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Quello scaricabarile tra privato e pubblico sui pazienti Covid

Una clinica privata non vuole i pazienti positivi già ricoverati nella sua struttura, presenta un ricorso contro l'Azienda sanitaria regionale ma poi lo ritira all'ultimo giorno utile
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Da un lato una clinica privata convenzionata specializzata in patologie neurologiche, dall’altro un’azienda sanitaria regionale. Sono questi i protagonisti di un braccio di ferro durato più di una settimana sulla pelle di nove pazienti Covid.

Siamo in Molise, in provincia di Isernia, e al Centro Neuromed di Pozzilli si manifesta un piccolo focolaio di coronavirus: alcuni pazienti, già ricoverati all’interno della clinica, risultano positivi al tampone. Sono tutti asintomatici, non necessitano di trattamenti intensivi, ma la struttura privata vorrebbe trasferirli all’ospedale Cardarelli di Campobasso, hub Covid per tutta la regione, e riprendere progressivamente «la sua attività quale struttura di eccellenza nel settore delle Neuroscienze per pazienti non covid». È il 26 marzo, il Paese è in piena emergenza pandemia e l’Asrem, l’azienda sanitaria pubblica, fa sapere di non poter ricevere i nove degenti. Il motivo è semplice: i nove sono infetti asintomatici e la patologia più grave di cui soffrono resta quella neurologica e l’ospedale di Campobasso non sembra essere attrezzato a seguire questo tipo di paziente. Le parti si confrontano, si scontrano e trovano pure il tempo di trovare un accordo: Neuromed allestirà quattro posti letto in terapia intensiva per fornire il proprio contributo all’emergenza coronavirus, ma insiste a chiedere il trasferimento dei nove cittadini già ricoverati all’interno delle proprie strutture.

La firma del protocollo d’intesa sulla terapia intensiva sembra rasserenare il clima. Ma è solo apparenza. L’Istituto neurologico mediterraneo non rinuncia infatti a presentare un ricorso urgente, ex articolo 700, conto Asrem, considerata responsabile del mancato trasferimento in ospedale. Le relazioni si irrigidiscono e il conflitto rischia di trasformarsi anche in contesa politica. Sì, perché Neuromed significa anche Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia al quarto mandato, alla cui famiglia appartiene la clinica. Non un europarlamentare qualunque, Patriciello, ma un uomo da oltre 83 mila preferenze alle ultime elezioni, il candidato azzurro più votato in tutta l’Italia meridionale dopo Silvio Berlusconi, uno degli uomini politici più influenti in questa parte di Paese. E di Forza Italia è anche il governatore del Molise, Donato Toma, stretto tra l’incudine e il martello della tutela dell’Azienda sanitaria e il contrasto col compagno di partito. Passano giorni in attesa che qualcuno faccia la prima mossa, che uno molli la presa, ma non accade nulla. L’Asrem resta ferma sulle sue posizioni, si costituisce in giudizio e attende la data dell’udienza, fissata per oggi, primo aprile. Entrambe le parti sono convinte delle proprie ragioni e sono pronte a sfidarsi in Tribunale dove, in caso di “sconfitta” l’azienda sanitaria molisana dovrà pagare anche le spese di lite, è la richiesta avanzata da Neuromed.

E all’ultimo giorno utile, il 31 marzo, il colpo di scena. «Ho appena ricevuto una notifica, Neuromed ha rinunciato al ricorso», ci comunica l’avvocato di Asrem Lorenzo Lentini. I nove pazienti Covid restano ricoverati nella struttura privata convenzionata. La minaccia legale si è sciolta come neve al sole, il privato ha riconosciuto la correttezza dell’operato pubblico, il ricorso, probabilmente, era solo un tentativo, non andato a buon fine, di mettere pressione all’Asrem. «Sì, rimangono da noi, sono in osservazione e rimarranno finché la loro degenza lo richiederà», spiega Caterina Gianfrancesco, portavoce dell’Istituto. «Rimangono ovviamente in neuroriabilitazione perché hanno bisogno di cure legate alle patologie pregresse». Proprio come una settimana fa.

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