente cambiata. Siamo impotenti difronte a loro considerati “invisibili” da uno stato democratico che si fa chiamare tale.

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