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Tracciare i malati? Privacy in pericolo senza il fascicolo sanitario elettronico

Rischi nel web di traffici illeciti. I rischi nel deep- dark web sono alti: I nostri dati sensibili possono essere usati per scopi criminali, un reato simile alla tratta di esseri umani
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Chiariamo subito un aspetto dirimente: nessuno può dirsi contrario oggi a cedere un pezzo della propria privacy, se questo può aiutare a bloccare l’avanzata impietosa della pandemia. Ma il tema è un altro: una volta definitivamente sconfitto il virus che cosa ne sarà dei nostri dati sanitari, tanto utili alle App di generose multinazionali della tecnologia? Tracciare i malati ? Ma servono il fascicolo sanitario elettronico e norme più dure contro il traffico illecito

Chiariamo subito un aspetto dirimente: nessuno può dirsi contrario oggi a cedere un pezzo della propria privacy, se questo può aiutare a bloccare l’avanzata impietosa della pandemia. Ma il tema è un altro: una volta cessata l’emergenza e definitivamente sconfitto il virus che cosa ne sarà dei nostri dati sanitari, tanto utili alle App di generose multinazionali della tecnologia che ci avranno impedito di contagiare od essere contagiati dal Covid- 19?

In effetti, tributario nel comune buon senso, il nostro esecutivo sta per varare un intervento normativo straordinario, finalizzato a restringere un diritto fondamentale come la privacy, per tracciare con i dispositivi mobili gli spostamenti e i dati sanitari, così da mappare quanti siano entrati in contatto con persone infette. Da più parti – ed autorevolmente – si è detto che l’intervento normativo dovrà essere strettamente collegato al perdurare dell’emergenza e, dunque, prevedere che, tornati a condizioni di normalità, i dati dovranno essere cancellati e le società coinvolte in questo progetto dovranno operare con affidabilità e trasparenza. Ed il tema è proprio questo: il dopo. Chi opera nel settore della cybersecurity sa perfettamente che i motori di ricerca come Google o Bing sono la faccia rassicurante del web, attraverso i quali troviamo – digitando le nostre parole chiave – gran parte di quello che cerchiamo in rete. Ma è solo la schiuma dell’Oceano. Esiste un deep web, non indicizzato dai motori di ricerca, che secondo alcune stime costituisce addirittura tra l’ 89 e il 96 per cento del web. Quello che vediamo della Rete è, quindi, una frazione piccolissima, la schiuma appunto.

Nel calderone dei contenuti non indicizzati dai motori di ricerca, finiscono mail, transazioni bancarie, forum, pagine web di aziende, enti e tanto altro. All’interno del deep web, esiste poi quello che si chiama dark web, con il suo aberrante mercato nero: droga, armi e le cose più turpi di questo mondo. Torniamo allora al nostro day after post- coronavirus. Non basterà il semplice ripristino del GDPR, in quanto i dati sanitari individuali, una volta disvelati in modo così massivo, potrebbero finire senza controllo nel dark web ed essere trafficati illegalmente al fine di aberranti due diligence sullo stato di salute della cittadinanza per le finalità più bieche: dal marketing mirato verso chi necessita di medicinali, alla commercializzazione delle biografie sanitarie ai fini di un’assunzione lavorativa, passando per lo stigma sociale e i ricatti onerosi per impedire la rivelazione di tali dati a terzi. È l’anticamera della discriminazione. Accanto al traffico delle parti del corpo umano, avremmo il traffico dei dati sanitari personali.

Il tema va allora affrontato oggi, nell’imminenza del via libera all’incetta ( straordinariamente legittima) dei nostri dati Covid- 19. L’eccezionalità non potrà mai discriminare le persone fragili e malate. Occorre, infatti, scongiurare che il singolo dato sanitario correlato all’emergenza possa essere combinato con altri dati così da consentire attraverso gli analytics di costruire un vero e proprio fascicolo sanitario elettronico del cittadino contagiato. Per essere concreti è doveroso introdurre da subito, nello stesso decreto, una norma che inasprisca il traffico illecito di dati sanitari, così da impedire qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta verso i soggetti più vulnerabili, a cominciare dalle prerogative fondamentali dell’accesso al lavoro, al credito, a forme assicurative e previdenziali. Forse l’unica soluzione normativa efficace è quella di inserire tale fattispecie proprio tra i reati dell’art. 601 del codice penale che sanziona la tratta di esseri umani: anche nel caso del traffico dello stato di salute delle persone si mina profondamente la loro dignità.

* Prorettore Università Europea di Roma – Capo Dipartimento Industry 4.0 and Privacy & GDPR

 

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