Commenti 2 Apr 2020 14:00 CEST

Disordine economico, confini, protezionismi solo un’Europa federale può voltare pagina

Dalla fame, all’aids, I tanti disastri che Pannella ha chiesto di prevenire: I diritti umani o sono universali o non ci salviamo

Questa emergenza sanitaria non è una guerra, è peggio: è una emergenza sanitaria. La differenza tra le due è che la prima l’inizio e la fine lo decidono esseri umani; la seconda ha un inizio che l’uomo non può impedire e una fine che gli uomini non sempre riescono a conquistare. Ad esempio, la pandemia da immunodeficienza acquisita HIV- AIDS è apparsa nel 1981, quando ci furono 3 milioni di morti; ancora nel solo 2018 si contavano 770.000 morti e 1,7 milioni di nuovi contagiati per un totale di 37,9 milioni di persone che vivevano con l’infezione per la quale non c’è ancora un vaccino. L’infezione da coronavirus è ben altra cosa, per come avviene il contagio e la virulenza del virus. Nel 2003 in una pubblicazione dell’Unicef veniva rappresentata coma “la più grave minaccia alla salute del genere umano dai tempi della Peste Nera del XIV secolo.”

Abbiamo voluto accennare all’infezione dell’HIV- AIDS perché in quella occasione il Partito Radicale propose una serie di opzioni con lo scopo di arrivare a una gestione globale delle pandemie. Questa pandemia, peraltro, era stata ampiamente annunciata, non solo come possibile ma come certa, solo che non si sapeva quando sarebbe esplosa; e sappiamo che ce ne saranno altre. Mentre cerchiamo di liberarci di questa e in previsione della prossima, che rischia di essere ancora più virulenta, è necessario cercare nuovi strumenti di governo, il fallimento degli attuali è patente. Marco Pannella per decenni ha anali zzato la realtà, previsto disastri, puntualmente avvenuti, e fatto proposte per prevenirli.

Oggi non abbiamo remore a dire: l’avevamo detto, perché sappiamo che così facendo non rimpiangiamo un passato ma continuiamo a immaginare un futuro diverso. Questo perché le proposte di ieri, purtroppo, sono valide ancora oggi. Pannella ha avuto il merito di individuare sin dalla fondazione l’alterità del Partito Radicale, quella di lottare per istituzioni fondate sullo Stato di diritto democratico federalista laico e quindi fondate sul diritto alla conoscenza unica alternativa alle forme più estreme totalitarie, autoritarie e militariste e a quelle più moderate, che oggi potremmo individuare nelle politiche portate avanti dagli oligarchi polacchi e ungheresi, per rimanere in Europa. Un discrimine sul quale non solo non si può e non si deve transigere, ma per l’appunto una discriminante.

La questione dei diritti umani fondamentali o è posta in termini di diritti universali, cioè che valgono per tutte le persone ovunque si trovino e quindi il dovere di ingerenza nei confronti di chi quei diritti viola, non riconosce al proprio popolo. E le eccezioni culturali sono degli alibi, se queste violano i diritti umani. Oggi il coronavirus è la cartina di tornasole di un mondo che si è sviluppato sulla base di scelte politiche determinate da una certa finanza e non da chi è titolare della rappresentanza politica. Già nel 1979 Pannella denunciava che le decine di milioni sterminate dalla morte per fame, erano la conseguenza di più il frutto di un vero e proprio “disordine economico internazionale” che di una penuria di alimenti. Quel disordine ha continuato a disordinare la vita del pianeta, ed eccoci oggi, quarant’anni dopo, con la diminuzione dei morti per fame e la pletora di coloro che sopravvivono nell’era delle più sofisticate scoperte tecnologiche e ai tanti nel mondo, che per le conseguenze del coronavirus, si apprestano a vivere ai margini della civiltà. Diventa quasi ridicolo oggi dovere riformulare l’appello: Stati Uniti d’Europa, adesso! Lo diviene perché non c’è stato uomo “di Stato”, “di Governo”, dirigente politico che abbia tratto dall’infezione planetaria la prima, vera lezione da trarne: i grandi problemi non conoscono frontiere e possono essere risolti solo abbattendole, non costruendone di nuove.

Il motore di questa evoluzione, che si auspica planetaria, non può che essere l’Europa è quindi necessario abbandonare con estrema urgenza il fallimentare modello intergovernativo dell’Unione europea. Non possiamo indugiare ad attendere quel che questa Europa non può dare e continuare a ricevere quel che non è accettabile. E’ urgente che qualcuno con coraggio – e se non ce l’ha che se lo dia – di prendere l’iniziativa e cominciare a lavorare per uno spazio politico caratterizzato da una difesa ed un esercito federale, una diplomazia federale, un ministero del tesoro federale, eurobond federali per la gestione del debito pubblico; per l’abolizione del Meccanismo europeo di stabilità; per una diversa politica di aiuti allo sviluppo; per l’abolizione delle misure protezioniste inutili se non dannose per i cittadini. Purtroppo, dal 1984 i Governi nazionali europei di tutte le famiglie politiche europee, bocciando il “Piano Spinelli” adottato dal Parlamento europeo, hanno deciso di tradire le aspirazioni dei padri fondatori e fautori delle loro fortune politiche e personali. I loro padri resteranno nella storia, loro si consumeranno nell’attualità, abbiamo poco tempo perché non cannibalizzino anche il futuro.

* segretario Partito Radicale

 

 

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